B come Boicottaggio

21 mag 2026 · 7 min. 27 sec.
B come Boicottaggio
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B come Boicotaggio Definizione: il boicottaggio è uno strumento di pressione civile, economica e politica: consiste nel rifiutare di acquistare prodotti, servizi o sostenere aziende e istituzioni che contribuiscono a...

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B come Boicotaggio

Definizione: il boicottaggio è uno strumento di pressione civile, economica e politica: consiste nel rifiutare di acquistare prodotti, servizi o sostenere aziende e istituzioni che contribuiscono a violazioni dei diritti umani o a sistemi di oppressione, come l’apartheid israeliano.

Storia

Utilizzato nel 1933 da organizzazioni ebraiche e sindacali negli Stati Uniti e in Europa contro la Germania nazista, e negli anni ’80 contro il regime sudafricano contribuendo al suo isolamento internazionale, il boicottaggio è una forma storica di resistenza non violenta.
Oggi è promosso dal movimento BDS come strumento di pressione contro il sistema di dominio israeliano esercitato sui palestinesi, secondo la definizione adottata da diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani.
Boicottare riduce fondi, legittimità e potere a chi opprime, e trasforma ogni nostra scelta quotidiana in un atto di resistenza civile.

Perché è importante

Ogni acquisto o investimento può sostenere direttamente o indirettamente l’occupazione e atti che diverse organizzazioni e giuristi qualificano come genocidio. Il boicottaggio consapevole mette in crisi la legittimità e capacità operativa di chi viola i diritti umani.

Principali aziende da boicottare e motivazioni

Le aziende elencate sono oggetto di campagne di pressione promosse da organizzazioni della società civile e documentate da database indipendenti. Le valutazioni si basano su report pubblici e possono evolvere nel tempo.
  • Agroalimentare:
    • Ahava – cosmetici derivati da minerali del Mar Morto; impianti negli insediamenti illegali in Cisgiordania.
    • Carrefour – Accordi di franchising con gruppi israeliani che operano anche negli insediamenti in Cisgiordania.
    • Sodastream – già produttrice in un insediamento in Cisgiordania; oggetto di campagne per precedenti attività oltre la Linea Verde; sfruttamento di lavoratori palestinesi.
  • Tecnologia e sicurezza:
    • Cisco – citata da organizzazioni di monitoraggio per collaborazioni tecnologiche con enti statali israeliani per la sorveglianza e controllo dei palestinesi.
    • Elbit Systems – industria bellica e tecnologie militari israeliana, presente nelle campagne di disinvestimento per il coinvolgimento diretto nell’apparato militare.
    • Google – coinvolto nel progetto cloud governativo “Nimbus” con istituzioni israeliane. Google Maps e Google Earth hanno normalizzato insediamenti illegali.
    • HP – coinvolta attraverso contratti tecnologici con istituzioni governative e sistemi di identificazione.
    • Microsoft – software e infrastrutture cloud usati da istituzioni israeliane e università coinvolte nella sorveglianza e nel controllo.
  • Macchine e infrastrutture:
    • Caterpillar – demolizione di case palestinesi, costruzione di insediamenti.
    • Siemens – infrastrutture energetiche e ingegneria, alcune organizzazioni contestano il coinvolgimento in infrastrutture che servono anche insediamenti nei territori occupati.
  • Abbigliamento e sport:
    • Puma – già sponsor della Israel Football Association, criticata per includere squadre degli insediamenti.
  • Piattaforme e-commerce:
    • Amazon – ospita venditori e prodotti provenienti da insediamenti illegali; utilizzo di AWS per servizi collegati alla sorveglianza.
    • Airbnb – contestata per annunci in insediamenti; ha modificato policy più volte.
Strategie pratiche:
  1. Evitare qualsiasi prodotto o servizio di queste aziende.
  2. Scegliere alternative etiche, certificate o locali.
  3. Diffondere consapevolezza nelle proprie reti sociali e comunità.
Fonti verificate:
  • BDS Movement – Guida pratica
  • Who Profits? – Database aziende
  • Amnesty International – Israel’s Apartheid
  • B’Tselem – Settlements
Obiettivo pratico:
Fare del boicottaggio un atto quotidiano e consapevole, trasformando la conoscenza in responsabilità concreta.

La guerra contemporanea si combatte anche nel linguaggio.
Un campo di battaglia dove sopravvivere significa saper riconoscere le distorsioni, smontarle e trovare le parole giuste per nominarle.
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Informazioni
Autore M.Alessandra Filippi
Organizzazione M. Alessandra Filippi
Sito alessandramaffilippi.substack.com
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