Copertina del podcast

Flamenco Chiavi in Mano podcast

  • #118- La catarsi e il flamenco - Flamenco Chiavi in Mano

    25 MAG 2024 · Parlando di catarsi e flamenco dobbiamo partire dalla tragedia greca, che si svolgeva nell'ambito delle feste per i riti Dionisiaci, e non era solo un genere teatrale, ma un viaggio emotivo che riproduceva l’esperienza estatica dei rituali dionisiaci. Immediatamente è evidente il parallelo con il duende! Attraverso l’estasi, gli spettatori venivano trasportati oltre la loro realtà quotidiana, in uno stato di alienazione e trasfigurazione. Filosofi come Socrate e Platone e Aristotele hanno analizzato la catarsi della tragedia greca come liberazione dai mali interiori e apertura alla saggezza.  Nietzsche afferma che le emozioni legate ai riti dionisiaci con la loro forza vitale caotica, legata a musica e danza, si intensificano, per poi purificarsi attraverso la potenza della musica e  della danza.  Le passioni e le emozioni evocate dalla tragedia greca sono potenti, ma non nascono da eventi reali. Sono il risultato di una situazione intensa, ma immaginaria, che stimola paura ed empatia, permettendo agli spettatori di vivere e purificare sentimenti altrimenti inespressi. Anche il flamenco racconta di storie collettive, condivise, e non ha mai l’intenzione di sottolineare i fatti ma soprattutto di evocare le emozioni umane ad essi legate.  Nella tragedia si usavano grandi maschere, che amplificavano le voci e anche le emozioni e servivano da metafora dell’irrazionalità e della passione. Permettevano agli attori di incarnare pienamente i loro personaggi, anche quelli femminili (gli attori erano sempre uomini), trasmettendo al pubblico la potenza delle storie raccontate.  Il flamenco, è un’espressione artistica che, proprio come la tragedia greca, permette una catarsi emotiva. Attraverso la musica e la danza, il flamenco invita a un viaggio interiore, dove le emozioni più profonde vengono liberate e trasformate in arte. Con un rinnovamento emotivo che genera una grande e sana gioia di vivere. In sintesi, il concetto di catarsi è evoluto da una pratica di purificazione fisica e spirituale a un processo di liberazione emotiva e cognitiva, fino a diventare un elemento chiave nell’esperienza estetica dell’arte, in particolare nella tragedia greca. Questa evoluzione riflette la ricerca continua dell’uomo di comprendere e trasformare le proprie emozioni e passioni attraverso vari mezzi culturali e artistici.    Sono Sabuina Todaro, mi occupo di Flamenco e danze e musiche del mondo Arabo dal 1985, dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance.  Studio danza da tutta la vita e nella mia formazione ho studiato psicologia, pedagogia e neuroscienze, e vedo il valore catartico del flamenco nell'espressione di una gamma incredibile di emozioni che coinvolgono profondamente il pubblico che non è mai spettatore distratto ma parte attiva che collabora profondamente alla performance, e l'effetto catartico e rituale viene anche amplificato dalla presenza del ritmo. Questo conferisce al flamenco un valore ancor più terapeutico che sfocia nella gioia di vivere.
    Played 18 min. 47 sec.
  • #117- La pedagogia del flamenco metodo Todaro - Flamenco Chiavi in Mano

    17 MAG 2024 · Dedico questo podcast al mio modo di insegnare il flamenco, baile e cultura.  Ho ideato un metodo rivoluzionario, diverso da tutto ciò che avevo visto nella mia formazione. Ho cercato un metodo nuovo perché solitamente si insegna in modo standard, al quale ogni allievo si deve adeguare a prescindere dalle sue qualità, caratteristiche, inclinazioni. Ho vissuto in prima persona il disagio di avere un corpo molto lasso e molto mobile, e dover studiare danza con un metodo che non si interessava minimamente alle mie difficoltà, ma solo alle doti "acrobatiche" che il mio corpo così mobile poteva avere, e delle quali potevano beneficiare i miei insegnanti una volta messa su un palcoscenico. Il corpo si è evoluto in modo da poter sopravvivere efficacemente durante migliaia di anni di evoluzione. Per sopravvivere ci sono voluti meccanismo di recupero dell'equilibrio, di lotta o fuga, che funzionino nel modo più automatico ed efficace possibile.  Le possibilità di movimento delle articolazioni non sono infinite, e conoscendo il corpo si può imparare ad usarlo nel modo più efficace, che è quello con il quale è costruito.  Nella sede in cui insegno, infatti, alle pareti ci sono appese la mappa delle ossa, dei muscoli e del sistema nervoso, non foto di danza.  Se devo ballare devo avere idea di cosa sto effettivamente facendo! Ad esempio, a chi balla flamenco sviene insegnato che si devono "girare i polsi", ma il polso può soltanto flettersi dorsalmente e ventralmente e inclinarsi un po' lateralmente. Le torsioni sono opera degli avambracci, non dei polsi! Con un sistema tradizionale, impara una persona su dieci, con il mio sistema su dieci persone, dieci persone ballano.  Nelle lezioni quindi uso il sistema "Anatomia in Pratica": conoscere il corpo nella pratica, per poterlo usare al meglio. Nelle lezioni uso moltissimo l'ascolto del corpo: la sensibilità cinestetica (la capacità di sentire il flusso del movimento) e la sensibilità propriocettiva (la capacità di sentire dove sono e cosa fanno ossa, muscoli, tendini, legamenti e capsule articolari). Se non sento cosa faccio, come farò a fare quello che voglio? Il corpo non fa ciò che vediamo ma fa ciò che sappiamo. Se conosci un po' le neuroscienze, lo sai! Se non conosco una possibilità del mio corpo, la eviterò e non riuscirò neanche a vederla su un altro corpo. Quanto più conosco del mio corpo per esperienza, tanto meglio mi muovo.  Nella società occidentale si conosce il corpo solo attraverso il dolore: so di avere dei piedi quando mi fanno male! Uso anche una parte di ciò che si fa con il metodo Feldenkrais (conoscersi attraverso il movimento): porre attenzione a cosa succede in una parte del corpo quando se ne muove un'altra. Se sposto il peso da un piede all'altro, sento che il bacino risponde, e anche il torace, il collo, le spalle, l'intera struttura.  In questo senso è fondamentale nella mia pedagogia comprendere una parte di neurologia, e usare quindi l'approccio neuroscientifico, mettendo a confronto diverse scienze (neurologia, anatomia, psicologia, comunicazione, espressione...) per affrontare lo studio del movimento in modo molto più efficace. In questo modo la velocità di apprendimento è incredibile. Mi sono sempre basata sul sentire, sull'espressione, e d'altra parte queste sono le cose su cui ho centrato i miei studi universitari: ho studiato psicomotricità e sono cresciuta in una casa in cui i libri di scienze erano molto presenti. Mia madre bìologa, mio padre farmacista, mia sorella e il mio ex marito medici... sono cresciuta in questo ambiente! Il cervello e il sistema nervoso periferico determinano che ci muoviamo come ci muoviamo! E sarebbe sciocco non sfruttare questi meccanismi, perché funzionano benissimo, anche in campi imprevedibili: se gli allievi non capiscono un ritmo, mi basta spostarmi nello spazio e obbligarli a guardare in una direzione diversa per sbloccare il meccanismo di comprensione del ritmo, proprio spostando gli occhi.  Ogni persona ha in dotazione un corpo unico, diverso da ogni altro e l'epigenetica influenza ancora di più questa incredibile individuazione, sviluppandoci in maniera molto personalizzata nel corso della vita. L'epigenetica è un insieme di stimoli ed esperienze che fanno si' che la genetica si esprima o non si esprima.  Due gemelli bambini si somigliano molto di più di quanto si somiglieranno a 40 anni! Il corpo si adatta alla vita che si fa, alle esperienze, al punto di vista sulla vita. La distribuzione delle masse corporee, delle rughe, della postura ecc sono personalissime.  Un altro aspetto che coltivo moltissimo nelle lezioni è l'intuizione, la capacità di capire istintivamente cosa dobbiamo fare, come comportarci. Il flamenco non è nato da una scuola, ma da un istinto, e si può imparare a "sentire" quando entrare con un suono o un movimento sulla musica. Gli andalusi lo hanno sempre fatto in modo naturale. Perché non fare lo stesso? L'espressività è un'altra base forte della mia pedagogia: se ballo in modo meccanico, non ballo mai. L'esercizio meccanico non è danza! Uso molti esercizi a coppie, in gruppo, basati sui gesti naturali, sull'intenzione, cosa che ci porta ad avere le idee più chiare su cosa si sta facendo. Se sto ballando flamenco e faccio dei bei movimenti formali e non sono presente, non sento, non esprimo nulla...  non ballo flamenco! Tutti gli aspetti del nostro essere sono importanti e crescono tutti insieme. Non devo imparare prima la forma e poi rivestirla di un contenuto. Il movimento nasce dal sentire, dal fare movimenti vivi, veri, animando lo sguardo, l'intenzione. La totalità del mio essere deve esprimere il movimento al 100%. Ci si lavora evitando la vergogna, giocando come bambini, si gioca alla ricerca delle possibilità dell'espressione, e si vivono le emozioni. Ovviamnete se la muscolatura è molle o troppo rigida (ad esempio per chi va in palestra per crearsi una muscolatura estetica, ma non funzionale), il movimento non funziona. Il corpo va quindi allenato in modo da renderlo centrato, allineato, rinforzato, allungato. Si lavora tanto su ciò che nel metodo Pilates viene chiamato "la casa del potere, power house": parte alta delle cosce, pavimento pelvico, glutei, addominali. Un vero nucleo di forza che permette di far funzionare meglio tutto il resto. Non serve soltanto andare in palestra ad allenare i muscoli "uno per uno", ma serve lavorare i muscoli in catena fra loro e soprattutto nella diamica, non nella statica. Per ballare devo fare qualcosa che mi porti sempre nel flusso di un movimento espressivo, naturale ed espressivo.  Natura non significa abitudine, perché se la mia postura è sempre contratta, storta per adattarsi al computer, questo non significa che sia naturale, ma solo che è la mia abitudine! Lavoro quindi sulle catene muscolari, nella logica dell'economia del movimento e della ricerca continua dell'equilibrio, e della funzionalità. Se muovo la parte bassa del mio corpo, mi accorgerò che la parte alta di me si muove in risposta. La coordinazione, il controllo del corpo che noi ballerini crediamo tanto importante è una invenzione intellettuale sul corpo, e pretendiamo di sovrapporre il controllo all'organizzazione naturale del movimento. Alcune funzioni del corpo non sono controllabili con la volontà razionale, non abbiamo proprio i neuroni per farlo! Se faccio esercizi meccanici creo un ammaestramento finto e non spontaneo, che mi spinge a nascondere quello che sono e quello che sento. Il flamenco non ha una forma, ma è un contenuto che diventa forma.  Sono Sabina Todaro, mi occupo di danza da tutta la vita, da quando avevo 5 anni, studio flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985 e dal 1990 insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo.  Dedico alla danza la grandissima maggioranza delle mie energie perché amo aiutare gli altri a danzare. La cosa che mi fa più felice è quando vedo un mio allievo esprimersi in modo personale ballando, e farlo in modo vivo, vero. Tirando fuori la sua arte, che significa fare una cosa in modo molto proprio, non tecnico ma unico.
    Played 31 min.
  • #116- Come viene insegnato il Baile Flamenco? - Flamenco Chiavi in Mano

    4 MAG 2024 · Come viene insegnato il Baile Flamenco? Si può dire che ogni insegnante lavora a modo suo, e ha finalità e modalità diverse.  Dall'inizio dell'insegnamento del baile si è lavorato sull'apprendimento di sequenze coreografiche, che venivano imparate a memoria e ripetute. Evidente,ente imparare così non crea una buona postura, fluidità di movimento, e neppure equilibrio fra i due lati del corpo, perché in una coreografia i passi non vengono fatti ugualmente con il lato destro e con il sinistro del corpo.  Si creavano nelle scuole dei veri e propri repertori coreografici, che venivano ripetuti in modo sempre uguale negli anni, e attraverso questo bagaglio o, come dicono "materiale", i danzatori costruivano le loro capaacità.  Una figura importantissima della pedagogia del baile flamenco è stata Maria Magdalena, la prima persona che abbia immaginato di creare una pedagogia del flamenco. Ebbe una intuizione forte a riguardo. Nella mitica sede storica della famosissima scuola di flamenco Amor De Dios, Maria Magdalena aveva decine e decine di allievi stipati in pochissimo spazio, sudati e stravolti, attentissimi ai suoi esercizi.  Volle trovare le chiavi del baile per dare una formazione di tipo professionale ai suoi allievi. Aveva una base molto solida di danza classica e scuola bolera e con questa formazione cercò di trovare le chiavi della pedagogia del flamenco. Le sue lezioni erano faticose, difficili e durissime. Lavorava molto sul controllo del corpo. Ogni giorno faceva un'ora di lezione di tecnica e una di coreografia. Faceva un'ora di soli giri, una di soli ritmi di piedi, una di sole braccia, una di sole nacchere. Era molto attenta alla precisione delle posizioni statiche, alla pulizia del movimento. Il corpo veniva maltrattato da un punto di vista anatomico. E tutto veniva fatto con una grandissima forza. Era una donna piccolina, rotondetta, e molto decisa. Si doveva fare come diceva lei. Le articolazioni dovevano essere usate al massimo delle possibilità, ai limiti del mal di schiena e della tendinite.  Educò generazioni di bailaores e studiosi del flamenco di tutto il mondo. Voleva che tutto fosse controllato, tenuto, che il corpo fosse usato al massimo delle sue possibilità. Negli anni '80 e '90 chi studiava flamenco andava a Madrid a studiare da lei, quindi il suo format pedagogico è stato innegabilmente il più importante e il più diffuso al mondo. I suoi esercizi per i polsi, con rotazioni e flessioni a pugno chiuso, i suoi esercizi ritmici in sequenza (tablas) sono conosciuti da tutti, anche da chi non ha neppure mai sentito il suo nome. Il suo metodo è innegabile, indiscutibile. Ha creato delle regole! La possiamo vedere in azione nel film di Carlos Saura del 1983, "Carmen Story" in cui interpreta se stessa, e su Youtube trovi un video in cui Maria Magdalena insegna a suonare le nacchere.  Ci sono state tantissime persone che si sono trasferite a Madrid per poter studiare ogni giorno con lei.  Migliaia di persone hanno studiato con lei e sfruttano nell'insegnamento il suo metodo, ma se cerchi informazioni su di lei on line.... trovi solo un articolo che ho scritto io. Forse le persone dimenticano di ringraziare i propri maestri.  Studiare con lei mi ha insegnato tantissimo sul baile, anche se la sua visione della danza era diametralmente opposta alla mia! Negli ultimi 30 anni moltissimi ballerini hanno cominciato ad inserire esercizi di altro tipo nelle classi di flamenco, spostare le spalle, la testa, il torace, il bacino.. tutto dall'alto verso il basso (cosa che è neurologicamente scorretta, chi mi conosce lo sa, perché le catene muscolari lavorano dal basso verso l'alto).  E poi decine, centianaia, migliaia di ripetizioni, finalizzate a migliorare il movimento. Ma se il movimento è sbagliato e lo ripeto un milione di volte resta sbagliato! Se coosì non fosse, io non avrei la R moscia: la ripeto migliaia di volte al giorno da tutta la vita, ma il movimento della mia lingua è sempre sbagliato e la r continua ad essere moscia.  Molti bailaores hanno capito che non si può lavorare solo sulla forma ma sul sentire e sull'espressione.  Un pioniere di questo lavoro è stato El Torombo, bailaor sivigliano, cresciuto fra i gitani del quartiere de Las Tres Mil. Gia negli anni '90 era considerato a Siviglia un passaggio obbligato per lo studio della Buleria, ma metteva un punto di vista interessante su tutto: ricordo le sue lezioni di Alegrias, in cui ti diceva che dovevi prima immergerti nell'ascolto del cante e poi, una volta bevuto il cante, potevi muoverti. El Torombo oggi è diventto uno Youtuber, anzi, un influencer, con una sua filosofia sulla vita molto particolare. Parecchio istrionico, molto affascinante, coinvolge allievi in tutto il mondo.  Altro nome fondamentale da fare è quello di Antonio Canales, che non ha una scuola sua ma tiene parecchi stages in Spagna e nel mondo. Da sempre Antonio aveva l'abitudie di premiare la personalità nel baile. Ho studiato tanto con lui, e posso testimoniare che il suo messaggio era già dagli anni '90 "sii te stesso ed esprimilo nel baile". E oggi il suo messaggio viaggia sui social ed è rimasto questo.  Un altro bailaor importante in questo senso è Juan Paredes. Con le spalle coperte da una solidissima esperienza da bailaor, Juan sta facendo un'opera di diffusione del baile nella sua dimensione sociale, culturale, di senso del gruppo, di emozione condivisa. Fa lezione con tantissime persone che non sono ballerini, ma gente comune. Ritiene che il baile flamenco abbia molto da dire su di noi. Anche le emozioni negative sono un modo che le prsone possono avere per parlare di sé. Fa una cosa che io amo moltissimo, che è non contare i tempi della frase ritmica, ma cerca di far entrare gli allievi nel ritmo in modo intuitivo e naturale. Per me è questa una battaglia importante che può cambiare il corso della pedagogia del flamenco. Un'altra maestra che fa un lavoro interessante oggi è La Lupi. Invita gli allievi a riflettere sulla storia del flamenco, su come si ballasse anticamente, e cerca di tirare fuori dagli allievi ciò che essi sono, attraverso esercizi di improvvisazione, spiegazioni ecc. E vuole davvero che gli allievi sentano e capiscano, più che copiare e incollare. Anche se li vede per un paio di giorni soltanto! Un'altra maestra che fa questo lavoro è Carmen Ledesma, portatrice di una trasdizione molto legata al contenuto e non alla forma. Il suo messaggio è che i passi non devono essere copiati, ma  interiorizzati e addirittura creati.  Molti altri insengnanti stanno lavorando sul tirar fuori se stessi, e sull'espressione.  Così, se vai in una scuola di baile flamenco e ti fanno solo fare delle coreografie, magari considera di cambiare scuola... Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavor bellissimo sull'espressione delle emozioni che ho chiamato Lyrical Arab Dance.  Ho fatto tantissima strada sull'insegnamento del baile flamenco. E le mie conclusioni sono che la danza copia e incolla non è danza. Allora, provocatoriamente, dico che sarebbe più utile andare in palestra, "così eliminiamo anche la cellulite, che magari non abbiamo"! Se devo ballare devo tirar fuori me stessa, altrimenti ciò che ho dentro non esce e se non esce potrebbe anche farmi del male. 
    Played 22 min. 37 sec.
  • #115- Riflessioni sulla pedagogia del flamenco - Flamenco Chiavi in Mano

    3 APR 2024 · Riflettiamo sulla pedagogia del flamenco. Facendo una ricerca su una Intelligenza artificiale in italiano sulla pedagogia del flamenco, l'unica risposta che ho trovato era... di contattare me! Ho quindi ripetuto la richiesta in spagnolo e per fortuna ci sono notizie migliori! FIno a pochi anni fa per avere una formazione professionale in un conservatorio, di chitarra flamenca, bisognava andare a Rotterdam. Sembra assurdo ma in relatà spesso le istituzioni non danno valore a ciò che hanno "dentro casa". Il flamenco è stato vittima del franchismo che lo ha emarginato come qualcosa di legato solo alla cultura gitana... però Franco è morto nel 1975 e ci sono voluti 40 anni affinché lo stato Spagnolo promulgasse la Ley organica de la Educacion, nel 2006, che ammise finalmente il flamenco come corso di studi di conservatorio in Spagna.  Molto spesso l'insegnamento delle forme d'arte non riguarda la pedagogia, ma soltanto gli aspetti pratici, tecnici. Difficilmentei fa caso alla crescita dell'allievo, alla sua espressione. E' un po' come quando allascuola media si studiava matematica solo per passare l'esame. Avevamo 12 anni allora, ma anche da aulti è facile persare che dobbiamo fare le cose "bene", essere sicuri e precisi. Però se ci esercitiamo all'infinito efacciamo qualcosa di scorretto, non miglioreremo e riusciremo anzi a farci del male: un chitarrista che suona in modo scorretto soffrirà di tenidnite. Finché non uso il corpo in maniera saa mi farò male. Non si può fare un eserciizo "a caso" e sperare che "tutto vada bene"! Il flamenco si imparava dall'osservazione e dall'esperienza diretta: guardo e copio. Ma non è esattamente così che funziona, altrimenti io potrei ascoltare un disco di Paco de Lucia e ripetere esattamente i suoi suoni. QUindi è necessario che qualcuno faccia da intermediario e mi conduca in un percorso di apprendimento.  Il flamenco è talmente complicato che occorre sempre conoscerne gli aspetti teorici, musicali, culturali, oltre che tecnici e fisici.  Se pensiamo al cante flamenco, è talmente estremo che si rischia facilmente di rovimarsi le corde vocali. Ma se si desidera cantare fino a tarda età si dorvrà fare attenzione. Con il baile è ancora peggio, perché il corpo si distrugge senza un trainig adeguato.  Dal 2006 esistono scuole di formazione completa del flamenco nei conservatori in Spagna, per quanto riguarda il cante, la chitarra e il baile, e facoltà di flamencologia, che è dedicata alla musicologia del flamenco, allo studio della sua struttura e tradizione. Prima di allora quindi non esistevano scuole? Certo che esistevano, esistono da sempre, da quando esiste il flamenco! Gli insegnanti però offrivano informazioni tecniche, di forme da copiare: una falseta da imparare, posibioni da eseguire, strofe da ripetere, coreografie da memorizzare. Ma se ad esempio imparo a ballare attraverso l'esecuzione di una coreografia, il corpo non lavora in modo adeguato perché i movimenti sono senz'altro ripetuti in maniera asimmetrica, e questo non è sano per la formazione di un danzatore.  Rigurado al cante, credo che le persone imparasssero a cantare ascoltando tanto, vivendo il flamenco nell'esperienza di vita. Questo è bellissimo, ma probabilmente molti cantaores non hanno potuto sviluppare la loro voce perché non sono stati educati e si sono rovinati le corde vocali.  I conservatori danno una formazione sulla cultura, e aiutano a riflettere su quanto si sta facendo, anche grazie agli studi di flamencologia. Questo è molto utile anche a noi che siamo stranieri e non viviamo immersi nel flamenco! Ma non si rischia di snaturare il flamenco demandandone lo studio a scuole formali ed istituzioni anziché a viverlo nella quotidianità, come si è sempre fatto? In qualche modo è vero. I conservatori preparano la persona e in qualche modo deviano la spontaneità, e possono rendere il flamenco un po' manierato. Però comunque benedetta la pedagogia, perché permette agli artisti di avere un obiettivo più focalizzato e di non farsi male nel perseguirlo. Alla fine, avendo strumenti culturali ci si può godere di più il percorso! La tecnica non esprime sicuramente il flamenco: se devo studiare una falseta e penso di doverla eseguire precisamente prima di "interpretarla" e metterci del mio, finirò di suonare in modo meccanico e il flamenco non ci sarà più. Nel flamenco non si può trascurare la relazione con il momento presente, un po' come nel jazz, l'influenza reciproca fra gli artisti, ma anche l'interazione con il pubblico, con il luogo fisico in cui stiamo suonando, cantando o ballando.  La tecnica non è la cosa più importante ma è solo quella più semplice da imparare. La tecnica è una conditio sine qua non, è assolutamente necessaria ma non sufficiente. Questo si può dire di qualunque forma d'arte, ma nel flamenco il concetto è davvero potenziato.  Credo sia dovere di tutti, anche di chi si avvicina al flamenco in modo ludico e assolutamente non con intento professionale, esplorare in tutte le direzioni questa cultura e rispettarla.  Se so suonare molto bene la chitarra flamenca e attribuisco ai miei allievi tanti esercizi per metterli in grado di suonare tecnicamente meglio, non è che stia facendo un gran lavoro per il flamenco. Sto facendo un gran lavoro per mantenere me stesso. Nulla di male: è il mio lavoro! Però non sto contribuendo in nulla al flamenco. Se insegno una forma di cultura e una forma d'arte devo darne ai miei allievi una visione globale. Devo essere consapevole che se insegno una cosa non ne sono proprietario, ma contribuisco alla sua condivisione.  Per rispettare il flamenco occorre conoscerlo! Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavor bellissimo sull'espressione delle emozioni che ho chiamato Lyrical Arab Dance.  Ho studiato moltissimo il flamenco, e mi sono aiutata con i miei studi di psicologia, pedagogia e psicopedagogia fatti all'università, alla scuola di Psicomotricità dell'ospedale Policlinico di Milano.  Quando andavamo a scuola, spesso i nostri professori non ci comunicavano la loro passione per la materia che ci stavano insegnando, e ce la mostravano soltanto come un dovere. QUando si insegna non si insegna ciò che si sa ma ciò che si sente. Se non sento il piacere di insegnare, lo farò male.  Per quanto riguarda il flamenco, se lo insegno in modo meccanico, manco di rispetto al flamenco, e non mostro i veri vantaggi che questa forma di arte può portare alla vita delle persone, alla loro quotidianità.        
    Played 21 min. 13 sec.
  • #114 La timidezza e il modo di stare nel corpo del flamenco - Flamenco Chiavi iin Mano

    16 MAR 2024 · Continuiamo la serie di rflezzioni sulla timidezza ed il flamenco. La postura non è soltoanto un atteggiamento corporeo, ma è la posizione che il nostro corpo tende ad assumere durante la giornata. Esprime assolutamente ciò che siamo, la nostra storia, il nostro carattere, le nostre esperienze, i traumi, i vissuti positivi, il nostro sentire. Alla fine la postura siamo noi! Influenza profondamente il nostro modo di stare al mondo e i nostri pensieri. Prova a stare tutto il giorno accasciato con lo sguardo basso e il collo piegato: ti sentirai triste o depresso! Il flamenco ci obbliga a tirar fuori una postura molto eretta, aperta e forte, che ci pone in una condizione di autoaffermazione ed autorevolezza, non certo di timidezza. Occupiamo tantissimo lo spazio e rimandiamo una immagine di sicurezza di sé. Se la pensiamo in termini di uomini primitivi, ai quali siamo ancor oggi fisicamente uguali quasi al 100%, chi poteva stare dritto, aperto e fiero eera... il capo del villaggio! Il flamenco invece fa così con tutti! Essere nel corpo ballando flamenco è fondamentale. E' tutto! Per ballare ed essere così aperti ed eretti occorre lavorare con la forza muscolare. Ed è faticoso! Mentre balliamo non è che non siamo più timidi ma lìapertura che il corpo fa mette in secodno piano paura e timidezza. Si usa la "power house" come si chiama nel Pilates: parte alta delle cosce, pavimento pelvico, addome in forza. Il corpo nel flamenco è tonico e forte e ci mette in una posizione fisica di potere, che ci aiuta a mettere da parte la timidezza. Non dico che ci permetta di superarla, perché la timidezza non è una malattia ma una caratteristica! Quando ci sentiamo forti e aperti le preoccupazioni e le paure vanno in secondo piano. Quanto più tempo dedichiamo al rinforzo di questa muscolatura e di questo atteggiamento corporeo, e tanto più acquisisamo uno strumento. Mi ricordo di Paolo Villaggio quando faceva Fantozzi, che si relazionava con il capufficio. Era sempre accasciato, fisicamente imbranato perché assente e assente perché imbranato. Non mi faceva per niente ridere, anzi, mi faceva molta tenerezza. La sua timidezza e l'insicurezza si esprimevano tanto con il corpo. Questo capita spesso: se ti osservi durante la giornata, noterai quanto spesso chiudi il tuo corpo! Stare molto in una postura aperta mi dà una specie di abitudine, che posso sfruttare anche nelle condizioni della vita normale. Il mio atteggiamento verso la vita stessa si modifica grazie al corpo! Voglio spendere una parola sulle spalle, che sono un punto forte perché collegano le braccia, che possono accogliere o respingere. Nel flamenco chi balla fa gesti molto forti di accoglienza o di rifiuto. Il flamenco non chiede scusa, ma sottolinea la propria posizioe. Fare questo è motlo importante! Per tutti o quasi "una buona postura" significa spalle indietro, pancia in dentro e petto in fuori. Prova! Se metti le spalle indietro non ti muovi più.se invece si attivano le clavicole in avanti, possiamo meglio muovere le braccia. Le braccia sono da un punto di vista osseo attaccate alle scapole, le quali a loro volta sono articolate sulla clavicola. Se si muove la clavicola si muove tutto! La timidezza e la paura ci fanno tendere a coprirci. Nel flamenco si esibiscono le ascelle! Dentro di noi possiamo sentire un istitinto, a non muovere le ascelle, e chi è timido di solito non riesce ad esibire questa patre del corpo! Che succede quando il corpo fa quesi movimenti, così forti e grandi? Quando sei veramente dentro il flamenco ti accorgi che la forma precisa di quello che fai diventa assolutamente secondario. Se in uno spettacolo i ballerini sono molto presenti e ti raccontano la loro verità, non vedi "gli errori"! In molte dane la ricerca della perfezione sta uccidendo la tradizione. Ad esempio la Salsa o la Danza Orientale! In parte anche il Flamenco è contaminato da questa tendenza alla forma perfetta! Il fatto di battere i piedi dissolve la timidezza perche ci impone di essere nel corpo e di essere ciò che siamo. E ci fa diventare più assertivi. Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 90 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sull'espressione delle emozioni che ho chiamato Lyrical Arab Dance. Insegnando tutti i giorni vedo che le persone fanno fatica ad entrare con forza nella parte centrale del corpo. E' come lasciare sempre aperta una via di fuga! Sempre dico agli alleivi che se non vogliono essere presenti non possono fare altro che... non venire alle lezioni! Se sono lì devono fare i conti con la presenza. Ballando flamenco tutto passa in secondo piano. Non esistono mail da inviare o compiti da eseguire. Tutto passa dietro al piacere, e alla presenza. Il flamenco ti dice di vivere nel corpo con piacere! Attraverso questo uso della forza, il corpo si fa più forte e meno timido. Ad esempio molto allievi quando arrivano sono molto introversi e timidi e pian piano diventano più loquaci e sorridenti: Il flamenco dà un centro più solito e stabile, e ci insegna ad attraversare il modno con coraggio. Se camminiamo con forza e presenza, siamo come Mosé: quando arrivò davanti al Mar Rosso, la sua intenzione era così forte che... il Mar Rosso si apre! Se si tiene questa forza, tutto funziona meglio. E sembri improvvisamente più bravo! Con il flamenco impariamo a non dubitare delle nostre capacità. Attraverso la forza della parte centrale del corpo impariamo a mettere in secodno piano la timidezza!
    Played 24 min. 8 sec.
  • #113 La timidezza e il Flamenco parte seconda - Flamenco Chiavi in Mano

    8 MAR 2024 · imidezza e flamenco. Un discorso molto lungo! Il flamenco ci impone di essere molto vivi, e si scatena quindi molta adrenalina, che ci può fare essere timidi e timorosi oppure coraggiosi ed entusiasti. Se sono nel flamenco non posso che essere coraggioso: il flamenco si centra sull'espressione dell'entusiasmo! Il flamenco fa produrre adrenalina, e ci impone di lasciar uscire tutto ciò che deve uscire. Un punto chiave della timidezza è la non accettazione della nostra imperfezione: se sento di dover essere perfetto, e cerco il perfezionismo, non voglio essere criticabile, esco dal flamenco. Il flamenco ha tradizione orale, non è sostenuto da regole inequivocabili, come invece sono quelle del balletto o delle danze classiche indiane. Come nel jazz, è tutto legato al momento presente. Non si può tenere tutto sotto controllo, perché il tutto si basa sulla comunicazione con gli altri, e c'è sempre un margine di imprevedibilità. Certo è che se sono un musicista e devo suonare flamenco, mi sarà utile conoscere bene la tecnica del mio strumento, Alcuni artisti si sono allenati e hanno studiato talmente tanto da riuscire a confinare la paura del fallimento e quindi la timidezza. Ma la tecnica e l'allenamento sono strumenti, utili a chi vuole essere professionista. Ma se tutto si traduce in voler fare le cose alla perfezione perché se no perdo di vista l'obiettivo del falmenco: accettare le mie emozioni ed esprimerle. Cosiì il flamenco mi dà la possibilità di cambiare il mio modo di esprimermi, non cancellando la timidezza ma indirizzandola in modo espressivo. Moltissimi flamenchi sono timidi nella vita normale ma una volta sul palco convogliano il loro sentire meravigliosamente e la timidezzza non è un ostacolo all'espresisone di sé. Il flamenco ci dà una bellissima possibilità di gestione della timdezza: gli errori non sono cose negative ma... nuove possibilità. Se suonando mi sbaglio e suono note impreviste, potrei farne appunto l'occasione per esplorare nuove sonorità. Se nello sbaglio mi lascio coinvolgere dalla paura del giudizio e dalla timidezza mi sentirò male, ma se non ho l'esigenza di essere perfetto potrò inrtavedere le possibilità del mio errore e sfruttarle. Nel flamenco non c'è obbligo di perfezione, ma obbligo di verità. La comunicaione fra i membri del gruppo è fortissima e gli errori, o meglio le difformità da quello che si era pianificato, possono essere momenti di verità. Se non ne so approfittare perché penso soltanto a fare "ene" quello che avevo deciso, mi isolo nel mio fare e non interagisco più con gli altri, contraddicendo alla regola del flamenco di essere presente e comunicare. Se devo sentire la comunicazione con altre persone devo tenere la porta aperta all'entusiasmo e non alla timidezza. Se sono nella mia verità e la lascio uscire, gli abgli sono pezzi della mia verità. Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraveeso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance Sono una super appassionata delle neuroscienze, del funzionamento del cervello, ho tudiato psicomotricità e psicologia proprio per questo. Insegnando baile flamenco mi rendo conto dell'imnportanza della timidezza in questa forma d'arte da parte di chi con tutta l'umiltà e il rispetto affronta questo studio. E' un ostacolo grande: è come se non ci sentissimo autorizzati ad esprimere certe emozioni, ad erigerci in una postura molto aperta mentre balliamo, esprimersi con il cuore mentre cantiamo o suoniamo. Siamo timidi, abbiamo paura del giudizio e non ci sentiamo all'altezza. Una persona molto importante nella storia del flamenco che era molto timida è stato Paco De Lucia. Da bambino era insicuro o e si vergognava. Ha trovato nella chitarra un mezzo per sentirsi a proprio agio, riconoscersi in se stesso. Ha cominciato a studiarla in maniera quasi ossessiva. Le sue grandi capacità tecniche lo sostennero nel fare ciò che voleva e farlo come voleva. Alla fine poté fare proprio questo: perseguire la propria emozione e passare oltre la paura. Se riconosco ed esprimo la timidezza, la esprimo e la faccio diventare entusiasmo e non pi paura del giudizio, il flamenco diventa catartico e mi permette di trasformare i tutto in coraggio, e di vivere questa emozione di entusiasmo in prima persona mentre lo pratico e al tempo stesso dare coraggio anche a chi ne fruisce come spettatore.
    Played 11 min. 34 sec.
  • #112 La timidezza e il Flamenco parte prima - Flamenco Chiavi in Mano

    1 MAR 2024 · Apriamo questo capitolo grandissimo di rilfessioni sulla timidezza ed il flamenco, che verrà portato avanti per diversi episodi. Il mondo di oggi ci chiede di distinguerci ma al tempo stesso ci chiede anche di omologarci. E' un messaggio contraddittorio ma molto forte. Trovare la nostra autostima, cioè identificarci con noi stessi è importante e forse l'identificazione è il più forte antidepressivo. La società ci chiede di omologarci agli altri per comportamento e atteggiamenti. Il flamenco ci dice di rispettare le tradizioni, ma di raccontare la propria verità e la propria unicità. Essere nel flamenco significa non omologarci ma trovare il nostro ruolo unico nell'ambito di questa tradizione. Ogni persona è timida almeno in qualche situazione. Che cos'è la timidezza? La paura del giudizio, del non piacere, della critica. La paura è una emozione primaria, ma nel senso della paura di un pericolo reale: se c'è una tigre davanti a me per forza devo avere una emozione di paura! Per sopravvivere! Ma spesso le nostre paure sono riguardo un pericolo pensato, immaginato ma non reale e il più delle volte la tidmidezza ci mette in ansia di fronte a paure che poi non si realizzeranno. Abbiamo paura che qualcuno ci giudichi, ma forse poi non lo farà nessuno. Sono poche le persone che non sono mai timide! Anche la timidezza ha aspetti positivi: quando siamo timidi siamo più attenti, osserviamo più segnali del normale. Ci sono persone che fanno fatica a guardare negli occhi un interlocutore, ma che sono poi in grado di parlare di fronte a centinaia di persone in una riunione aziendale. Questo ha molto a che fare con l'educazione che abbiamo ricevuto. Timidi non si nasce: si diventa. Ci sono paesi al mondo in cui l'educazione sociale sottolinea gli aspetti positivi dei bambini ed in altri questo invece non si fa. Ad esempio in Giappone, la cultura fa in modo che se il bambino ha successo, il merito viene suddiviso fra una serie di attori che hanno contribuito al successo: famiglia, insegnanti, ecc. L'insuccesso invece viene imputato solo al bambino. Foirse proprio per questo i giapponesi sono molto studiosi e quando intraporendono uno studio si impegnano enormemente. Sono molto attenti alla loro immagine sociale e quindi sono facilmente preda della timidezza. La cultura mediterranea al contrario tende ad applaudie i successi del bambino, minimizzando i fallimenti. Se in età infantile si sottolinea i successi, il bambino diviene più sicuro di sé e sarà meno timido una volta adulto. La cultura che genera il flamenco e mediterranea, quindi incoraggi ai bambini: abbiamo tutti visto in video o dal vivo bambini che ballano flamenco benissimo e sono piccolissimi. Ci stupiamo sempre di fronte a questo, ma dobbiamo pensare che questi bambini vengono molto incoraggiati e che pertanto non sviluppano alcuna timidezza. Nel mondo arabo accade lo stesso: se c'è un palco per qualche festa, con un palco, sicuramente i bambini vengono messi sul palco e applauditi dalla famiglia. Nella cultura Europea del centro nord si scoraggia il fatto di mettersi in mostra se non si è molto preparati. E' evidente che in generle gli andalusi sono meno timidi dei giapponesi. Biologicamente la molecola che si occupa della timidezza, della paura, è la stessa che produce entusiasmo e coraggio: l'adrenalina. A seconda di come il soggetto interpreta la realtà, saremo timidi o coraggiosi! Il flamenco ci obbliga a spingerci così tanto ai limiti delle nostre possibilità, che ci obbliga a sentirci molto vivi. La paura potrebbe prendere il sopravvento, ma al tempo stesso c'è il grandissimo entusiasmo di fare una cosa con enorme piacere, che ci nutre profondamente. Tutto ciò aha a che fare con l'adrenalina: il flamenco è veramente una droga. Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco dal 1985 e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un lavoro sull'esprtessiione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo. Sono molto appassionata di neuroscienze e di psicologia, e per questo ho una formazione di psicomotricità e psicologia. Il flamenco è un serbatoio incredibile di analisi in questi campi che mi affascinano così tanto. Il flamenco non dà spazio ad essere timidi o insicuri perché ti coinvolge talmente tanto nella presenza che la timidezza si converte in coraggio. In una intervista Eva la Yerbabuena, una delle bailaoras più altamente riconosciute, raccontava di essere stata una bambina con una timidezza patologica. Anche da adulta è molto introversa, ma sul palco è talmente emozionante che non ti viene in mente che sia timida. Dà solo l'impressione di avere una espressività profondissima e di essere molto viva e presente. Eva ha studiato tantissimo e si è allenata tantissimo, tirando fuori un punto di forza per essere presente e forte. Il flamenco non cancella la timidezza con una maschera ma converte l'adrenalina della paura in quella del coraggio. Sposta l'attenzione del soggetto dalla timidezza all'entusiasmo.
    Played 19 min. 17 sec.
  • #111 Salida del cante nei palos de Levante - Flamenco Chiavi in Mano

    23 FEB 2024 · I palos de levante sono generi musicali sviluppatesi nel sud est spagnolo, nelle provincie di Almeria, Jaen, Granada e nella regione di Murcia. La zona è tradizionalmente legata al mondo delle miniere, ed è legata al fatto di "Conoscere il mondo dall'interno, di averne una visione intuitiva profonda". Sono suonati in modalità flamenca, e sono liberi da vincoli ritmici (tranne eventualmente il Taranto, ma neppure obbligatoriamente). I palos tipici di questa famiglia sono Levantica, Minera, Murciana, Cartagenera, Taranta e Taranto. Il lavoro nelle miniere offriva possibilità di sostentamento a moltissime famiglie, e dava adito ad un enorme indotto di commercio. I minatori erano sempre uomini e desideravano divertirsi. QUIndi servivano locali di intrattenimento, Siccome erano quasi tutti andalusi, il tipo di musica che volevano ascoltare era proprio il flamenco. Ecco che tanti cantaores di varie zone andaluse si sono esibiti in quell'area mineraria, dando i natali ad uno sviluppo di cantes locali, alcuni dei quali davvero poco diffusi altrove. In particolare è interessante a questo riguardo il paese de La Union, in provincia di Murcia, nel quale si tiene un importantissimo festival flamenco con un concorso, centralmente di cante, ma anche di altro, che si dedica totalmente a questi palos, mantenendone l'integrità storica, con una enorme cura dei particolari ed un estremo rispetto della tradizione. La Union era un importantissimo centro minerario, ed è facile ancora oggi respirarne l'atmosfera nonostante che le minierew siano state chiuse oltre 50 anni fa. Restano nel paese miniere visitabili, musei e una serie di testimonianze affascinantissime. Il Taranto è il palo de Levante più diffuso altrove, al di fuori del concorso. E' diffuso anche perché si balla. Ed è l'unico ad ammettere il baile. Nel percorso di un cantaor è fondamentale investigare questi cantes perché offrono grandi possibilità interpretative anche su altri palos e quindi regalano al cantaor nuovi orizzonti espressivi. Cominciamo ad ascoltare le salidas del cante por Levante proprio dalla Minera, il palo legato a La Union, e partiamo da questo proprio come tributo all'importanza di questa cittadina. Ascoltiamo la versione di Pencho Cros, uno dei padri di questo genere, molto radicato nella cultura del paese, accompagnato alla chitarra da Antonio Fernandez, il capostipite della famiglia gitana Fernandez Munoz, che tanti srtisti ha dato al flamenco di lì. Il quejio por minera è un vero lamento, fatto in modo sommesso, con dignità e precisione. Ascoltiamo la Murciana cantata da La Trianita (trovata negli archivi della Sociedad Pizarras). Era nata a fine 800, e a quell'epoca chi si occupava di cante flamenco erano solo uomini, mentre le donne flamenche erano ballerine. Ascoltiamo El Cojo De Malaga, classe 1980, por Levantica figura super imprtante dei cantes de Levante (sempre dagli archivi della Sociedad Pizarras). L'ambito musicale di queste salidas è motlo omogeneo, ma ognuna è diversa, come se ci fosse una partitura. Ascoltiamo il cante por Cartagenera cantata con il gusto de Levnate. Antonio Pinana accompgnato dal figlio chitarrista, Antonio Pinana Hijo. I Pinana sono nati in questi cantes e li conoscono profondamente. L'atmosfera creata dai cantaores della zona ovest dell'Andalusia quando cantano por Levante è molto diversa, meno sofferta, meno sussurrata e meno caratteristica. Somiglia più ad una salida del cante di Siguiriya o di qualche altro palo. Ti faccio ascoltare un ottimo esempio di salida por Taranto, fatta da un gigante del cante gitano sevillano, El Chocolate. E' interessante conoscere queta differenza per capire meglio il Taranto. L'ultimo esempio è la salida del cante por Taranta di Manuel Romero, il primo cantaor nella storia a vincere la Lampara Minera, il massimo premio del festival de La Union, nel 1978, accompagnato dal chitarrista Antonio Pinana. Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di musiche e danze del mondo arabo dal 1985, e dal 1990 insegno a Milano baile flamenco e un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho ciamato Lyrical Arab Dance. Amo infinitamente i cantes de Levante forse perchè li ho ascoltati tantissime volte nel concorso de La Union. Una volta che l'orecchio si abitua a questi cantes, lenti e scuri, toccanti e coinvolgenti, le persone lo trovano travolgente, emozionante. Il taranto è sicuramente il palo che preferisco montare, insegnare e ballare. E' un palo che ci spinge al di là delle nostre possibilità fisiche ed espressive, Ci obbliga alasciarci andare, a non criticare, non giudicare e non chiudere la porta alle emozioni. Ci obbliga a non aver paura e ci fa immergere nella musica fino a farci sentire un tutt'uno con essa.
    Played 21 min. 32 sec.
  • #110 Salida del cante por colombiana e por tango-guajira - Flamenco Chiavi in Mano

    16 FEB 2024 · Il cante por Colombianas è uno dei pochi cantes di cui conosciamo la data di nascita e l'autore. Il primo a cantarlo fu Pepe Marchena, nel 1931. L'autore creò questo palo flamenco ispirandosi ad una canzone tradizionale messicana, "El venadito", che infatti ha una melodia molto simile a quella della Colombiana, ed ebbe subito un grande successo, tanto che molti altri cantaores cominciarono ad inserirla nel loro repertorio. Perché si sia chiamata Colombiana e non Mejicana, come sarebbe forse stato più ovvio, non si sa, ma il flamenco spesso fa di questi scherzi: gioca di fantasia, è creativo e fa un po'... quello che vuole! I cantaores dell'epoca degli anni 30 spesso si trovavano insieme nei cafes cantantes di Madrid, ed era frequente che si influenzassero l'un l'altro. La cosa che mi pare strana è che non ci fossero salidas del cante por colombiana nei brani cantati da Pepe Marchena, e invece la salida del cante compare, fatta in maniere molto varie e creative, già negli anni immediatamente successivi alla creazione del palo, ad opera di altri cantaores. Non ho una risposta per questa domada! Ho ottenuto i brani più antichi che ti faccio ascoltare grazie al lavoro della Sociedad Pizarras, che raccoglie e rende in formato digitale gli antichi dischi a 78 giri, regalandoci gratuitamente su youtube la possibilità di accedere ad un patrimonio che si sarebbe perso, altrimenti. Alcuni di questi cantaores non si piegarono alle leggi del mondo dello spettacolo, non vennero a compromessi con impresari o con ricchi committenti e la loro fama non superò la loro epoca. E non ebbero successo col largo pubblico. L'operazione fatta dalla Sociedad Pizarras è incredibilmente importante da un punto di vista culturale. Ti faccio sentire diversi esempi di salidas del cante di questo palo, tutti degli anni subito successivi alla nascita del cante por colombiana, presi dal lavoro della Sociedad Pizarras. Nei loro incredibili archivi ho scoperto La Andalucita, cantaora sevillana, che cantava, ballava suonava e nacchere e aveva un repertorio molto vario fra la canzone, il cuplé, canti regionali e flamenco, che fu poi molto famosa nelle Americhe, dove visse quasi tutta la sua vita. El Nino de la Flor nato nel 1865 a Madrid, era un cantaor aficionado, e ha avuto qualche notorietà solo grazie al fatto di essere la seconda voce di Pepe Marchena, ma non fu un professionista. Queste due salidas del cante usano le sillabe Lele e tiritiri. Ascoltiamo ancora altre salidas del cante por colombiana, più compicate: La salida del cante del El Nino de la Huerta, sevillano, classe 1907. La salida del Nino de Fuentes de Andalucia, probabilmente l'unico cantaor di questo paese in provincia di Siviglia. Classe 1915, molto appassionato di cante, esperienze a Madrid, ma non fece compromessi e non diventò molto famoso. Quella de El Carbonerillo, classe 1906, sevillano, era anche ballerino e maestro. Ascoltiamo anche delle salidas più recenti, fatte da 3 cantaores degli anni '50 che hanno una particolare predilezione per questo palo, prima di tutto Ana Reverte, una voce importante del cante por Colombiana, poi Carmen de la Jara, altro punto di riferimento di questo palo. Carmen de la Jara usa Ay por colombiana, ma nessun esempio antico comportava l'uso di questo suono! Il flamenco spesso fa cose strane, e magari copia qualche cosa da un palo diverso, e forse la salida di Carmen de la Jara è influenzata dalla salida por Guajira Ascoltiamo ancora un esempio, da parte di José Galan, di Ecija, provincia di Siviglia, che forse è la salida del cante por colombiana più largamente diffuso oggi, ed elenca già tutta la melodia del cante. Passiamo alla salida del cante por tango-guajira, e lo studio... finisce subito: il cantaor che la creò, Manuel Vallejo (1891) non faceva salida del cante, e le sue incisioni di questo palo sono ridotte al minimo (forse una sola volta) ma il suo maggiore divulgatore, Naranjito de Triana la faceva, e la ascoltiamo. Naranjito ebbe moltissimi allievi cantaores, grazie ai quali divulgò parecchio questo palo. Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano, al Mosaico Danza e un lavoro bellissimo sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. A dire la verità secondo me la Colombiana è un po' al margine del flamenco, e infatti nelle mie lezioni non la contemplo tantissimo. Solitamente non si inserisce nel repertorio di un cantaor ed è cantata da voci poco flamenche e spesso si spinge più nella musica pop che nel flamenco. E' però molto vivace, vitale e coinvolgente. Mi è capitato diverse volte di montare un baile por Colombiana durante le mie lezioni perché il cante è piacevole e orecchiabile e anche una persona con poca esperienza nel flamenco non ha difficoltà a farsene coinvolgere. La salida del cante che ho sentito più spesso è proprio quella che ti ho fatto sentire, cantata da José Galan. Il Tango Guajira è bellissimo, molto coinvolgente, che ho anche coreografato per un saggio di fine anno, con grandissimo piacere, divertendoci molto con le allieve. E' un cante davvero molto poco diffuso, ed in effetti gli unici a cantarlo sono gli allievi di Naranjito de Triana, che però per fortuna sono tanti. Qualche anno fa è stato diffuso da una cantante che i flamenchi non apprezzano proprio e anzi, spesso la guardano con odio: Rosalia. Ne ha fatto un canto a cappella ed ha avuto molto successo, diffondendola in tutto il mondo. Ci sono persone in tutto il mondo che si mettono ad ascoltare Manuel Vallejo, grazie a Rosalia: nel suo canto si sente molto bene che lo ha ascoltato molto attentamente! Vedi il flamenco come è strano? A volte nella sua storia accadono cose incredibili come questa. E allora, non giudicare, non criticare e anzi, goditi le cose meravigliose che il flamenco riesce a produrre.
    Played 16 min. 17 sec.
  • #109 Salida del cante por Guajira - Flamenco Chiavi in Mano

    11 FEB 2024 · Sto facendo tutta questa serie dedicata alla salida del cante perché è importante come porta di ingresso al palo che verrà. Benché la guajira sia il cante forse più sereno di tutto il panorama del cante flamenco, la salida del cante si fa con un ay. Non saprei proprio perché si sia usata proprio questa sillaba. Partiamo ascoltando un esempio fatto da Juanito Valderrama, una pietra miliare del cante por Guajira. La sua salida del cante è breve, era proprio la sua maniera di farla. La voce sottolinea una nota e scende verso una nota più grave, sulla quale termina. Fra le due note, l'intervallo è una quinta, come se la prima fosse un sol e la seconda, quella più grave, un do. Questo fenomeno mi incuriosisce sempre perché mi fa ricordare che lo stesso intervallo viene esplorato al contrario, dalla nota più grave a quella più acuta, nel richiamo alla preghiera arabo, del quale ti faccio ascoltare una frase di esempio, cantato da uno sheikh turco bravissimo, Mustafa Ozcan. Non so se sia una coincidenza o se io stia dicendo una cavolata,e nessuno studio è stato fatto a questo riuardo, che io sappia. Ma la mia attenzione viene sollecitata! Proseguiamo l'ascolto con una salida del cante fatta da La Argentina, una bravissima cantaora di Huelva, che è più lunga e complessa. Da dove viene? Il cante por Guajira è stato introdotto, a parere di tutti i flamencologi e anche dello stesso Juanito Valderrama, da Manuel Escacena, un cantaor storico, classe 1886. Sentiamo la sua salida del cante por guajira, che era effettivamente più lunga e complessa. Questo esempio di cante è preso dal lavoro infinito fatto dalla Sociedad Pizarras, in Spagna. Queste persone stanno facendo un lavoro incredibile, raccogliendo dischi antichi, quelli registrati sui primi dischi a 78 giri, molto spessi, che in Spagnolo si chiamano Pizarras e che non saprei come tradurre in italiano. La Sociedad Pizarras compra questi dischi antichi, anche pagandoli a prezzi carissimi, li ridigitalizza e li pubblica su un canale youtube, che si chiama Flamendro, e li puoi ascoltare lì con estrema facilità. Stanno salvando un patrimonio che in parte sarebbe scomparso perché mai nessuno ha rimasterizzato molti di quei dischi, gettandoli nell'oblio. Ricordiamoci che la storia del flamenco è ciò che fa del falemcno quello che esso è in questo momento, quindi se ti piace il flamenco non ti puoi esimere dall'investigare la sua soria. L'esempio successivo è cantato da Bonela Hijo, un cantaor molto radicato nella tradizione del cante flamenco, con una aficion incredibile. Ascoltiamo ancora un esempio di salida del cante por Guajira, fatto dal cantaor di Huelva Jesus Corbacho, che ha una grande esperienza nel cante per accompagnare il baile. Osserviamo che la velocità del brano cantato da Escacena è molto elevata, mentre Valderrama cantava la guajira ad una velocità molto inferiore. Molti cantaores hanno cantato la guajira con una velocità di parecchio inferiore a quella di Escacena, influenzato di Valderrama, ma oggi molti cantaores tendono a ritornare alla velocità antica. Come ultimo esempio ti faccio un piccolo regalo: una letra al posto di una salida del cante, che Jeromo Segura ci ha proposto durante l'ultimo stage di cante flamenco tenuto al Mosaico Danza a Milano. Jeromo dice che quando c'è il baile, per un cantaor è molto bello dirigersi direttamente a lui/lei con una letra invece che con un semplice ayeo, perché questo instaura una comunicazione più immediata e crea un coinvolgimento maggiore, che porta chi danza più direttamente dentro al cante. Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano al Mosaico Danza e un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. Quando insegno, spesso mi viene proposto di montare una coreografia di baile por Guajiras, quindi negli anni ne ho montate tantissime. E' un palo molto richiesto, forse perché, utilizzando ventaglio e scialle, spesso gli allievi hanno proprio la curiosità di misurarsi con questi accessori. Ogni volta ho cercato di lasciarmi ispirare da questa atmosfera così serena, leggera (ma non superficiale), e la salida del cante ci aiuta, con quelle poche note, ad entrare in sintonia con l'atmosfera del palo. Come molte volte ti ho già detto, noi ballerini tendiamo sempre ad essere molto concentrati sulle forme, su che cosa dobbiamo fare, sul fatto di farlo al meglio possibile. E ci perdiamo a volte il messagio di quello che stiamo ballando. Danzando è fondamentale capire cosa stiamo facendo, sia per rispettare la tradizione culturale di riferimento, sia per noi stessi: nel flamenco c'è sempre una perla di saggezza e una emozione dentro la musica e sarebbe un vero peccato non goderne. Se non sentiamo esattamente quale sia l'essenza del palo che stiamo ballando: se non ascolto l'atmosfera del cante, posso ballare una guajira come se fosse una Alegria, una Cana, una Buleria por Solea, una Bambera. E allora perché ballo invece una Guajira, se non la ascolto? Cogli l'occasione!
    Played 14 min. 20 sec.

Una chiave di lettura rivoluzionaria per capire il flamenco nella sua essenza culturale e musicale, offerta da Sabina Todaro. Dedicato a chi voglia conoscere e/o approfondire questa forma d'arte in...

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Una chiave di lettura rivoluzionaria per capire il flamenco nella sua essenza culturale e musicale, offerta da Sabina Todaro. Dedicato a chi voglia conoscere e/o approfondire questa forma d'arte in modo non nozionistico, ma utilizzando la logica e comprendendo questo meraviglioso fenomeno, che è il flamenco, in tutti gli aspetti possibili, come strumento per la vita.
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