#117- La pedagogia del flamenco metodo Todaro - Flamenco Chiavi in Mano

#117- La pedagogia del flamenco metodo Todaro - Flamenco Chiavi in Mano
17 mag 2024 · 31 min.

Dedico questo podcast al mio modo di insegnare il flamenco, baile e cultura.  Ho ideato un metodo rivoluzionario, diverso da tutto ciò che avevo visto nella mia formazione. Ho cercato...

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Dedico questo podcast al mio modo di insegnare il flamenco, baile e cultura. 
Ho ideato un metodo rivoluzionario, diverso da tutto ciò che avevo visto nella mia formazione. Ho cercato un metodo nuovo perché solitamente si insegna in modo standard, al quale ogni allievo si deve adeguare a prescindere dalle sue qualità, caratteristiche, inclinazioni. Ho vissuto in prima persona il disagio di avere un corpo molto lasso e molto mobile, e dover studiare danza con un metodo che non si interessava minimamente alle mie difficoltà, ma solo alle doti "acrobatiche" che il mio corpo così mobile poteva avere, e delle quali potevano beneficiare i miei insegnanti una volta messa su un palcoscenico.

Il corpo si è evoluto in modo da poter sopravvivere efficacemente durante migliaia di anni di evoluzione. Per sopravvivere ci sono voluti meccanismo di recupero dell'equilibrio, di lotta o fuga, che funzionino nel modo più automatico ed efficace possibile. 
Le possibilità di movimento delle articolazioni non sono infinite, e conoscendo il corpo si può imparare ad usarlo nel modo più efficace, che è quello con il quale è costruito. 

Nella sede in cui insegno, infatti, alle pareti ci sono appese la mappa delle ossa, dei muscoli e del sistema nervoso, non foto di danza. 
Se devo ballare devo avere idea di cosa sto effettivamente facendo! Ad esempio, a chi balla flamenco sviene insegnato che si devono "girare i polsi", ma il polso può soltanto flettersi dorsalmente e ventralmente e inclinarsi un po' lateralmente. Le torsioni sono opera degli avambracci, non dei polsi! Con un sistema tradizionale, impara una persona su dieci, con il mio sistema su dieci persone, dieci persone ballano. 

Nelle lezioni quindi uso il sistema "Anatomia in Pratica": conoscere il corpo nella pratica, per poterlo usare al meglio.

Nelle lezioni uso moltissimo l'ascolto del corpo: la sensibilità cinestetica (la capacità di sentire il flusso del movimento) e la sensibilità propriocettiva (la capacità di sentire dove sono e cosa fanno ossa, muscoli, tendini, legamenti e capsule articolari). Se non sento cosa faccio, come farò a fare quello che voglio?

Il corpo non fa ciò che vediamo ma fa ciò che sappiamo. Se conosci un po' le neuroscienze, lo sai! Se non conosco una possibilità del mio corpo, la eviterò e non riuscirò neanche a vederla su un altro corpo. Quanto più conosco del mio corpo per esperienza, tanto meglio mi muovo. 
Nella società occidentale si conosce il corpo solo attraverso il dolore: so di avere dei piedi quando mi fanno male!

Uso anche una parte di ciò che si fa con il metodo Feldenkrais (conoscersi attraverso il movimento): porre attenzione a cosa succede in una parte del corpo quando se ne muove un'altra. Se sposto il peso da un piede all'altro, sento che il bacino risponde, e anche il torace, il collo, le spalle, l'intera struttura. 
In questo senso è fondamentale nella mia pedagogia comprendere una parte di neurologia, e usare quindi l'approccio neuroscientifico, mettendo a confronto diverse scienze (neurologia, anatomia, psicologia, comunicazione, espressione...) per affrontare lo studio del movimento in modo molto più efficace. In questo modo la velocità di apprendimento è incredibile. Mi sono sempre basata sul sentire, sull'espressione, e d'altra parte queste sono le cose su cui ho centrato i miei studi universitari: ho studiato psicomotricità e sono cresciuta in una casa in cui i libri di scienze erano molto presenti. Mia madre bìologa, mio padre farmacista, mia sorella e il mio ex marito medici... sono cresciuta in questo ambiente!

Il cervello e il sistema nervoso periferico determinano che ci muoviamo come ci muoviamo! E sarebbe sciocco non sfruttare questi meccanismi, perché funzionano benissimo, anche in campi imprevedibili: se gli allievi non capiscono un ritmo, mi basta spostarmi nello spazio e obbligarli a guardare in una direzione diversa per sbloccare il meccanismo di comprensione del ritmo, proprio spostando gli occhi. 

Ogni persona ha in dotazione un corpo unico, diverso da ogni altro e l'epigenetica influenza ancora di più questa incredibile individuazione, sviluppandoci in maniera molto personalizzata nel corso della vita. L'epigenetica è un insieme di stimoli ed esperienze che fanno si' che la genetica si esprima o non si esprima.  Due gemelli bambini si somigliano molto di più di quanto si somiglieranno a 40 anni! Il corpo si adatta alla vita che si fa, alle esperienze, al punto di vista sulla vita. La distribuzione delle masse corporee, delle rughe, della postura ecc sono personalissime. 

Un altro aspetto che coltivo moltissimo nelle lezioni è l'intuizione, la capacità di capire istintivamente cosa dobbiamo fare, come comportarci. Il flamenco non è nato da una scuola, ma da un istinto, e si può imparare a "sentire" quando entrare con un suono o un movimento sulla musica. Gli andalusi lo hanno sempre fatto in modo naturale. Perché non fare lo stesso?

L'espressività è un'altra base forte della mia pedagogia: se ballo in modo meccanico, non ballo mai. L'esercizio meccanico non è danza! Uso molti esercizi a coppie, in gruppo, basati sui gesti naturali, sull'intenzione, cosa che ci porta ad avere le idee più chiare su cosa si sta facendo. Se sto ballando flamenco e faccio dei bei movimenti formali e non sono presente, non sento, non esprimo nulla...  non ballo flamenco!
Tutti gli aspetti del nostro essere sono importanti e crescono tutti insieme. Non devo imparare prima la forma e poi rivestirla di un contenuto. Il movimento nasce dal sentire, dal fare movimenti vivi, veri, animando lo sguardo, l'intenzione. La totalità del mio essere deve esprimere il movimento al 100%. Ci si lavora evitando la vergogna, giocando come bambini, si gioca alla ricerca delle possibilità dell'espressione, e si vivono le emozioni.

Ovviamnete se la muscolatura è molle o troppo rigida (ad esempio per chi va in palestra per crearsi una muscolatura estetica, ma non funzionale), il movimento non funziona. Il corpo va quindi allenato in modo da renderlo centrato, allineato, rinforzato, allungato. Si lavora tanto su ciò che nel metodo Pilates viene chiamato "la casa del potere, power house": parte alta delle cosce, pavimento pelvico, glutei, addominali. Un vero nucleo di forza che permette di far funzionare meglio tutto il resto. Non serve soltanto andare in palestra ad allenare i muscoli "uno per uno", ma serve lavorare i muscoli in catena fra loro e soprattutto nella diamica, non nella statica. Per ballare devo fare qualcosa che mi porti sempre nel flusso di un movimento espressivo, naturale ed espressivo. 

Natura non significa abitudine, perché se la mia postura è sempre contratta, storta per adattarsi al computer, questo non significa che sia naturale, ma solo che è la mia abitudine!
Lavoro quindi sulle catene muscolari, nella logica dell'economia del movimento e della ricerca continua dell'equilibrio, e della funzionalità. Se muovo la parte bassa del mio corpo, mi accorgerò che la parte alta di me si muove in risposta. La coordinazione, il controllo del corpo che noi ballerini crediamo tanto importante è una invenzione intellettuale sul corpo, e pretendiamo di sovrapporre il controllo all'organizzazione naturale del movimento. Alcune funzioni del corpo non sono controllabili con la volontà razionale, non abbiamo proprio i neuroni per farlo!


Se faccio esercizi meccanici creo un ammaestramento finto e non spontaneo, che mi spinge a nascondere quello che sono e quello che sento. Il flamenco non ha una forma, ma è un contenuto che diventa forma. 

Sono Sabina Todaro, mi occupo di danza da tutta la vita, da quando avevo 5 anni, studio flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985 e dal 1990 insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance, un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo. 
Dedico alla danza la grandissima maggioranza delle mie energie perché amo aiutare gli altri a danzare.
La cosa che mi fa più felice è quando vedo un mio allievo esprimersi in modo personale ballando, e farlo in modo vivo, vero. Tirando fuori la sua arte, che significa fare una cosa in modo molto proprio, non tecnico ma unico.
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Autore Sabina Todaro
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