Copertina del podcast

Nazionalismo pannonico, caucasico e balcanico

  • Escalation Transnistria: sullo sfondo riciclaggio e dazi sul gas

    3 MAR 2024 · Qual è il gioco degli oligarchi di Tiraspol? https://ogzero.org/progetti/#transnistria La Transnistria, regione abitata per un terzo da russofoni (non necessariamente putiniani, ma attenti alla politica energetica di Mosca, per i loro affari), un terzo moldavi (e dunque romenofoni e filoeuropeisti) e per un terzo di origine e tradizione ucraina (lontani da Kyiv, e ci sarà un motivo), ha chiesto protezione alla Federazione russa per presunti abusi di Chișinău. La notizia ha dato la stura ad allarmi e ipotesi di nuovi fronti utili per gli affari dell’industria bellica globale. Abbiamo chiesto a Carlo Policano, che abita nella capitale moldava da una dozzina di anni di illuminarci su quali questioni si nascondono dietro questi nuovi fuochi di guerra attizzati a ridosso del discorso annuale putiniano alla nazione. Tiraspol già nel 2006 aveva indetto un referendum per l’annessione alla Federazione, ma anche in questo caso Mosca si è limitato a promesse di aiuto generiche; esistono già truppe russe sotto forma di peackeeping, ma senza reale forza di deterrenza. Policano fa notare che il materiale bellico è obsoleto e geograficamente si trova pressata tra Ucraina – il cui confine è ora chiuso – e territorio moldovo cisnistrico; si può ricondurre questo appello (rivolto anche all’Onu e al 5+2) a operazioni ibride volte a destabilizzare la Moldova fino alle elezioni di ottobre. Quello che Policano sottolinea con forza è che questa richiesta sorge a seguito del tentativo di non pagare il dazio sul gas di fornitura russa che Chișinău sta pagando per Tiraspol, sul cui territorio transita. Le autorità di Tiraspol sono in gran parte oligarchi implicati in affari legati al riciclaggio di denaro sporco per l’intera Europa – Russia e suoi oligarchi compresa. Intanto anche la Gagauzia ha fatto la stessa richiesta a Putin sabato 2 marzo: la governatrice gagauza filorussa Evghenia Gutul è stata ricevuta a Mosca e ha chiesto sostegno al regime. https://www.youtube.com/watch?v=26d6jL8SLdg
    18 min. 27 sec.
  • Solidarnosc, l’embrione abortito della Polonia di Duda e Tusk

    27 FEB 2024 · L’infiltrazione del PiS nel paese polacco: il modello di stallo del neoconservatorismo perdente https://ogzero.org/regione/regione-carpatico-danubiana/ Spesso in questo podcast ci sono riferimenti al film di Agnieszka Holland Green Border e non è solo perché i due confini (con Bielorussia e con Ukraina) son sotto i riflettori, ma perché evidenzia come il paese sia spaccato a metà, proprio come il resto d’Europa. E Alessandro Ajres ci accompagna a comprendere come si decifra questa divisione nel paese mitteleuropeo. In una congiuntura bellica lo spirito guerriero polacco non rimane certo indietro e si prende la prima linea: è il massimo investitore nell’industria bellica, nel riarmo e ambisce a scalzare i tedeschi per basi. Ma molti polacchi non condividono questa velleità bellica. Tusk non è un modello di progressismo, ma sicuramente si è trovato imbrigliato dai molti funzionari collocati in tutti i gangli dello stato che mettono in stallo l’esecutivo persino nella normalizzazione con un’Unione europea che non aspetterebbe altro attraverso l’infiltrazione del potere a tutti i livelli. Non solo: c’è il caso dei parlamentari del PiS condannati e ospitati nel palazzo di Duda, che mira a difendere la repressione degli 8 anni precedenti. Ma fino a quando il movimento che ha portato in piazza milioni di dimostranti irridenti tollererà la prosecuzione dell’oscurantismo del PiS? (in particolare sulla legge relativa all’aborto). I trattori polacchi poi sono particolarmente reazionari, ma forse una parte di ragione possono avercela a sottolineare che i prezzi dei prodotti dei vicini – accolti con giubilo due anni fa nel loro esodo da profughi – siano improntati alla concorrenza sleale in ambito agricolo?
    33 min. 32 sec.
  • Ingarbugliata instabilità caucasica. Irriducibili nazionalismi e intrighi geopolitici

    17 FEB 2024 · https://ogzero.org/regione/caucaso/ Gli equilibri e gli schemi geopolitici nel sud del Caucaso sono completamente saltati. Tutto questo potrebbe produrre un ribaltamento geopolitico, che vedrebbe l’Armenia, paese notoriamente filorusso, allontanarsi da Mosca e rompere con quest’ultima, mentre l’Azerbaigian, paese che godeva di ottimi rapporti economici con l’Occidente, si avvicinerebbe alla Russia. In realtà ci eravamo lasciati a settembre con Simone Zoppellaro che l’Armenia non aveva grosse possibilità con 130.000 esodati e un’economia al tracollo, invece galleggia. Sempre però sull’orlo del precipizio con Aliyev, il leader azero (appena rieletto con percentuali “bulgare”) che, per perpetuare il suo potere fondato sul successo bellico e sui revenue degli idrocarburi, non ha interesse ad affondare definitivamente il colpo su Erevan, mantenendo la tensione da un punto di forza dato dal contesto internazionale, con la Turchia (e la Russia) che hanno tutto l’interesse a che si realizzi alla fine il corridoio che unirebbe i paesi turcofoni con l’esclave azera del Naxçıvan in Armenia. Si succedono strappi dall’una e dall’altra parte che impediscono una pace stabile tra Armenia e Azerbaojan, ma anche agli stakeholder internazionali fa gioco si mantenga la tensione, sia da parte occidentale (Francia in primis) per mantenere acceso un nuovo conflitto nei paesi dell’ex Urss (come quello ucraino, nato con Maidan), sia da parte russa e turca per rinsaldare controllo e affari sul territorio caucasico, com’è avvenuto con la Georgia. Ma quanto si è ridotto il potere contrattuale di Mosca e quanto si è avvicinato Pashinyan all’occidente nel frattempo? Il governo di Yerevan ha annunciato ufficialmente che “non ha discusso e non discute la questione” dell’adesione alla Nato, ma si distingue dalla Russia riguardo l’Ucraina; se da un lato l’Armenia in questo modo mostra di sposare ulteriormente la propria alleanza con l’Occidente in chiave futura, dall’altro spicca in chiave presente la contiguità di valori e sentimenti con la Francia, con cui la relazione resta solida, anzi, da un punto di vista geopolitico si intreccia ancora di più; l’Armenia valuta se rimanere nell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, pur dichiarando che non intende aderire alla Nato; intanto sono aumentati gli aiuti militari, soprattutto da parte della Francia in chiave antislamica, e il senato USA ha adottato https://www.congress.gov/bill/118th-congress/senate-bill/3000 dal valore storico, l’“Armenian Protection Act”, proposta di legge che sospende tutti gli aiuti militari all’Azerbaigian (https://www.eastjournal.net/archives/134572 )
    15 min. 22 sec.
  • La manipolazione nazionalista controlla ancora la Serbia

    24 DIC 2023 · https://ogzero.org/regione/regione-balcanica/ La frammentazione dopo la dissoluzione della Jugoslavia, primo tassello della frammentazione del mondo globalizzato, trova il suo emblematico terreno fertile nella politica della destra nazionalista ancora in grado di controllare la vita serba, pur attraverso palesi brogli e una macchina di mobilitazione del consenso che affonda nell'humus fertilizzato da Milošević. Solo l'unione può salvare il serbo Motto serbo che risulta uno scherno, visto quanto è frammentata anche al suo interno la comunità serba come hanno dimostrato le manifestazioni natalizie di protesta contro i brogli. Con la vittoria elettorale di metà dicembre2023 e nei successivi commenti di Vučić si evidenzia la manipolazione dell'opinione e dell’esito elettorale serbo: la sua rete di influenze attraverso il Partito progressista serbo che controlla e orienta il consenso, la schizofrenia della sua ambigua politica estera che se da una parte bussa alle porte dell’Europa, dall’altra mantiene ottimi rapporti con Mosca e al contempo apre ampi spazi di penetrazione economica e commerciale alla Cina, dichiarando di non voler rinunciare al Kosovo, ma barcamenandosi per entrare in Europa. Vucic ha imbastito stretti legami con gli ambienti nazionalisti e radicali mantendendo posizioni intransigenti verso la questione kosovara, all’interno deve fare i conti con un opposizione variegata che riesce a mobilitarsi nelle piazze ma non ad esprimere un alternativa credibile. e carsicamente si ripresenta vivace per manifestare dissenso di fronte a eventi, forzature, pericoli... abbiamo chiesto lumi a Giorgio Fruscione analista dell’ISPI e profondo conoscitore dell’area balcanica.
    28 min. 24 sec.
  • Armi, grano, migranti: espunte le donne dal dibattito elettorale polacco

    5 OTT 2023 · Elezioni Polonia 2023 -15 ottobre https://ogzero.org/tag/polonia/ Tusk ha portato nelle piazze di Varsavia probabilmente quella quantità di persone dichiarata per la MArcia dei milioni di cuori, un milione in piazza molti dei quali più che suoi sostenitori erano lì in funzione antigovernativa; contemporaneamente si svolgeva la ben più contenuta manifestazione filogovernativa di Katowice. La sensazione rimane quella che vede una divisione netta tra metropoli dell’Occidente polacco e mondo rurale a Oriente confinante con l’Ucraina: una riedizione secolare, che sottende ai fenomeni di preminenza del progressismo piuttosto che del revanscismo nazionalista che spinge a potenziare gli investimenti bellici, che nelle parole di Alessandro Ajres, assistono a dichiarazioni relative a una sbandierata loro diminuzione in chiave soltanto elettorale, perché il governo blandisce la sua base contadina inseguendone gli interessi legati alla questione del più scadente grano ucraino. La questione femminile di cui ha diffusamente parlato Alessandro nel suo libro Aborto senza confini a distanza di un paio d’anni dal movimento sceso in piazza sembra marginale negli argomenti imposti dal dibattito elettorale che rispecchia e suggerisce gli interessi della maggioranza: infatti, nonostante si dichiarino quote rosa paritetiche, in realtà la presenza femminile è sfumata se non nulla. Mentre invece è centrale il dibattito sui temi sollevati dal controverso film (Zielona granica -Il confine verde) di Agnieszka Holland e quindi la questione dei migranti e della risposta militarizzata del governo, ma anche delle luci verdi che aiutavano le Persone in movimento al confine tra Bielorussia e Polonia.
    26 min. 18 sec.
  • Cala un sipario plumbeo sull’Artsakh

    21 SET 2023 · Cala un sipario plumbeo sull’Artsakh https://ogzero.org/tag/nagorno-karabakh/ Il Blitzkrieg è scattato alle porte dell’inverno, quando non si può perdere il gas di Baku, è avvenuto a un paio di giorni dal giorno dell’indipendenza dell’Armenia dall’Unione sovietica; il giorno dopo la fine dell’esercitazione congiunta con gli Usa, voluta fortemente come provocazione all’ex protettore russo che dalla rivoluzione di velluto ha avuto la scusa per non aiutare l’https://ogzero.org/tag/armenia/ e anzi continuare a vender più armi all’https://ogzero.org/tag/azerbaijan/ che a Erevan. Ma la preparazione risaliva ad alcuni mesi fa, quando il regime azero ha bloccato il corridoio che univa https://ogzero.org/tag/stepanakert/, all’Armenia riducendo alla fame la popolazione dell’esclave. Baku poi può contare sull’appoggio incondizionato della Turchia, per ragioni interne, di collegamenti e di infrastrutture; https://ogzero.org/tag/israele/ poi usa gli azeri come base per colpire l’Iran e per collaudare sistemi di “Difesa”. Mentre l’https://ogzero.org/tag/iran/ che è sempre stato a favore dell’Armenia la sostiene solo diplomaticamente e non potrà mai intervenire militarmente a difenderla. Già 7000 profughi e una pulizia etnica reale in atto sono il risultato a due giorni dalla capitolazione dell’esercito dell’https://ogzero.org/tag/artsakh/, ma i leader cristiani (comprese le donne che si chiamano Giorgia) non si inimicano il musulmano gas azero, né le partite di armi comprate dal feroce regime di https://ogzero.org/tag/ilham-aliyev/, che ora cercherà nuovi motivi per rinfocolare il nazionalismo identitario che ha mantenuto la dinastia al potere per quasi sessant’anni. E questa potrebbe essere l’altra esclave azera al confine turco nel Sudovest, che sarebbe un bel trofeo anche per https://ogzero.org/tag/erdogan/, il quale così conterebbe su corridoi ininterrotti da stati non allineati con l’area di influenza del neottomanesimo e aggiungerebbe chilometri di confine con i fratelli azeri Per https://ogzero.org/tag/nikol-pashinyan/ è rischioso il momento: infatti la gente in piazza urla traditore e assassino a lui – non a https://ogzero.org/tag/putin/ – e in effetti non poteva che abbozzare, sapendo che qualsiasi pretesto avrebbe permesso a Baku di incidere più profondamente in territorio armeno; il rischio adesso è perdere proprio l’Armenia, non solo l’Artsakh (una guerra persa ben prima del 2020). D’altro canto il pil armeno è stato positivo in questi anni e il presidente armeno può sperare che la disfatta ascrivibile in parte ai suoi errori, ma anche a quelli che i suoi predecessori hanno fatto nei trent’anni di controllo del https://ogzero.org/tag/nagorno-karabakh/. Rimane la situazione delle genti armene, maggioranza nella zona di https://ogzero.org/tag/stepanakert/, costrette a sottomettersi per non lasciare le case avite, le tombe di famigliari, la storia di generazioni, assoggettandosi a un regime fascista e ostile in modo razzista alla comunità armena; oppure scappare senza sapere quale terra possa accoglierli. Nemmeno nella ormai odiata Erevan che li ha abbandonati potranno piantare nuove radici e i tanti attori internazionali che dovevano sostenere la causa armena non si inimicherebbero certo le risorse di Baku, ospitando la nuova diaspora armena.
    31 min. 25 sec.
  • Più a est che si può…

    2 GIU 2023 · https://ogzero.org/progetti/#transnistria L’Europa si è spostata di alcuni chilometri a est. Lo scossone che ha reso determinanti gli stati orientali dell’Unione ha prodotto un summit poco mediatizzato ma che ha fornito segnali importanti per chi ha voluto coglierli. Zelensky per esempio ha lasciato cadere una frase che nella parte occidentale del continente il mainstream non è stato neppure tradotto, ma Carlo Policano ce l’ha riferita – dalla traduzione romena, convinto che fosse stata colta anche in Italia, dove invece si è solo dato rilievo alla ennesima richiesta di ombrello Nato da parte dell’onnipresente presidente ucraino: «Tra un mese si terrà il primo summit della pace», che può scandire un cambio di passo e una svolta nella prosopopea guerresca a cui siamo sottoposti da ambo le propagande da ormai 16 mesi. E il fatto che sia stata pronunciata in quel contesto molto vicino alle zone di guerra, con un apparato internazionale di assoluto rilievo e una preparazione lunghissima da parte della diplomazia continentale; in una scenografia simbolica (un Castel – cioè una delle cantine più belle della regione – molto vicino alla Transnistria e all’Ucraina) che colloca la Moldova per una volta al centro del continente. Ha un significato rilevante, contro cui i sostenitori della guerra a oltranza nostrani e oltreatlantico dovranno tentare di mettere la sordina. Carlo invece è convinto, vivendo lì e annusando l’aria del Nistru, che ora la guerra non impaurisce più così tanto come al tempo del nostro primo contatto radiofonico a febbraio. Nonostante la Moldova non abbia un esercito degno di questo nome, gli abitanti sono convinti della difesa di riflesso che proviene dall’aiuto della Nato all’Ucraina. Un problema potrebbe insorgere per la Gagauzia, 150.000 abitanti di ascendenza turca (ma ortodossi per religione) che danno vita a un territorio autonomo (Atug), che si sentono più vicini alla Russia che non alla Romania, prediletta invece dalla maggioranza dei moldovi. Ma ciò che ha sorpreso positivamente i moldovi è l’asserzione fatta da Borrell, inattesa e distensiva – e che comporta un riconoscimento della giurisdizione russa sul territorio moldovo a est del fiume: la Transnistria non è necessario che entri nell’Unità europea quando la riva occidentale del Nistru/Dnepr diventerà parte della Comunità di Bruxelles. Questo significa un’accelerazione nel processo, perché si temeva che si dovesse risolvere il contenzioso dell’enclave filorussa. Si andrebbe verso una soluzione di stampo cipriota (le parole di Borrell: «Cyprus became a member of the European Union affected by a territorial problem, so https://twitter.com/hashtag/Moldova?src=hashtag_click can become too with https://twitter.com/hashtag/Transnistria?src=hashtag_click. E potrebbe essere un precedente per la soluzione ucraina, accettando lo stato di fatto come è avvenuto per l’invasione turca di Cipro. E tutto sommato il momento è adatto per arrivare ad accordi dopo 30 anni in cui la Russia avrebbe avuto agio per occupare tutto senza pagare dazio, almeno fino al 2014.
    23 min. 31 sec.
  • Stati indipendenti nel Caucaso: piccole prede degli imperialismi

    26 SET 2022 · https://ogzero.org/tag/armenia/ «L’attuale triste condizione di stati nazionali monoetnici non è la realtà storica del Caucaso». Simone Zoppellaro @S_Zoppellaro ci ha fatto un quadro molto preciso delle dinamiche attualmente attive in Caucaso, inserendole puntualmente nella storia pregressa sia del conflitto trentennale, sia nella storia multietnica di quella regione. Lo abbiamo interpellato perché il 12 settembre l’Azerbaijan, forte del suo gas e dell’appoggio turco, ha ripreso ad aggredire la nazione-rivale vicina: contese che si trascinano dai pogrom del 1988, a ridosso del tracollo dell’Urss, inaugurando fin dalla perestrojka questa epoca di contrapposti nazionalismi che subentrano a epoche di convivenza pacifica di comunità perfettamente interagenti tra loro («Non è sempre stato odio e sangue», ci dice con veemenza Simone), rendendo l’indipendenza il prologo all’esposizione della “Montagna delle lingue” a tutti gli imperialismi. Forse sono gli interessi esterni che vedono anche in questo caso contrapporsi tutti i protagonisti della geopolitica a rinfocolare divisioni? Simone comincia con un confronto tra l’episodio contenuto dal cessate il fuoco scattato in questi giorni (significativamente sotto l’egida degli Usa, un imperialismo che potrebbe riequilibrare in zona quello russo, turco e persiano) e gli eventi di due anni fa, sottolineando subito il distacco da Mosca culminato con il fatto che Csto avrebbe dovuto intervenire per l’aggressione al territorio armeno e l’intervento di Pelosi prima e Blinken poi dimostra l’interesse da parte occidentale di subentrare, anche per contrastare gli accordi e scambi tra Turchia e Russia. E infatti il dibattito in corso a Erevan è sull’uscita dal Csto alla ricerca di alleati che ora – per l’odio di Putin per Pashinyan, emblema delle rivoluzioni arancioni – l’Armenia non ha; anche l’alleato tradizionale, l’Iran, si muove con cautela, pur mantenendo un supporto diplomatico e l’unico appoggio da Tehran è venuto riguardo al corridoio di Zangezur, perché avrebbe rappresentato il completamento dell’unione dei paesi turcofoni, tagliando il territorio armeno e con questo anche il confine tra Iran e Armenia, che è una valvola di sfogo essenziale per gli iraniani.
    17 min. 13 sec.
  • Diaspora russa in Armenia

    13 GIU 2022 · https://ogzero.org/tag/armenia/ Stavolta abbiamo sentito Yurii Colombo sulle frequenze di Radio Blackout appena reduce da alcuni giorni trascorsi a Erevan per analizzare da vicino la diaspora dei giovani preoccupati di poter diventare carne da cannone – sebbene per ora non ci sia coscrizione obbligatoria in Russia – ma soprattutto la scelta di decine di migliaia di dissidenti (soprattutto abitanti delle grandi città come Mosca e Pietroburgo) di disgiungere il loro destino da quello della nazione putiniana: i più rifiutano di rientrare finché regge il regime. Ma nel disturbato reportage dalle strade russe un altro aspetto della vita politica armena ha attirato l'attenzione di Yurii: emergono infatti pulsioni nazionaliste che si inseriscono nel quadro internazionale, tentando di rimettere in discussione l'esito dell'ultima guerra in Artsakh puntando sull'appoggio russo, che due anni fa non era venuto per scelte strategiche diverse del Cremlino ma che ora in cambio dell'appoggio alla operazione speciale in Ucraina potrebbe forse consentire la riconquista.
    12 min. 20 sec.
  • Tirana si ribella a oligarchi speculatori

    19 MAR 2022 · https://ogzero.org/tag/balcani/ Alfred, attivista di Organizata Politike (https://organizatapolitike.substack.com) @orgpolitike ci accompagna al di là dell'Adriatico in un'Illiria che conosciamo poco e che scopriamo simile alla società italiana (e ai suoi prezzi! causa scatenante della protesta): una propaganda martellante, che non può soffocare però il disagio degli albanesi ridotti a sopravvivere con salari ridicoli, mentre oligarchi (Shefqet Kastrati, che è diventato il più importante oligarca degli idrocarburi e recentemente anche palazzinaro) che non producono nulla – e dunque né distribuiscono capitali, né creano lavoro – sono commercianti, un’emanazione del potere, qualunque esso sia. Sempre più potenti nell’ultimo decennio, a cominciare da soldi sporchi, traffico di droga e corruzione; poi hanno diversificato le attività, ripulendo la loro facciata. Esattamente come in Italia, ma con riflettori spenti e percezione di non venire registrati tra gli eventi di questa epoca in cui l'informazione si occupa solo di un disastro per volta e solo se c'è qualche ritorno per gli interessi nazionalistici o coloniali per le potenze. Comunque un primo successo è stato ottenuto dalle manifestazioni contro il caro carburante a seguito della guerra ucraina: la speculazione ha dovuto rinunciare all'aumento ingiustificabile della benzina... e la protesta ormai è avviata. La piazza si aggrega anche ricordando, nella sua parte più consapevole, il crollo del sistema piramidale e le proteste per le speculazioni del 1997, che sembra rieditato in questa contingenza di crisi su cui speculare. Anche se i più percepiscono populisticamente il problema come problema individuale, perché quelli che hanno partecipato alla guerra civile di 25 anni fa non scendono più in piazza e i giovani non ne sanno nulla perché non si è mai storicizzato, né se n'è parlato nel tempo, o a scuola. Il movimento vede in alcuni attivisti i suoi riferimenti, oppure in un'ala creativa molto attiva in rete, molto seguiti sui social.
    18 min. 52 sec.

Dopo un primo episodio a luglio di scontri al confine tra Armenia e Azerbaijan a Tavush, la scintilla è scoppiata a fine settembre con attacchi nell'enclave armena indipendente in territorio...

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Dopo un primo episodio a luglio di scontri al confine tra Armenia e Azerbaijan a Tavush, la scintilla è scoppiata a fine settembre con attacchi nell'enclave armena indipendente in territorio azero. L'intreccio di alleanze, la presenza di oleodotti, ma soprattutto la rivalità secolare delle due repubbliche separate da cultura, religione, lingua e costumi è un concentrato esplosivo che è deflagrato in una guerra che ha ripreso a mietere vittime anche con bombardamenti sui civili. Su fronti contrapposti gli eserciti turchi e russi cui si aggiungono inediti legami e forniture di armi senza riserve si confrontano producendo un vero inferno, che nel 2020 ha visto soccombere la parte armena per la incontenibile disponibilità azera di droni turchi, mentre i russi strategicamente hanno posto un argine alla disfatta imponendo una tregua vergognosa a Erevan.
Una nuova provocazione di Baku, forte della propria disponibilità di gas alternativo a quello russo, ha visto l'aggressione portata a villaggi nell'Armenia settentrionale, distante dal conteso Nagorno-Karabach...
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