Copertina del podcast

Il Sudamerica e i suoi nodi sistemici

  • Il sistema Ecuador: fondato su schiavi afrodiscendenti e narcostato

    8 MAR 2024 · Tagli, tasse per pagare la polizia e perpetuare lo status quo. La normalizzazione "narcotizzando" l'opinione pubblica https://ogzero.org/tag/ecuador/ Un sistema gerarchico razzista su cui si innesta lo stato di polizia dopo la fuga dei narcos dalle galere e le gang a sfidare Noboa; e l’opinione pubblica è “narcotizzata” e normalizzata. Siamo intorno a Santo Domingo de los Tsáchilas una zona costiera dell’Ecuador abitata in maggioranza da afrodiscendenti in cui la multinazionale nipponica Furukawa Plantaciones produce fibra di Abacá, usata per produrre corde. Le stesse che legano i lavoratori ridotti in schiavitù. Un caso di cui abbiamo parlato con Davide Matrone (@Davidem281) che fa parte del comitato a tutela dei lavoratori, partecipando alle marce della società civile mobilitatasi a Quito e ha poi intervistato Alejandro Morales, l’avvocato dei lavoratori, per “https://pagineesteri.it/2024/03/05/america-latina/ecuador-continua-la-lotta-dei-lavoratori-e-delle-lavoratrici-della-furukawa/”. Il caso esplose nel 2019 e le sentenze andarono in giudicato senza che per questo le vittime siano state indennizzate; il 9 aprile i rappresentanti della multinazionale sono convocati dalla Corte costituzionale ecuadoriana per rendere conto del comportamento schiavistico adottato per generazioni nei confronti dei lavoratori e delle loro famiglie “incatenate” alle piantagioni, arrivando a mutilare i servi della gleba, come erano indicate le maestranze negli atti processuali. Addirittura, secondo le denunce della Conaie non risultano censiti 700.000 afrodiscendenti: questo getta una luce particolare sul fatto che non vengano riconosciuti i diritti di indennizzazione attraverso il possesso delle terre che coltivano, questo in mancanza di una sentenza definitiva che sia poi eseguita. Manca per altro una condanna del sistema schiavistico, gettando la colpa su alcuni funzionari che fanno da capri espiatori. Peraltro dopo lo choc delle gang in diretta tv, la transizione alla normalità consolida i processi di repressione di uno stato di polizia funzionale alle politiche economiche restrittive e la mano dura normalizza colpendo esclusivamente i movimenti di protesta e anche in questo caso il sistema narcos non viene messo in discussione e si colpiscono solo i pesci piccoli, di nuovo i soliti capri espiatori che tengono in piedi il sistema che legittima i tagli al welfare residuo, la precarizzazione del lavoro e l’imposizione di tasse per assicurare i pagamenti della polizia e favorire il reclutamento per le gang tra i poveri in aumento.
    24 min. 28 sec.
  • La blindatura dello spazio pubblico ecuadoriano

    28 GEN 2024 · https://ogzero.org/tag/ecuador/ Con Francesco Martone frequenta l’Ecuador da 24 anni e ha redatto un articolo sugli eventi ecuadoriani attuali che usiamo come base per cercare di collocare la situazione attuale nei processi che hanno destrutturato la società negli ultimi anni, usando l’emergenza narcos, che esiste realmente perché il paese funge da tramite tra i mercati e i produttori. https://comune-info.net/ecuador-come-il-cane-di-pavlov/ Con lui parliamo della situazione del paese andino dopo la proclamazione dello stato di guerra interno da parte del neopresidente Noboa, rampollo di una delle famiglie più potenti del paese. Le strategie governative giocano sui tempi e sulla dilatazione dello stato di guerra permanente e arrivare alle elezioni tra poco più di un anno con la caratura del governo forte che a favore di telecamera ha affrontato i cartelli e intanto non ha toccato i privilegi della classe che lo esprime, sfruttando l’occasione offerta dallo spettacolo dell’assalto televisivo per mettere nell’angolo le istanze della società che si contrappone all’estrattivismo (soggetta alla slow violence che lenta corrode la determinazione del Movimento), che vuole cancellare il passato petrolifero, che intende sostenere le richieste ambientaliste del Conaie. L’Ecuador è diviso in almeno due mondi: quello degli affari lobbistici che si compenetra con i traffici, e fa della contrapposizione alle bande un altro spettacolo mediatico; e quello delle comunità indigene e dei movimenti contro l’estrattivismo. Infatti molti sono gli interessi legati alle politiche estrattiviste nei territori nativi, la repressione che si giustifica con la lotta al narcotraffico della popolazione razzializata, ,la polarizzazione delle oligarchie che hanno compiuto un operazione di passaggio generazionale del potere, la ripresa del protagonismo americano nel controllo dell’area, dopo che Correa aveva chiuso la base statunitense di Manta. L’individuazione da parte dei cartelli del narcotraffico dell’Ecuador come un hub ideale per il passaggio della merce verso i mercati europei ha fatto innalzare il livello di violenza diffusa, anche perché le politiche neoliberali e di privatizzazione selvaggia perseguiti dai governi successivi a quello di Correa hanno contribuito a demolire l’apparato statale, pure quello della sicurezza e prevenzione, e impoverito la gran massa di popolazione che è divenuta manodopera a basso costo per i narcos locali, Choleros e Lobos alleati con i messicani di Jalisco e Nueva generaciòn. La messicanizzazione avanza al punto che vengono votati atti urgenti per consentire alle truppe americane di ritornare di stanza sul territorio, quando durante la presidenza Correa erano state chiuse le caserme di militi statunitensi. Si avanzano progetti di carceri – che fornirebbero soltanto occasione di extraterritorialità su porzioni di paese consegnate ai cartelli; come forse si è sfruttata la esibizione mediatica dell’intrusione negli studi per poter far passare la ley economica, eliminare dall’agenda di discussione i temi che i Movimenti perseguono… almeno fino alle prossime trappole strategiche che preparano la campagna elettorale, che vede avvantaggiato un governo ultraliberista di giovani 30-40enni, espressione delle oligarchie di destra che rappresentano il potere (per esempio dei rampolli del fabbricante di armi e rappresentante della produzione bellica dello stato ebraico) e Noboa si rivolge proprio ai giovani; a livello istituzionale a questi mostri si contrappone uno stuolo di amministratori locali in genere progressisti. La dichiarazione di guerra è nei fatti un colpo mediatico ad effetto per creare le condizioni per un governo “di unità nazionale” e di “guerra”, nel quale si sta delineando una chiara distribuzione dei compiti. Da una parte i militari, che da ora in poi prendono il comando delle operazioni di ordine pubblico, con la polizia a loro servizio (cosa che crea non poche frizioni) e che così possono riaffermare il loro ruolo, e la loro credibilità di fronte al popolo; in attesa delle imminenti elezioni.
    29 min. 53 sec.
  • NarcoStato a Quito: l’evoluzione delle gang sullo stato sociale

    14 GEN 2024 · NarcoCaos si sposta in Ecuador https://ogzero.org/tag/ecuador/ Quito silente non è un bel segnale come sottofondo per il racconto di Davide Matrone, solitamente immerso nel frastuono del traffico: una città controllata da militari in perlustrazione dei vari territori, dopo le scorribande delle maras che ormai non sono più solo delle bande di criminali organizzati, ma la potenza e le risorse messe in campo nella sfida contro il neopresidente Noboa è impressionante e affonda nel disagio e miseria che non vengono considerati dal potere fattori collegati all’esplosione delle bande narcos, che è necessario debellare, restituendo normalità al di là della sopravvivenza. E questa è la differenza con Bukele, che alla repressione securitaria e carceraria aggiunge servizi in ausilio alla povertà, mentre in Ecuador dopo Correa – che comunque ha dato il suo appoggio dall’esilio contro le rivolte delle gang – il neoliberismo ha strozzato lo stato sociale; e senza che nessuno prendesse sul serio le https://www.spreaker.com/episode/flessibili-alle-riforme-fmi-a-quito-a-guayaquil-le-gang-in-carcere-sono-inflessibili--46805231 che già due anni fa avevano accolto Lasso con 118 morti a Guayaquil, e già in quel frangente erano solo una replica dei sommovimenti avvenuti con Moreno. Poi è balenata l’idea che forse la vicinanza con https://ogzero.org/studium/panama-la-tierra-no-se-vende-se-ama-y-se-defiende/ è un volano per il traffico che ha trovato in Ecuador il nuovo assetto per la supply chain delle droghe… nel momento in cui Colombia e Messico hanno più difficoltà di diffondere i loro prodotti (ritorneremo sul mondo narcos latinos con al centro Guayaquil, non a caso uno dei porti più importanti del Pacifico, da cui partono portacontainer verso l'Atlantico). Dai bandilleros di qualche anno fa c’è stato un salto di qualità a livello internazionale perché si è spostato il baricentro del concentramento del traffico; e questo coinvolge anche apparati, costituendo così il Narcostato del momento.
    11 min. 55 sec.
  • Amo la radio perché dilata i confini… e li liquida

    30 DIC 2023 · 50 anni di Latinamerica attraversati da Alfredo Somoza https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/ Un periodo muy rico quello in cui Alfredo Luis Somoza – responsabile della rubrica settimanale “Mondialità” su Radio Popolare, incardinato sul concetto di “globalizzazione” (come nel suo Siamo già oltre?), e presidente dell’Icei – è cresciuto nell’Argentina precedente e immediatamente successiva al golpe di Videla, scontri prima e resistenza formativa poi. E Alfredo, allora giovane studente, sembra far emergere su tutto la città, nata dal meltin’ pot di comunità che hanno finito per creare un’idea unica di porteño, una narrazione letteraria fatta di strade e quartieri quasi mitologici, come la Boca (da cui proviene la famiglia dell’estensore) coi suoi colori mescolati al bianco e nero delle foto di clandestinità e dolore. La lotta che prosegue invariata tra cultura della libertà e dittatura in una coazione a ripetere che da sempre porta a caricature feroce dell’estremismo reazionario: la verguenza militar con Videla, il saqueo economico con Menem, l’ultraeversione con Milei. E poi l’educazione tangueira fino a Astor Piazzolla, capace di mettere in musica le tensioni, la salsa di Ruben Blades (anche ministro del turismo di Panama) e l’inno alla resilienza di Mercedes Soza; l’educazione filosofica nella scuola retta dai gesuiti di Jorge Bergoglio, che Alfredo ha preceduto di molti decenni, “tornando” in Italia nel 1982. La collaborazione con Radio Popolare cominciò con le elezioni che portarono https://twitter.com/hashtag/Alfons%C3%ADn?src=hashtag_click alla Casa Rosada… e al ritorno a una nuova democrazia dell’America del Sud; di lì nacquero trasmissioni con funzioni sociali e politiche insieme a Raffaele Mastro, per l’Africa. Nasce la controinformazione su un mondo rebelde in tempi in cui non esisteva la rete Internet. E allora in Mezzo secolo di America latina a partire dal golpe di Pinochet si affastellano idee, analisi e personaggi intervistati: Pepe Mujica, Eduardo Galeano, Rigoberta Menchu, Raoul Alfonsin, il movimento Nì una menos, Lula Da Silva… l’Osservatorio geopolitico delle droghe
    39 min. 9 sec.
  • Il Klondyke della Guyana: guerra in cambio di territorio

    8 DIC 2023 · https://ogzero.org/regione/ande-e-amazzonia/ Dopo il referendum venezuelano, il cui esito era scontato – non solo per il tipo di regime, ma anche perché improntato a un irredentismo nazionalista molto diffuso ultimamente dovunque e supportato a Caracas anche dall’opposizione –, ora qualsiasi esito è possibile. Difficilmente assisteremo a un nuovo conflitto di questa Terza guerra mondiale diffusa in pillole, perché a nessuno dei protagonisti conviene, esibizioni muscolari non si sono fatte attendere (Brasile muove truppe in Roraima, Washington decide esercitazioni militari), ma gli Usa non avevano dato luogo ad aiuti per infrastrutture richieste dalla Guyana, lasciando che si spalancassero le porte agli interessi cinesi alle risorse dell’Esequibo – la regione pretestuosamente contesa sulla base di un intricato diritto internazionale che risale al colonialismo britannico. Peraltro Caracas è schierata con Pechino, che dal paese sudamericano si rifornisce di petrolio. Ecco, qualche dubbio sull’importanza dell’enorme giacimento di idrocarburi (si parla di miliardi di barili) per la Pdvsa sorge quando si pensa che mancano investimenti per sfruttare a pieno i pozzi venezuelani – a parte la strategia volta a sottrarre petrolio alla concorrenza della Exxon, che estrae in Guyana. D’altro canto la mossa sovranista di Maduro a rivendicare confini per tutti i venezuelani sacrosanti può sicuramente essere letta in chiave elettorale il prossimo anno. Andrea Cegna ai microfoni di Radio Blackout aggiunge una terza ipotesi, molto intrigante. Lo stato-nazione mantiene un ruolo fondamentale per il controllo del territorio (ribaltando le teorie sulla globalizzazione – ma forse proprio perché la messa in discussione del multilateralismo ha ridotto di molto il mercato globalizzato), portando alle estreme conseguenze l’esproprio dei territori in generale come estrazione di ricchezze (solo la miniera di Omai ha prodotto più di 100 tonnellate di oro in 12 anni fino al 2005). Difficilmente in Sudamerica si assiste a una guerra tra eserciti, nemmeno proxy war, e anche in questo caso è improbabile che esploda, anche per la configurazione del territorio: l’unica soluzione è il dialogo.
    21 min. 18 sec.
  • Milei, capolavoro distopico di Kissinger a 50 anni dalla Moneda

    3 DIC 2023 · https://www.rosenbergesellier.it/ita/titolo?ref=1639 El Plan condor pasa, ma Kissinger resta con Milei Mentre Kissinger, l'ex capo della diplomazia americana, moriva a un secolo dalla sua nascita e a mezzo secolo dalla sua dissoluzione del sogno sudamericano di emancipazione Milei conquistava la Casa Rosada con serie di promesse surreali. Alfredo Somoza ha appena pubblicato un volume che rintraccia gli elementi che fanno da ponte tra la pesante eredità del golpe cileno che impose al continente i Chicago Boys e gli attuali protagonisti dell'attuale alternanza della più retriva reazione fascista e i blandi e imbrigliati tentativi di emancipazione. I rapporti di Milei con gli ambienti finanziari e affaristici sono scoperchiati dalla scelta di Luis Caputo come ministro dell’economia: l’ex presidente della banca centrale che nella sua campagna elettorale l’economista loco ha promesso di smantellare. Milei ha poi nominato Rodolfo Barra nuovo procuratore generale, effigiato in alcune pose fotografiche con svastiche, insieme ai suoi camerati neonazi. Milei sta intanto stipulando dall'altro lato la sua assicurazione contro le eventuali proteste di piazza che la sua selvaggia politica neoliberale provocherà, accordandosi con i settori del peronismo più accomodanti legati al sindacalismo corrotto. Le sue promesse elettorali roboanti si sgonfieranno facendo posto a una ristrutturazione neoliberista incentrata sulla svendita degli asset del paese e una macelleria sociale che colpirà ancora di più le classi popolari già martoriate da un inflazione galoppante. Le famiglie cercano di sopravvivere con i risparmi ingenti in dollari e con quelli da sempre cercano di oltrepassare anche questa avventura. Il combinato disposto degli interessi economici ripropongono decenni di politica di tutte le anime peroniste, nostalgici del militarismo, poteri forti estrattivisti, menemisti... ma soprattutto l'economista loco è un burattino inventato dalla famiglia Macri.
    24 min. 12 sec.
  • Tre sfumature di populismo: al risveglio sarà comunque un incubo argentino

    22 OTT 2023 · https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/ Pesadillas tra galere alla Bukele e scuole di economia austriache folli, tra una ex ministra di Macri – altro fallimento della destra argentina – un ministro dell’economia che si candida per i peronisti senza esserlo mai stato, invece di nascondersi per il disastro in atto di un’Argentina alla miseria, con file di mendicanti e inflazione al 150%... una popolazione spaesata (anche nel senso etimologico, perché il paese è stato svenduto e privatizzato) che si fa affascinare da chi rievoca un passato di grande potenza e contemporaneamente usa il linguaggio di Videla per negare che ci siano stati morti, desaparecidos, repressione tra il 1976 e il 1983… una situazione sull’orlo dell’abisso: comunque vada sarà presidente una persona convintamente di estrema destra, che non potrà adempiere alle sue promesse e imploderà del tutto lo stato. Una brutta teratologia Alfredo Somoza ci ha annunciato, mentre ci descriveva cosa vedeva aggirandosi per le strade di Buenos Aires, un articolo per l’“https://alfredosomoza.com/2023/10/20/tre-sfumature-di-populismo/” uscito il giorno dopo questa chiacchierata in cui riprende in parte quanto ci ha testimoniato. Abbiamo parlato a lungo non solo di questi orridi candidati, ma anche di negazionismo; del bolsonarismo di Xavier Milei (il peggiore tra gli incubi) che non riflette la nazione, ma ne riflette uno stato d’animo maggioritario di schifo e repulsione; delle Villas miserias che si vanno creando anche nel centro cittadino, o delle lunghe file tutto attorno a Plaza de Mayo di quel 40% di indigenti che alla Croce rossa ricevono almeno un pasto; della negazione dei diritti acquisiti (soprattutto quelli di genere); scandali e corruzione come piovesse; dello spettro di Domingo Cavallo (il ministro del default), delle privatizzazioni minacciate (e impossibili, perché non c’è più niente da vendere). L’eterno ritorno dell’uguale ributtante Dopo aver riassunto gli ultimi 15 anni di declino Alfredo riprende l’idea presente nel suo nuovo libro in uscita per cui si sta di nuovo ripiegando su una riedizione comune all’intero Latinoamerica del ricorrente periodo più reazionario nel consueto ripetitivo ritorno… de la misma pesadilla.
    24 min. 53 sec.
  • Il padre di tutti gli Undici settembre

    16 SET 2023 · Finirà mai l'onda lunga del golpe cileno? https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/ Latinoamerica e Caribe, un’estate molto intensa che culminerà con il ballottaggio argentino a ottobre coincidente con quello di Quito a cui si è giunti attraverso un primo turno travagliato con serie di assassini di candidati; si sono peraltro registrati altri eventi come il controllo delle maras a Haiti, lo scippo della vittoria di Arevalo in Guatemala. Mentre l’Ecuador sembra improvvisamente diventato un piccolo laboratorio di tutte le esperienze e le tendenze del subcontinente: centro di smercio, divisioni tra correisti e indigenisti, la meteora Lasso e ora il bananiero e di nuovo l’ombra di Correa potrebbe offuscare Luisa González. In mezzo si è archiviato anche il cinquantennale del golpe cileno, un anniversario sentito più all’estero che non in patria, forse perché per il mondo a posteriori si è trattato dell’esperimento in vitro di un sistema neoliberista all’estremo, poi esportato nel mondo fino alle attuali tensioni. Mentre per un paese diviso in due si è trattato dello snodo che ha concesso alla parte più retriva di controllare il paese impunita, e all’altra di subire quel regime, che mitizzò il modello economico esportandolo in modo mitigato nel resto del continente (e non solo). Perciò abbiamo preso spunto da quell’Undici Settembre – e dal timore che l’orrida costituzione di Pinochet non verrà mai emendata – per poi cercare di inanellare gli eventi estivi e analizzare gli spunti che provenivano anche dagli appuntamenti internazionali di economia e finanza. Qui Diego Battistessa e Alfredo Somoza hanno dunque duettato su Boric, mapuche, costituente; Gioconda Belli, orteghismo, Gustavo Petro; Scuola di Chicago, Compania del Cobre e latifondo; litio, Compagnie del legname, Benetton; Menem, coloni britannici, peronismo; Javier Milei, i Kirchner, lumpenproletariat; Villavicencio, Correa, Noboa, purezza del sangre. Lotta per l’istruzione, unica barriera al populismo che attenta ai diritti di classe con l’appoggio proprio degli ultimi, uno dei tanti lasciti velenosi di Pinochet. Questo l’impasto, la torta va assaporata qui:
    41 min. 32 sec.
  • ¿Desgaste de la izquierda en América Latina?

    14 MAG 2023 · https://ogzero.org/regione/ande-e-amazzonia/ Il Guatemala è un paese centrale per le politiche degli Usa e in particolare in questi giorni in cui il Titulo42 scade e si riversano al confine del Rio Bravo migliaia di disperati senza nulla da perdere che provengono proprio dal mesoamerica: perciò Washington non lascerà nulla di intentato per assicurarsi di poter contare su un presidente al suo servizio: chi meglio della figlia del dittatore Rios Montt? Ma le forze del latinoamerica che si sono sempre contrapposte ai gringos e al neoliberismo dove sono finite? Per rispondere a queste domande @DiegoBattistes1 ci accompagna in un viaggio per Latinoamerica. Il Cile e la “nuova” costituzione sono emblematici di questo lungo processo stancante che ha portato a un paradosso per il quale la sinistra si è dissanguata: un voto già di rechazo nei confronti del centrista non dichiarato Gabriel Boric e per commentare il risultato Diego Battistessa comincia riportando l’analisi del voto di Daniel Jadue, architetto comunista sindaco di Recoleta: «Chi ha vinto le elezioni per la Costituente… sono quelli che non la volevano cambiare», Kast, il diretto erede di Pinochet e della costituzione più brutta del mondo, un laboratorio di feroce neoliberismo. Ma la complessità del paese risulta palese se si guarda alla sua storia e alle pulsioni diverse che da Allende a oggi hanno animato la comunità cilena secondo sentimenti e moti difficilmente analizzabili per chi non ha subito sollecitazioni, esistenza e formazione con il condizionamento di una Costituzione simile e con una forte componente conservatrice. Inoltre va considerato che la terza più forte aggregazione di voti al referendum ha annullato la scheda per dare un segnale da sinistra al presidente moderato: infatti, come dice Diego «è sparito il centro, quindi c’è una radicalizzazione del voto, da un lato un vecchio arnese del pinochettismo come Kast e dall’altro un deludente ex appartenente al movimento studentesco», che non si decide a presentarsi da quel democristiano centrista che è diventato. E contemporaneamente va considerato che di fronte a fughe in avanti molto radicali il paese si arrocca e le boccia (il rechazo della Costituzione molto avanzata che era stata proposta a settembre e sonoramente sbertucciata dalle urne lo dimostra). A tutto questo meccanismo ormai oliato dalla reazione si aggiunge l’oscillazione ondulatoria che in pochi mesi trascolora dalla https://ogzero.org/studium/il-colore-stinto-della-nuova-marea-rosa/ a una cappa plumbea di populismo destrorso, che trova nuova linfa dalla quotidianità di miseria, inflazione, stipendi da fame (el día día de la gente). Boric invece non è riuscito a parlare alla pancia delle persone. Come per l’oscillazione nel Cile spaventato da qualunque cambiamento (o indignato per la sua ssenza), Gustavo Petro ha fatto dimettere tutto il governo, sempre per la mancanza di risposte a quelle che erano le aspettative di chi lo ha votato; in Paraguay prosegue all’inverso e allo stesso modo il regno eterno del Partido colorado (quello di Stroessner!), indisturbato ma basato sugli stessi parametri – soltanto fondandosi sull’apparato della grande finanza delle banche mondiali, da cui Santigo Peña proviene; pur dovendo fare i conti con un quarto dell’elettorato ancora più a destra, ultratrumpista; ma lo strapotere e il controllo del Partido Colorado ha permesso che le elezioni fossero una resa dei conti tra l'ala interna al partito legata a Horacio Cartes, il vecchio presidente, che ha imposto Peña, ridimensionando il potere di Abdo. Gli incontri ravvicinati con il continente Latinoamericano trovano un terzo polo non meno inquietante nel Salvador di Nayib Bukele, che trova il massimo del consenso (registrato al 90%) nonostante le politiche improntate all’intolleranza e fondate sul carcere. E che ci riporta all’inizio: il riversarsi di una massa imponente ai confini nordamericani. https://ogzero.org/tag/latinoamerica/
    32 min. 29 sec.
  • Paz total y desaparición forzada en Colombia

    20 MAR 2023 · https://ogzero.org/tag/colombia/ Tullio Togni, giornalista indipendente, ora si trova nella regione del Cauca in Colombia ,da dove ci racconta delle sparizioni forzate che continuano a causa dell’attività dei paramilitari e dei narcos (anche frange di guerriglia Farc ancora presenti a contendere il territorio e le piantagioni, attraverso le quali si finanziano e quindi impongono il tipo di coltivazioni); a scomparire sono i leader della protesta contadina – che rivendicano la sovranità colturale –, gli esponenti più in vista delle comunità afrocolombiane, militanti e oppositori che combattono il razzismo strutturale, la cui forza è la coesione delle masse indigene che fanno resistenza ai tentativi di infiltrazione. La condizione di guerra permanente e d’insicurezza stravolge gli equilibri delle comunità, anche dopo l’elezione di un presidente progressista e di una vice presidente afrocolombiana che proviene proprio dal Cauca è molto difficile fermare l’attività di narcos e paramilitari poiché lo stato nelle sue articolazioni è ancora imbevuto di “uribismo”. Il governo Petro in qualche modo sta avviando forme di protezione dei leader sociali, ma in zone della Colombia profonda non si riesce ad andare oltrel’autoprotezione che proviene dalle comunità. Tullio Togni ha pubblicato un audiodocumentario che racconta queste storie di sparizioni forzate lungo vari decenni, voci che al terribile crimine di stato che dura da 50 anni danno quello spessore storico, che potete ascoltare al seguente indirizzo web: https://www.spreaker.com/show/sparizione-forzata-in-colombia. Memoria, giustizia, libertà per 200.000 colombiani vittime di questa ferocia strutturale e connaturata al sistema di potere.
    19 min. 8 sec.

Sono molti e comuni a tutte le realtà del Sudamerica i nodi che le successive fasi epocali non hanno risolto: estrattivismo e saccheggio del suolo; desplazamiento e traffici del Nord;...

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Sono molti e comuni a tutte le realtà del Sudamerica i nodi che le successive fasi epocali non hanno risolto: estrattivismo e saccheggio del suolo; desplazamiento e traffici del Nord; guerre alla droga e al terrorismo; patriarcato e rivendicazioni di genere; oppressione ecclesiastica e lotte per l’aborto, per l’autodeterminazione dei territori nativi, per il diritto allo studio… alla uguaglianza.
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