2 NOV 2025 · Il fasciocapitalismo ha intenzione di riprendersi il Latinamerica, e senza fare prigionieri. Il processo avviene con strappi violenti e minatori (come le portaerei al largo di Maracaibo), alternati a sventolio di dollari (in cambio di voti per Milei, prossimo al default economico), esibizione di azioni militari spettacolari (riesumando il bolsonarismo a Rio), blandizie e coperture per i metodi brutali dei cacicchi locali (Noboa in Ecuador, Bukele in Salvador).
Il declino americano ha scatenato dovunque svolte autoritarie caratterizzate da autoritarismo impunito, azioni belliche senza limiti, sostegno finanziario e supporto logistico alle derive fascistoidi in ogni contrapposizione tra potere nazionale statale e stato di diritto delle popolazioni travolte dalla trasformazione delle crisi economiche.
Il trumpismo imperante ha reso questa dottrina ancora più feroce e oppressiva, scatenando i peggiori istinti dei depositari della forza militare.
A maggior ragione la strategia del vecchio reazionario con riferimenti nel passato più o meno recente dell’imperialismo americano si fa sentire nella volontà di tornare a controllare il patio trasero rappresentato dal Latinamerica. La seconda amministrazione Trump riesuma il vecchio pretesto della War on Drugs scatenata da Nixon e resuscitata più volte per giustificare interventismo e imposizione più o meno soft di regimi a lei amici. A partire da questa Guerra ai poveri abbiamo affrontato con Andrea Cegna le intromissioni più evidenti dei gringos nei paesi a sud del Rio Grande.
E allora cominciamo dal disastro per il popolo argentino del risultato elettorale, perché Milei può proseguire con maggiore sicurezza le sue politiche di macelleria sociale fondate sulla paura e sull’appoggio di Trump, pur rastrellando un terzo in meno dei voti di due anni fa. Ma il peronismo è allo sbando, inadeguato e incapace di leggere bisogni ed evoluzione della parte di paese che subisce la Guerra ai poveri, e l’opposizione è fatta soltanto da sindacati e movimenti sociali, che cercano di contrastare la dottrina Monroe di Trump, che si sta sostituendo ai cinesi a livello economico.
E comunque il sindacalismo argentino è corporativo e concertativo, mentre in Ecuador han capito bene che il contrasto al turboliberismo si fa con una strenua resistenza radicale, perciò Conaie riesce a mettere in difficoltà Noboa meglio di quanto non avvenga a Buenos Aires, nonostante una parte di quelli ora in piazza a Quito abbiano preferito disfarsi del correismo, votando il latifondista: di nuovo il tradimento dei moderati ha contribuito alla restaurazione.
Il crimine organizzato spacciato come contropotere e invece è parte del capitale e colluso con il potere, a cui risultano utili per inscenare l’emergenza sicurezza, uccidendo un po’ di paranza di narcos (non certo boss, o luogotenenti di leader del Comando Vermelho) e qualche effetto collaterale nella favela carioca in un nuovo episodio di Guerra ai poveri con la scusa della War on Drugs, buona per tutte le stagioni da Nixon in avanti. La stessa usata da Trump per mobilitare la portaerei Gerald Ford davanti alle coste bolivariane, ben sapendo che ora il narcotraffico batte altre rotte e che il Venezuela in zona è il minor produttore di droghe.