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Il professore Tommaso Scandroglio, autore di diversi libri sulla legge naturale, sulla morale e sulla bioetica, sviluppa riflessioni interessanti sui temi più caldi del dibattito contemporaneo
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4 NOV 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8344
NATALITA', DIETRO IL CALO C'E' LA GENERAZIONE DEGLI UOMINI SENZA di Tommaso Scandroglio
Previsioni del tempo sulla natalità. Si prevede che l'anno prossimo la temperatura della fecondità femminile scenda ancora, dall'1,18 figli per donna (o per coppia) nel 2024 - ennesimo minimo storico per il nostro Paese - al 1,13 per il 2025. Secondo gli ultimi dati Istat, dal 2023 al 2024 le nascite sono calate del 2,6%, ossia 10 mila bebè in meno. L'anno scorso tra fiocchi rosa e azzurri siamo arrivati a 370 mila nascite. Dal 2008 le nascite sono diminuite del 35,8%. Insomma mancano all'appello più di un terzo degli Italiani dal 2008. Gli stranieri figliano di più, ma nel tempo sempre meno anche loro: prova indiretta che non è il reddito la scriminante per mettere al mondo i figli, dato che gli stranieri guadagnano meno, ma è soprattutto il contesto culturale in cui vivi a determinare se mettere al mondo un figlio oppure no. La nostra forma mentis sta plagiando anche gli islamici.
Quali i motivi di queste basse temperature dove la vita fa fatica a germogliare? L'Istat, in primis, indica il fatto che il numero di giovani si assottiglia nel tempo. Insomma la denatalità è un cane che si morde la coda. La denatalità genera se stessa. In secondo luogo vi sono diversi fattori che concorrono alla glaciazione demografica: «L'allungarsi dei tempi di formazione, le condizioni di precarietà del lavoro giovanile e la difficoltà di accedere al mercato delle abitazioni, che tendono a posticipare l'uscita dal nucleo familiare di origine, a cui si può affiancare la scelta di rinunciare alla genitorialità o di posticiparla». Noi aggiungiamo l'aumento della sterilità e infertilità tra i giovani e l'aborto: nel mondo tre gravidanze su dieci finiscono in aborto e sei gravidanze indesiderate su dieci fanno la stessa fine.
Puntiamo la lente d'ingrandimento però su una motivazione indicata dall'Istat: la scelta di rinunciare alla genitorialità. Motivazione che dice tutto e dice niente. Crediamo che dietro questa motivazione si celino quattro "senza" che affliggono l'uomo post-moderno. Costui vive, anzi sopravvive, senza natura, senza gli altri, senza storia e senza Dio (l'"altro" per eccellenza).
1) SENZA NATURA
Senza natura: i nostri contemporanei occidentali vivono in costante lotta contro la propria natura. Questa inclina le persone a sposarsi e dunque a diventare coniugi e poi genitori. Però questa inclinazione alla genitorialità incontra diversi ostacoli. Ad esempio collide con la famigerata emancipazione femminile. Purtroppo la donna ne ricava solo una indipendenza della propria identità materna, che è caratteristica naturale ineludibile scritta a lettere di fuoco in ogni cuore femminile. E dunque si evira di un tratto essenziale della sua persona. L'emancipazione sociale diventa emancipazione metafisica dalla natura, dalla struttura ontologica più profonda che ci definisce anche come padri e madri. L'intimo richiamo a diventare ciò che siamo (Pindaro) è sopraffatto dal richiamo tutto esteriore del mondo che ci vuole stranieri a noi stessi, ossia professionisti di successo, inesausti edonisti, icone social. L'affermazione di sé conduce in realtà alla negazione di sé. La tensione solipsistica all'autenticità sfocia nella menzogna perché si contraddice la propria vocazione naturale. La sfibrante corsa alla realizzazione finisce per ingabbiarsi nel modello dell'eterogenesi dei fini: quanti amici, parenti e conoscenti che masticano il pane raffermo del rimpianto, della mancanza di realizzazione personale. E non si accorgono che questa passa anche dai vagiti di un bambino.
2) SENZA GLI ALTRI
E così arriviamo al secondo "senza": senza gli altri. I nostri contemporanei hanno dimenticato che il "sé" si costruisce con l'altro da sé. E il figlio è il primo "altro" per prossimità insieme al coniuge. E non è un "altro" che è solo nemico del tuo tempo, dei tuoi spazi, delle tue relazioni, delle tue opportunità, delle tue energie - tutti aspetti di cui i figli sono oggettivamente voraci - ma amico di te perché chiede e dà amore.
Il viandante del XXI secolo è un essere irrelato, una monade ego-centrata e di per sé sussistente, un buco nero che inghiotte anche la più accecante luce, compresa quella che si sprigiona dopo un parto. Tutto è centrato su se stesso, tutto s'incardina sull'Io, non c'è altro al di fuori di sé. È onnivoro di sé, è il narciso tanto innamorato di sé quanto deluso da sé e dopo la sua morte non vede niente, semplicemente perché egli più non sarà. Tutto finirà con lui. Quindi sarebbe irragionevole programmare una discendenza.
La bulimia di sé porta alla solitudine anche per mancanza di figli. Gesù è stato folgorante: «Il chicco di grano che non muore rimane solo» (Gv 12, 24). Poteva dirci che chi non muore a sé stesso, al proprio egoismo, al proprio disperante e delirante individualismo non entrerà nel Regno dei Cieli, non è degno di seguirLo, non fa la volontà del Padre. No, niente di tutto questo: Gesù indica una conseguenza antropologica, spietatamente esistenziale. Hai cercato per tutta la tua vita te e solo te e sei rimasto solo. Senza figli e a volte senza un uomo o una donna che ti possa amare. Hai cercato te e alla fine non ti sei trovato. Come stringere in un pugno della sabbia e vederla scappare via dalle dita. Più stringi, più la tua vita ti sfugge. «Chiunque vorrà salvare la propria vita, la perderà» (Mt 16, 25). Non è solo un monito per l'Aldilà, ma anche per l'Aldiquà.
3) SENZA STORIA
L'uomo post-moderno è poi senza storia. Siamo tutti degli spiantati, sradicati perché esseri astorici. E siamo senza storia perché hanno ucciso la tradizione, che è l'anello nuovo del tempo saldato al termine di una catena di altri e precedenti anelli la cui sequenza si perde nella notte luminosa dei tempi. Senza radici non c'è fusto e non ci sono rami protesi nel futuro. Senza passato l'uomo è una incognita a se stesso perché non può posizionarsi sull'asse temporale. Senza riferimenti non possiamo muoverci in nessuna direzione. Come persi in un piatto deserto. Quante persone vivono inconsapevoli di sé, senza senso, senza rotta esistenziale, vivendo alla giornata perché c'è solo l'oggi, orfano dello ieri e del domani? Un uomo anonimo. E come chiedere a quest'uomo di generare, se lui stesso nel suo intimo è sterile di vita? Come protendersi nel futuro se non sa da dove viene, proprio perché gli alchimisti del pensiero contemporaneo sono stati attentissimi a cancellare ogni traccia del suo passato affinchè si muova sul palcoscenico di questo mondo in modo smarrito. Un uomo così frastornato, svuotato della sua dimensione storica, delle sue tradizioni, delle sue consuetudini, della sua narrazione generazionale e dunque familiare potrà mai regalarsi un futuro in formato bambino? Certo che no. Privo delle quinte della storia come potrà essere attore del suo tempo, calcare le scene del suo presente e quindi come potrà proiettare se stesso nel futuro con la sua prole? Per costui il futuro non è promessa da realizzare, ma condanna da scampare.
4) SENZA DIO
Infine i nostri compagni di viaggio verso l'eternità non sanno che c'è un'intera eternità ad attenderli. Sono uomini senza Dio. Togli Dio, togli il Padre e dunque togli tutti i padri, tutti i genitori. Chiusa la fonte della vita a monte, a valle i campi non daranno frutto perché non più irrigati. Soffocata la voce di Dio nella coscienza collettiva, si è spenta anche la voce della Provvidenza. Ed ecco sorgere la paura: la nemica numero uno dei figli. Ce la faremo? Quanto costa un figlio? Mi sento pronta ad essere madre? Non è meglio aspettare di avere un contratto a tempo determinato, di aver pagato almeno mezzo mutuo, di risolvere i problemi di salute di mio padre, di ambientarci in questa nuova città? Tu aspetti, ma il ticchettio dell'orologio biologico non aspetta.
Eliminato Dio, il domani si oscura e diventa solo una minaccia, una profezia infausta, uno stato di allerta continuo, un rischio di incalcolabile portata. Nulla più concorre al bene per chi ama Dio, proprio perché non si ama Dio. Il "crescete e moltiplicatevi" pare una favoletta per quegli uomini-bambini che credono ancora in un Dio che non ci farà mancare nulla. Diventa un mito il desiderio di riempire il Cielo con i propri figli per donare la felicità eterna a persone nuove di zecca che senza il nostro "Sì" non ci sarebbero mai state. Il figlio come figlio di Dio è oggi concetto assolutamente estraneo, radicalmente alieno alla sensibilità collettiva.
Senza la trascendenza, l'immanenza si esaurisce nel non senso. E brancolando nel buio dell'esistenza, perché priva del suo senso ultimo e definitivo, come si potrebbe mai mettere al mondo un figlio? Quest'ultimo non sostanzia in sé anche un afflato divino? Quest'ultimo, in un certo qual modo, non perpetua l'esistenza dei genitori sulla Terra (e non solo con la propria memoria) e non li eterna in Cielo?
Cancellate nell'uomo la sua natura, le sue relazioni, la sua storia e Dio e lo priverete anche dei suoi figli.
4 NOV 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8338
SCELTA DI CAMPO DELLA CEI: APPOGGIARE I GAY PRIDE di Tommaso Scandroglio
È stato pubblicato dalla Cei il Documento di sintesi del cammino sinodale, dal titolo Lievito di Pace e di Speranza, che sarà votato il prossimo 25 ottobre dalla Terza assemblea sinodale delle Chiese in Italia. Molti i temi trattati. Concentriamo il focus sulle tematiche LGBT.
Nel paragrafo La cura delle relazioni della Parte I si possono leggere alcune indicazioni operative: «Che le Chiese locali e le Conferenze Episcopali Regionali promuovano percorsi di accompagnamento, discernimento e integrazione nella pastorale ordinaria di quanti desiderano fare cammini di maggiore integrazione ecclesiale, ma sono ai margini della vita ecclesiale e sacramentale a causa di situazioni affettive e familiari stabili diverse dal sacramento del matrimonio (seconde unioni, convivenze di fatto, matrimoni e unioni civili, etc.)».
Prima interpretazione di questo passo secondo un approccio esegetico letterale: buona cosa quella di tentare di integrare ad esempio in parrocchia i divorziati, i conviventi, i coniugati solo civilmente, le coppie omosessuali unite civilmente. Integrarli, aggiungiamo noi, non significa però ad esempio affidare loro responsabilità significative in parrocchia, sia perché possono essere inadeguati (un convivente non può fare catechismo ad esempio, figuriamoci una persona che pratichi l'omosessualità), sia per evitare lo scandalo, ossia che si possa interpretare l'affidamento di responsabilità a queste persone come un placet alla loro condizione contraria alla morale naturale. Inoltre integrarli, accompagnarli, accoglierli comportano che il parroco e gli altri fedeli devono - è un obbligo morale - persuaderli, nel modo miglior possibile, sul fatto che continuare a vivere secondo quelle condizioni non fa il loro bene perché in contrasto con il volere di Dio.
Queste due riflessioni, tra le molte che si potrebbero articolare su questo punto, mancano completamente nel documento della Cei, ergo è inevitabile leggere il passo sopra citato secondo un diverso approccio esegetico: nella Chiesa cattolica non solo c'è posto per tutti - e questo è doveroso - ma c'è posto per tutto: adulterio, omosessualità, fornicazione, etc. La CEI sposa questa deriva di matrice schiettamente Bergogliana.
L'APPROCCIO INCLUSIVO VERSO IL PECCATO
La correttezza di questa interpretazione è suffragata anche da un precedente passaggio in cui la CEI scrive: «Non vogliamo rinunciare a tenere ben presente che "lo sguardo di fede rifugge le rigide categorie e domanda di accogliere le sfumature, comprese quelle che a occhio nudo non si vedono" (CEI, Lineamenti per la prima Assemblea sinodale - LAS - 2024, 6)». Le sfumature - che sfumature non sono perché sono toni scuri di colore nettamente distinto dal bianco della santità - dell'omosessualità praticata, dell'adulterio, etc. non vanno accolte, ma rigettate. Si può e si deve accogliere il peccatore, non il peccato. Sarà pure una categoria concettuale rigida, ma date la colpa alla verità che spesso rigida lo è.
L'approccio inclusivo verso il peccato che orienta queste indicazioni della CEI non può che essere applicato anche al successivo punto programmatico: «Che le Chiese locali, superando l'atteggiamento discriminatorio a volte diffuso negli ambienti ecclesiali e nella società, si impegnino a promuovere il riconoscimento e l'accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender, così come dei loro genitori, che già appartengono alla comunità cristiana».
Innanzitutto una nota terminologica. Le persone omosessuali sono diventate persone omoaffettive. Mettere l'accento sull'affetto, sul sentimento predispone meglio il cattolico ad accettare l'omosessualità. In secondo luogo il termine "transgender" è ideologico (così come la locuzione "identità di genere" che ricorre successivamente): occorre parlare di persone transessuali. Il "genere" - "gender" in inglese - è la percezione dell'appartenenza ad un sesso che ha una persona. È un dato soggettivo e quindi può essere fallace. Il sesso invece è un dato oggettivo e dunque di suo è veritiero: occorre riconoscere il sesso e dunque adeguare la propria percezione a tale riconoscimento. Quindi usare la parola "transgender" significa sposare l'etica LGBT: sono io che mi scelgo il sesso.
Ma veniamo al rilievo più importante: la CEI parla di "riconoscimento" delle persone omosessuali e transessuali e delle loro famiglie. Non crediamo che per "riconoscimento" si debba intendere la scoperta che Tizio sia omosessuale o la consapevolezza che Tizio sia transessuale e che Caio e Sempronia siano i genitori di Tizio. Perché mai la CEI dovrebbe incoraggiare un dossieraggio ecclesiale delle persone omosessuali e transessuali? Suonerebbe come una schedatura. Pare evidente che per "riconoscimento" si debba invece intendere "accoglimento senza riserva dell'orientamento omosessuale e della transessualità, appoggiando le famiglie in questo senso".
REALTÀ PASTORALI DICHIARATAMENTE PRO-LGBT
Questa interpretazione è avvalorata dal seguente passaggio presente nel paragrafo L'attenzione per la dimensione affettiva: «Che le Chiese locali [...] avviino [...] équipe che valorizzino le buone prassi pastorali già in atto e che coordinino nuovi percorsi di formazione alle relazioni e alla corporeità-affettività-sessualità - anche tenendo conto dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere - soprattutto di preadolescenti, adolescenti e giovani e dei loro educatori; c. che le Chiese locali vigilino e operino affinché nei vari contesti formativi [...] non avvengano forme di abuso psicologico, spirituale e di coscienza, anche nell'ambito dell'orientamento sessuale».
Qui la CEI si sta riferendo a quelle iniziative e realtà pastorali dichiaratamente pro-LGBT come il Progetto Gionata. Ma c'è di più e c'è di peggio: la CEI qualifica la persuasione alla conversione per le persone omosessuali, chiedendo loro di abbandonare questa condizione contraria alla propria dignità personale, come abuso psicologico, spirituale e di coscienza. La CEI sposa quindi l'approccio affermativo tipico di una certa psicologia contemporanea: ti senti gay? Va bene così e non ti dico nulla, altrimenti ti sto facendo violenza. Si potrebbe obiettare che la CEI non scrive esplicitamente che proporre l'abbandono dell'omosessualità rappresenti un abuso, ma, lo ripetiamo, stante l'assenza completa nel documento dei riferimenti dottrinali che qualificano l'omosessualità e la transessualità come condizioni intrinsecamente disordinate, non si può che concludere che la CEI veda ogni proposta volta alla riscoperta della propria eterosessualità come un sopruso.
Anche questa interpretazione riceve l'avallo da parte di un altro passaggio del documento della CEI che non può che essere la conclusione logica dei passaggi precedenti: «Che la CEI sostenga con la preghiera e la riflessione le "giornate" promosse dalla società civile per contrastare ogni forma di violenza e manifestare prossimità verso chi è ferito e discriminato (Giornate contro la violenza e discriminazione di genere, la pedofilia, il bullismo, il femminicidio, l'omofobia e transfobia, etc.)». Qui la CEI appoggia i Pride e chiede di pregare per la loro buona riuscita. Anche in questo caso si potrebbe obiettare: la CEI, in realtà, vuole appoggiare solo quelle iniziative civili volute per combattere le reali ed ingiuste discriminazioni a danno di omosessuali e transessuali, rifuggendo da qualsiasi deriva ideologica. Risposta: dove sono queste iniziative? Non esistono. La CEI parla di "giornate" e, in merito ai temi LGBT, esistono solo le giornate e il mese dell'orgoglio LGBT. Perciò la CEI appoggia esplicitamente i Pride. Questa è la verità. Tra l'altro, per rifuggire ogni rischio di fraintendimento avrebbe dovuto criticare esplicitamente i Pride, che sono pure blasfemi e sacrileghi, mettendo così in chiaro che il suo sostegno andava solo ad altre iniziative di diversa natura.
Dunque la CEI in questo documento prosegue nel suo intento di tentare di coniugare omosessualità, transessualità e fede cattolica.
Nota di BastaBugie: Andrea Zambrano nell'articolo seguente dal titolo "Inadeguato e ambiguo»: vescovi fuori dal coro sinodale gay friendly" mette in evidenza il pensiero dei vescovi Paccosi (San Miniato): «Inadeguato il riconoscimento delle unioni omoaffettive» e Suetta (Sanremo): «La Cei non può cambiare la dottrina, proporrò di rettificare i passaggi ideologici sui diritti degli omosessuali». Per la Cei è uno smacco.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 28 ottobre 2025:
C'è chi dice no. Appena un giorno di vita e il documento di sintesi del cammino sinodale delle Chiese in Italia viene scaricato da due vescovi. Se il buon giorno si vede dal mattino, per la Cei non sarà semplice far approvare così com'è il controverso testo votato pomposamente da quasi 800 delegati incaricati dalle Diocesi. Da qui alla votazione del testo che verrà sottoposta all'Assemblea Generale della Cei di metà novembre, potrebbero essere molti altri i vescovi che chiederanno di modificare alcune parti. Soprattutto quelle che ridisegnano la morale sessuale circa il rapporto con l'omosessualità. E soprattutto da ieri che non uno, ma ben due vescovi sono usciti allo scoperto per prendere le distanze, annunciando una richiesta di modifica.
Sotto accusa sono principalmente quei passaggi in cui si parla del «riconoscimento delle unioni omoaffettive» e dove si parla di veglie contro l'omofobia e si riconosce il gender.
Il primo a prendere posizione è monsignor Giovanni Paccosi che ha pubblicato sul s
4 NOV 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8342
NON FA PARTE DELLA KULTURA, LA COLPA DI BEATRICE VENEZI di Tommaso Scandroglio
Venezi. Pareva che il suo destino fosse impresso nel suo nome. Ma non è stato così. Partiamo da Amleto, sì da Amleto che, monologando tra sé, valutava le favorevoli opportunità offerte da «un semplice stiletto» anche quando «il merito paziente riceve disprezzo dagli indegni». Ora non sappiamo se il direttore d'orchestra Beatrice Venezi sia adorna di sufficiente merito per essere confermata nel ruolo di direttore musicale del Teatro La Fenice di Venezia. Non lo sappiamo perché sprovvisti della competenza necessaria per pronunciarsi. Ma sappiamo che la Venezi non ha nascosto simpatie destrofile e questo basta per impedirle di assumere qualsiasi ruolo di rilievo in Italia.
La cronistoria è la seguente: il 22 settembre scorso, con uno scarno comunicato stampa, la Fondazione del teatro, presieduta dal sindaco Luigi Brugnaro, rendeva noto che la Venezi dal 2026 avrebbe ricoperto l'incarico di direttore musicale del Teatro, ruolo che comporta l'interfacciarsi con gli orchestrali e cantanti e la definizione dei programmi. Passano pochi giorni e gli orchestrali del teatro scrivono al sovraintendente della Fondazione, Nicola Colabianchi. La prima doglianza è questa: «Abbiamo appreso esclusivamente tramite la stampa della Sua decisione». Insomma niente consultazione con i musicisti e i sindacati. Colabianchi risponde dicendo che c'era il fondato «timore di continue e ripetute polemiche che avrebbero potuto interferire nel processo di scelta», polemiche che puntualmente si sono verificate. Insomma, il sovraintendente aveva previsto che la nomina della Venezi sarebbe stata osteggiata sin dall'inizio e dunque aveva tagliato corto.
IL VERO MOTIVO
Ma il vero motivo del rifiuto della Venezi è un altro, scrivono i professori di orchestra: «La nostra contrarietà alla nomina di Beatrice Venezi deriva esclusivamente dal profilo professionale del direttore musicale designato. Il Direttore Venezi non ha mai diretto né un titolo d'opera né un concerto sinfonico pubblico in cartellone alla Fenice. Il suo curriculum non è minimamente paragonabile a quello delle grandi bacchette che, in passato, hanno ricoperto il ruolo di Direttore Musicale di questo Teatro. Venezi non ha mai diretto nei principali teatri d'opera internazionali, né il suo nome compare nei cartelloni dei più importanti festival del panorama musicale mondiale. Dove si manifesta dunque il 'talento internazionale' che dovrebbe essere alla guida della Fenice? Quali prospettive di relazioni di alto profilo nel mondo musicale apre questa nomina?».
Venerdì scorso le maestranze del teatro hanno proclamato uno stato di agitazione. I dipendenti della Scala, del Petruzzelli di Bari, del Regio di Torino, del Maggio di Firenze hanno manifestato la loro solidarietà ai compagni di Venezia. Infine, sabato scorso, gli orchestrali hanno organizzato dentro il teatro un volantinaggio anti-Venezi prima di un concerto.
Sin qui i fatti. Ora entriamo nel merito. Prima, il merito musicale della Venezi. In effetti la musicista non ha calcato i podi delle orchestre più blasonate al mondo, forse anche perché ha solo 35 anni, e non hai mai diretto nulla alla Fenice. Per tanti suoi colleghi di pari età - è proprio il caso di dirlo - la musica è diversa: sono chiamati a destra e a manca in teatri prestigiosi, innanzitutto proprio perché sono giovani. È una strategia di marketing: il giovane attira perché viene spesso dipinto come un enfant prodige, quando invece non di rado manca di preparazione e, ovviamente, di esperienza. Ma poco importa: si preferisce il virgulto all'olivo secolare. Un secondo motivo per cui diversi colleghi della Venezi hanno avuto più fortuna in giro per il mondo e in Italia sta nel fatto che si sono schierati dalla parte giusta della Storia.
DIRETTORE E NON DIRETTRICE
E qui entriamo nel vero merito della vicenda: la Venezi è di destra e non di sinistra. È questo il peccato originale di tutta questa vicenda. La preparazione non c'entra nulla. C'entra solo il colore politico della sua bacchetta. Venezi in questo senso non ne ha fatta una giusta. La prima è stata quella di essere figlia di un dirigente nazionale di Forza Nuova. Poi è stata nominata consigliere per la musica dall'allora ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Non paga, non si è vergognata nell'affermare che preferisce essere chiamata "direttore" e non "direttrice", chiara preferenza linguistica fascista... Ha poi ammesso di essere di destra. E infine il presidente della Fondazione che l'ha nominata, il sindaco Brugnaro, appartiene al centrodestra. Ce n'era abbastanza per chiederne l'espulsione dall'Italia. La Venezi, agli albori della sua carriera quando le sue simpatie politiche non erano ancora note, veniva incensata anche dai media mainstream perché donna e pure una bella donna. Era il paradigma perfetto da promuovere contro il patriarcato nei teatri. Ma poi ci si accorse che era una serpe in seno e da qui la firma alla sua condanna a morte professionale.
La sinistra è noiosamente prevedibile. Il piano gramsciano che esige la colonizzazione della cultura italiana in ogni suo aspetto - scuola sin dai nidi, università, ricerca, teatri, cinema, conservatori, scuole d'arte, di recitazione e coreutiche, editoria, giornali compresi, e anche Chiesa cattolica - deve spingersi fino al più totale e radicale monopolio di ogni spazio dove si fa cultura. E infatti la nostra kultura è profondamente progressista e liberale.
Orchestrali e sindacati berciano contro la lottizzazione dell'arte semplicemente perché per una volta tanto sul podio non c'è un nipotino di Marx, perché l'egemonia rossa delle assunzioni nei ruoli chiave è incappata in una eccezione. Davvero senza vergogna e pudore. Infatti tutti sanno, ma davvero tutti, che per arrivare a ricoprire certi ruoli un tempo dovevi essere tesserato del PCI e, oggi, mostrare senza ombra di dubbio di aderire alla linea ideologica di area levantina. Il curriculum, la preparazione, l'esperienza, il talento, ammesso e non concesso che ci siano, vengono dopo, molto dopo. Perché se sei rosso sei normale, una brava persona, ma se non sei allineato sei fascista. Prima dell'inizio del concerto di Capodanno 2024 al teatro dell'opera di Nizza, la Venezi venne fischiata - un dissenso intelligentemente preventivo espresso appunto prima che si udisse una sola nota - e fu esposto uno striscione con scritto: «Niente fascisti all'opera, niente opera ai fascisti».
Dunque, la quasi certa bocciatura della Venezi non dipende innanzitutto da come tiene in mano la bacchetta, ma dal fatto che la musica che vuole dirigere è in realtà diretta da altri. Ed è lei che deve eseguire la parte secondo le loro indicazioni. Qui i veri direttori d'orchestra sono stati già nominati da un pezzo e non si schioderanno mai dal loro podio.
4 NOV 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8270
FIGLI DI DUE PADRI, LA RICERCA AL SERVIZIO DEL SOGNO GAY di Tommaso Scandroglio
Il sogno di ogni coppia omosessuale è avere un figlio biologicamente di entrambi i membri della coppia. Il sogno, che in realtà è un incubo, si potrebbe avverare. I ricercatori della Shanghai Jiao Tong University, guidati dal dottor Yanchang Wei, hanno combinato i genomi di due spermatozoi di topo all'interno di un ovocita privato del nucleo. Chiamasi androgenesi. I risultati sono stati pubblicati a giugno nell'articolo scientifico Topi androgenetici fertili generati mediante mirato editing epigenetico delle regioni di controllo dell'imprinting.
I ricercatori hanno ripetuto questo processo innumerevoli volte, tanto da produrre 259 embrioni di topo che geneticamente erano figli di due maschi ma anche, così pare, di una femmina, dato che nei mitocondri c'è una minima parte di materiale genetico della madre. Di questi 259 embrioni formati ed impiantati nell'utero di topo femmina solo due sono arrivati all'età adulta e si sono poi loro stessi riprodotti.
UNIVERSITÀ DI TOKYO
La cosiddetta riproduzione uniparentale non è una novità. Nel 2007 la rivista Nature Reports Stem Cells ci informò che un team di ricercatori guidati dal professor Tomohiro Kono della facoltà di Agraria dell'Università di Tokyo era riuscito a produrre topi con due madri e nessun padre. Nel 2023 Il giapponese Katsuhiko Hayashi aveva condotto un esperimento in cui avrebbe fatto nascere dei topi senza l'intervento genetico della femmina, seppur adottando una tecnica diversa rispetto a quella usata dai ricercatori di Shanghai. Infatti furono prese cellule cutanee di topo, furono convertite in ovocellule e poi queste vennero fecondate con gli spermatozoi dello stesso topo da cui vennero prelevate e poi convertite le cellule cutanee.
Dunque nel primo e secondo caso qui descritto, i topolini concepiti erano figli rispettivamente di due maschi e di due femmine. Avevano quindi due genitori dello stesso sesso. Nell'ultimo caso, quello del dott. Hayashi, i topolini concepiti erano figli di un unico genitore maschio.
Inutile ricordare che per avere il cosiddetto topolino in braccio serve un dispendio elevatissimo di cavie e che i sopravvissuti spesso sono affetti da patologie gravi. Madre natura ha le sue regole che se non rispettate producono guai seri. Ma questi due ostacoli, il dispendio elevato di embrioni e i difetti genetici dei figli così prodotti, non saranno un deterrente per applicare queste tecniche all'uomo. Già oggi la fecondazione artificiale comporta che più del 90% degli embrioni muoia o rimanga crioconservato e già oggi i nati da queste tecniche si espongono al rischio di contrarre patologie severe. Questi due inciampi non sono scriminanti per un motivo molto semplice: alle persone non importa sacrificare tutte queste vite umane pur di avere un figlio e i dati sui difetti genetici della prole così concepita sono poco conosciuti, per non dire occultati.
ESPERIMENTI SUI TOPOLINI
Torniamo ai tre esperimenti prima ricordati. Per giustificare esperimenti come questi, la retorica scientista in genere afferma che simili ricerche non mirano a risultati concreti, né tantomeno ad applicare tali risultati all'uomo, bensì vogliono solo scoprire alcuni meccanismi del funzionamento delle cellule, dei geni, della riproduzione, etc. Dunque, tutti tranquilli: si tratta solo di scienza speculativa che mai giungerà ad essere tecnica riproduttiva umana.
In realtà simili affermazioni sono solo cortine fumogene volute per nascondere la vera finalità di questi esperimenti: abbiamo un pubblico vastissimo composto da single che vorrebbero diventare insieme padre e madre di un figlio, figlio dunque biologicamente di un solo genitore. Il massimo dell'egoismo: un figlio da non spartire con nessuno. E su altro fronte c'è un pubblico forse ancora maggiore di coppie gay che vorrebbero un figlio geneticamente di entrambi, un bambino biologicamente figlio di due padri e di due madri.
Ciò che muove questi esperimenti è quindi alla fine il vil denaro, perché vi sono moltissimi single e coppie gay desiderosi di diventare prima clienti che genitori e come clienti sono disposti a sborsare importanti cifre pur di aver il bambino in braccio, tra l'altro un bambino monomarca, non ibrido, non imbastardito con il Dna proveniente da persone diverse dal single o dai membri della coppia gay.
In breve questi sono esperimenti di ingegneria sociale volti a snaturare la famiglia, la genitorialità, e la filiazione.
4 NOV 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8341
OSTETRICHE CHE PRATICANO ABORTI, LA FOLLE PROPOSTA DI PD E 5 STELLE di Tommaso Scandroglio
Mercoledì 15 ottobre, presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, Andrea Crisanti (Pd) - microbiologo diventato famigerato durante il Covid - ed Elisa Pirro (M5S) hanno presentato alla stampa il testo di un disegno di legge dal titolo Modifiche al decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206 in materia di attività di competenza dell'ostetrica. Il fine è quello di permettere alle ostetriche di praticare aborti, pur non essendo abilitate alla professione medica. In Italia solo i medici possono praticare aborti. Le ostetriche appartengono alle Professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche, ma non sono medici. Da qui la proposta di PD e M5S di fare una eccezione per le ostetriche nel caso di aborto.
Se andiamo a leggere le competenze delle ostetriche indicate dall'art. 48 del decreto n. 206 vediamo come questa figura professionale è stata pensata per far nascere i bambini, non per ucciderli (lo stesso dovrebbe dirsi per i ginecologi): sorvegliare che la gravidanza proceda normalmente secondo esami diagnostici prescritti da un medico; effettuare i relativi esami; preparare i genitori al loro futuro compito; assicurare la preparazione completa al parto; assistere la partoriente durante il travaglio e sorvegliare lo stato del feto; praticare il parto; individuare nella madre o nel bambino i segni di anomalie che richiedono l'intervento di un medico; esaminare il neonato e averne cura; prendere ogni iniziativa che s'imponga in caso di necessità e, eventualmente, praticare la rianimazione immediata; assistere la partoriente; sorvegliare il puerperio e dare alla madre tutti i consigli utili affinché possa allevare il neonato nel modo migliore; praticare le cure prescritte da un medico.
RISCHIOSISSIMO PER LE DONNE
Questi compiti, eccetto quello relativo alle informazioni da fornire in merito alla «pianificazione familiare» che potrebbero includere informazioni sull'aborto, sono pro-life, non sono pro-choice. Tra l'altro, nell'elenco di queste competenze si individuano molto bene i limiti dell'operato delle ostetriche oltre i quali deve intervenire il medico, come nel caso di prescrizione di esami diagnostici e di terapie. Lasciare in mano alle ostetriche un intervento chirurgico come l'aborto sarebbe dunque rischiosissimo per le donne: chi si farebbe mai operare da una persona che non è un medico e un medico specialista? Crisanti, primo firmatario del Ddl, invece vorrebbe che le ostetriche praticassero aborti come se fossero ginecologi. In conferenza stampa, tenuta per amara ironia della sorte quando si celebrava la Giornata mondiale della consapevolezza del lutto perinatale, il microbiologo ha affermato che è venuto il momento di «rompere una convenzione» secondo la quale ostetriche o infermieri non sarebbero considerati all'altezza di «poter svolgere interventi medici di routine». Uccidere un bambino nel ventre materno è quindi diventato un intervento medico di routine. Registriamo la disinvolta affermazione di Crisanti.
Perché alle ostetriche dovrebbe essere permesso di praticare aborti? La risposta è presente nel titolo stesso della conferenza stampa: Interruzione volontaria di gravidanza: più accessibilità per garantire i diritti delle donne. Il nemico numero uno è il medico obiettore: è lui che, secondo la narrazione abortista, impedirebbe alle donne di abortire. La percentuale di obiettori infatti è superiore a quella dei non obiettori: 60,5% tra i ginecologi (cfr. Relazione del Ministero della Salute sullo stato di attuazione della 194 per l'anno 2022, redatta dal Ministero della Salute nel 2024, ultima relazione disponibile). A margine: una così alta adesione all'obiezione di coscienza è prova evidente che il medico sa che abortire è uccidere un bambino. Però attenzione: solo il 39 % del personale non medico è obiettore (40,9% tra gli anestesisti). Ecco perché Crisanti & Co. vogliono pescare da lì i nuovi professionisti dell'aborto. I candidati sono in numero maggiore.
I PUNTI PER L'ABORTO SONO PIÙ DEI PUNTI NASCITA
Ma davvero serve aumentare il numero di praticanti aborti? Ci sono così tanti aborti che serve nuova manovalanza? No. Dati alla mano, purtroppo i medici obiettori non sono un ostacolo alla pratica degli aborti. Un primo dato: tutte, ma dicasi tutte le donne che volevano abortire nel nostro Paese, sono riuscite ad abortire. Secondo dato presente nella Relazione del Ministero della Salute: «Si osserva una diminuzione dei tempi di attesa tra rilascio della certificazione e intervento, possibile indicatore di efficienza dei servizi». Dunque i tempi per abortire negli anni si fanno sempre più brevi. Se ci fossero difficoltà ad accedere all'aborto i tempi si dilaterebbero.
Terzo dato: facendo un confronto tra i nati e gli abortiti e le strutture per nascere e per abortire risulta che «in proporzione [...] i punti IVG sono più dei punti nascita». Insomma, il servizio abortivo è più efficiente di quello preposto alla nascita. Se ci fossero problemi ad abortire dovremmo registrare ben maggiori difficoltà che nell'accesso al parto, ma così non è.
Quarto dato, forse il più rilevante: «Il numero di IVG per ogni ginecologo non obiettore è pari a 0,9 IVG a settimana a livello nazionale [il picco massimo è in Molise con 6,2 aborti a settimana: assolutamente gestibili dato che l'intervento dura circa venti minuti]. [...] Il dato nazionale è in costante diminuzione negli anni». Quindi ogni medico abortista deve effettuare un "solo" aborto a settimana (ma anche uno è troppo). Tra l'altro, quinto dato, dal 2014 al 2022 i medici non obiettori, pur rimanendo in minoranza, sono aumentati del 21,5%: il trend è quindi in crescita. Mentre la percentuale di medici obiettori è in costante flessione. In sintesi, la macchina abortiva in Italia ammazza decine di migliaia di bambini all'anno senza mai incepparsi (più di 65 mila nel 2022).
E allora domandiamoci: dov'è l'emergenza? Come si fa a dire che mancano medici per effettuare aborti e dunque bisogna ricorrere alle ostetriche e che i medici obiettori impediscono di praticare aborti? Come si fa a dirlo tenendo anche conto che il carico di lavoro per i ginecologi non obiettori è in costante diminuzione negli anni? Sono tutte, purtroppo, solo menzogne.
Nota di BastaBugie: l'autore dell'articolo precedente, Tommaso Scandroglio, nell'articolo seguente dal titolo "Aborto, le ostetriche sbugiardano Crisanti e bocciano il suo Ddl" rivela la sconfessione del disegno di legge di Crisanti da parte della Federazione nazionale degli ordini della professione di ostetrica. Che respinge in toto il testo e spiega che il senatore del PD sapeva già del rifiuto.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 31 ottobre 2025:
Vi ricordate il disegno di legge del professore e senatore Andrea Crisanti, nome famigerato durante l'era Covid, di cui avevamo scritto qualche settimana fa? La proposta firmata da Partito Democratico e Movimento 5 Stelle era semplice: permettere anche alle ostetriche di praticare aborti. Peccato che le ostetriche non siano mai state d'accordo con questa proposta.
Il 15 ottobre scorso Crisanti tiene una conferenza stampa in Senato per presentare il suo Ddl. Ciò che Crisanti dice durante la conferenza stampa fa sobbalzare sulla sedia la dottoressa Silvia Vaccari, presidente della Federazione nazionale degli ordini della professione di ostetrica (FNOPO), la quale prende carta e penna e, in nome delle circa 22 mila ostetriche da lei rappresentate, nello stesso giorno scrive e pubblica una circolare di fuoco.
In primis la Vaccari rivela che nel settembre del 2024 Crisanti tentò di far sottoscrivere alla Federazione il suo Ddl, ma invano: «Questa Federazione manifestava chiaramente al Senatore proponente di avere ravvisato nella proposta legislativa suddetta insuperabili criticità, tali da non consentire nemmeno interventi di carattere emendativo su di essa». Insomma Crisanti aveva incassato un "No" bello tondo.
Non avendo ricevuto più notizie da allora, la Vaccari pensava che il Ddl fosse morto e sepolto, fino a quando non apprese, proprio nella giornata del 15 ottobre 2025, che Crisanti stava presentando il disegno di legge in conferenza stampa. In questa occasione «sono state rese affermazioni che, di per sé stesse, risultano difformi dal vero e meritevoli di immediata confutazione». Prima menzogna: «È necessario contestare l'affermazione secondo cui le/gli Ostetriche/ci italiane/i in percentuale largamente preponderante non esprimano obiezione di coscienza». Seconda menzogna: «Si rimarca che la proposta di legge in questione non è il frutto di una concertazione con la rappresentanza ordinistica degli esercenti la Professione Ostetrica né che vi sia una immediata disponibilità (quasi un entusiasmo) delle/degli iscritte/i onde farsi carico e rilevare sulla loro figura professionale le prestazioni ad oggi - correttamente - incombenti sul Medico circa l'interruzione volontaria della gravidanza». In breve: Crisanti ha ricevuto un rifiuto da parte della Federazione delle ostetriche ad appoggiare il suo Ddl e lui in conferenza stampa ha asserito l'opposto.
La circolare poi spiega perché la Federazione ha bocciato il Ddl di Crisanti, sottolineando, come avevamo già fatto noi a suo tempo, l'incompatibilità della pratica abortiva con il ruolo della professione di ostetrica perché la medesima pratica ha carattere medico-chirurgico: «Risulta del tutto incongruo, mediante singole disposizioni disomogenee, far transitare sull'Ostetrica le p
4 NOV 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8343
IL GAY PRIDE MOSTRA IL SUO VERO VOLTO: L'ODIO ANTICATTOLICO di Tommaso Scandroglio
Nostro Signore continua ad essere crocefisso e ad essere insultato ai piedi della croce. La stessa croce e il cammino di sofferenza che lo ha portato al Golgota sono oggetto di scherno. Gesù e la sua croce sono insultati dai nostri peccati e da quelli della comunità gay. In particolare dalla comunità arcobaleno della Brianza che ha organizzato per il prossimo sabato il Brianza Pride ad Arcore.
Dato che i Pride non fanno più notizia e dato che i cattolici sono vittime privilegiate di qualsiasi dileggio perché ormai privi di spina dorsale, ecco che agli organizzatori è venuta l'offensiva idea di strutturare il corteo secondo lo schema della Via Crucis che per l'occasione prenderà il nome di Via frocis. Dieci stazioni, invece di quattordici, per declamare gli stereotipi del pensiero LGBT e progressista mimando i titoli delle stazioni della Via Crucis: Gaza condannata a morte e poi, come spiegano gli organizzatori, «le famiglie arcobaleno si caricano la croce del ddl Varchi [che qualifica l'utero in affitto reato universale, n.d.r.]»; «la comunità LGBT incontra i genitori Agedo [Associazione genitori di figli LGBT, n.d.r.]», che ricalca in modo oltraggioso l'incontro di Cristo con sua Madre; «l'Ungheria cade sui diritti lgbt» e «la Brianza cade sotto il cemento di Pedemontana», rievocando le cadute di Gesù verso il Calvario; «Brianza Pride incontra i non binary» e le donne transessuali, quando invece Gesù incontra le donne di Gerusalemme. Nell'undicesima stazione Gesù viene inchiodato alla croce e invece nella blasfema ottava stazione «l'Italia [è] inchiodata alla croce dell'ingerenza vaticana», tanto per spargere il fango dell'odio sulla Chiesa cattolica. La nona stazione della Via frocis è dedicata all'incontro con gli studenti e infine nella decima si parlerà di diritti per tutti (fuorchè per i cattolici).
UN ATTACCO FRONTALE ALLA CHIESA
Perché questo attacco frontale alla Chiesa cattolica, ai credenti e alla sensibilità religiosa collettiva? Perché qualcuno in casa cattolica finalmente ha parlato chiaro. Come avevamo riportato qualche giorno fa sul blog Gender Watch News, il cardinal Gerhard Ludwig Müller, in merito al cosiddetto Giubileo arcobaleno, aveva affermato che i pellegrini LGBT cercavano di «propagandare se stessi passando attraverso la Porta Santa, piuttosto che vivere il tradizionale scopo di cambiare vita, proprio dell'evento giubilare. Essi profanarono il tempio di Dio, facendo della casa del Padre una piazza di rappresentanza (Gv 2,17). Il movimento Lgbt è assolutamente contro la volontà di Dio Creatore, che ha istituito il matrimonio come santo sacramento in Cristo, ed è uno scandalo assoluto che ciò sia avvenuto».
Oscar Innaurato, presidente di Brianza oltre l'arcobaleno e uno dei principali organizzatori della Via frocis, a tal proposito ha dichiarato: «Ci sentiamo sotto attacco, non solo le parole del cardinale Müller, ribadite anche da papa Leone XIV ma anche l'approvazione in via definitiva al Senato del ddl Varchi che rende la gestazione per altri un reato universale. Continuiamo a sentirci colpiti e discriminati e questa Via frocis è un modo per dare voce alle nostre parole».
Da una parte, per paradosso, siamo felici di ciò che ha detto Innaurato. Significa che il cardinal Muller ha colpito nel segno, ha messo sale nelle ferite aperte nella coscienza dei militanti gay, ha fatto capire che il nemico numero uno per loro, la Chiesa cattolica, ha ancora tra i suoi membri qualcuno che non si flette al gaiamente corretto, che è fedele servitore della verità e non si fa blandire o intimorire. C'è ancora chi non si piega e non si spezza.
La Via frocis è dunque una risposta schiumante rabbia alla verità chiara come il sole sull'omosessualità. Siamo anche amaramente contenti di questa iperbolica reazione allergica dell'attivismo gay - davvero uno shock anafilattico a contatto con l'allergene cattolico - perché mostra a tutti, atei compresi, di che pasta sono fatti lor signori. I quali non hanno poi timore di molestarci perché siamo notoriamente imbelli. I fanatici dell'Islam - pratica ripugnante - scaraventano dai piani alti dei palazzi le persone omosessuali. Noi benediciamo in chiesa chi in strada ci insulta.
UN ATTO DI BLASFEMIA GRAVISSIMO
Su altro versante la Via frocis è un atto di blasfemia gravissimo, offende pesantemente tutti i credenti e crea scandalo, sconcerto, disgusto. Siamo ben oltre la discriminazione, così cara ai gay solo se li riguarda, siamo all'insulto vibrante disprezzo ed irrisione. Vedremo quanti pastori ambrosiani, tacendo, diventeranno complici di questo misfatto. Ogni omissione in questo caso è colpevole perché collabora materialmente al male. Sentiamo già poi berciare i politici di area levantina, invocando la libertà di parola. Tutelata se ad offendere sono i militanti gay, negata se a difendere Dio e i suoi principi sono i cattolici.
Perché poi qui c'è un chiaro risvolto penale. La Via frocis potrebbe avere tutte le carte in regola per configurare il reato di Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio o danneggiamento di cose. Recita l'art. 404 cp: «Chiunque, in un luogo destinato al culto, o in un luogo pubblico o aperto al pubblico, offendendo una confessione religiosa, vilipende con espressioni ingiuriose cose che formino oggetto di culto, o siano consacrate al culto, o siano destinate necessariamente all'esercizio del culto [...] è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000». Qui i sofisti del diritto affermeranno che l'offesa è ad una pratica religiosa non a cose oggetto di culto. Noi in qualità di antisofisti rispondiamo che offendendo la pratica religiosa della Via crucis si offende la croce.
I legulei arcobaleno ribatteranno che non si è offeso l'oggetto materiale della croce, come esigerebbe il 404. Rispondiamo che la Via frocis ha fatto di peggio: ha offeso la croce in quanto tale, il suo significato, e quindi ha offeso contemporaneamente tutte le croci materiali esistenti che rimandano a quel significato declinandolo nel concreto. D'altronde se si offende una cosa sacra si vuole in realtà offendere il significato che reca in sé quella cosa. Ci aspettiamo allora che qualche Pubblico ministero, raggiunto da siffatta notitia criminis, faccia comprendere che la libertà di parola non è libertà di offendere. E se magari anche il Prefetto lo comprendesse forse l'ennesima spregevole angheria alla coscienza collettiva dei credenti potrebbe addirittura essere fermata.
Eppure alla fine nulla di inedito, nulla di strano. Sin dall'inizio la croce e il Condannato ad essa appeso suscitano irrisione e offese: «Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: "[...] Scenda ora dalla croce e gli crederemo". [...] Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo» (Mt 27, 41-44).
21 OTT 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8328
DDL VALDITARA, L'AVVERSIONE DELLA SINISTRA HA RADICI ANTICHE di Tommaso Scandroglio
Mercoledì 15 ottobre, la Commissione Cultura della Camera ha approvato il disegno di legge Valditara sul consenso informato in merito all'educazione sessuale e affettiva, aggiungendo un punto importante: oltre che alla materna e alle elementari, anche alle medie l'educazione sessuale sarà vietata. Rimangono ferme le altre indicazioni: per le superiori è previsto l'obbligo del consenso scritto dei genitori, inoltre le scuole devono informare i genitori sulla natura dell'iniziativa, i suoi scopi, i materiali didattici adottati e i soggetti terzi coinvolti. In questo ultimo caso affinché associazioni, gruppi, eccetera, possano mettere piede a scuola occorreranno il via libera del collegio dei docenti e del consiglio di istituto e l'indicazione previa dei criteri di selezione dei soggetti invitati (avevamo già scritto sul contenuto di questo Ddl a suo tempo). Prossimi passi del Ddl: voto nell'aula della Camera e poi il testo passerà al vaglio del Senato.
Naturalmente non si sono risparmiate critiche a sinistra in merito a questo Ddl: retrivo, bigotto, di stampo medioevale, restrittivo dell'autonomia scolastica, etc. Rossano Sasso, capogruppo leghista in Commissione Cultura e relatore del Ddl Valditara, ha rispedito le critiche ai mittenti affermando che si tratta di un testo di «buon senso». Un disegno di legge nato dal fatto che si sono verificati «troppi episodi di tentativi di indottrinamento da parte di attivisti di estrema sinistra Lgbt». Sasso ha poi ricordato che per gli alunni di elementari e medie, seppur esclusi dall'educazione sessuale, è prevista comunque una didattica centrata sulle relazioni interpersonali, sull'empatia e sul rispetto reciproco.
LE RADICI ANTICHE DELL'ODIO ALLA FAMIGLIA
Fin qui la cronaca politica. Ora domandiamoci: perché così tanto livore da parte dell'anticultura progressista per questo Ddl? I motivi sono plurimi e di antica data. Ne vogliamo qui indicare solo due. In primo luogo la kultura di matrice levantina odia la famiglia. Friedrich Engels (1820-1895), uno dei padri ignobili del comunismo, sosteneva che la famiglia monogamica, per un certo processo economico che l'avrebbe investita, sarebbe felicemente scomparsa (cfr. L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, Editori Riuniti, Roma, 1963, pagg. 101-103). Lontano dall'essere un istituto di diritto naturale, per Engels la famiglia e il matrimonio sono solo sovrastrutture frutto del capitalismo, realtà sociali generatrici di diseguaglianze (l'uomo domina sulla donna e i genitori sui figli), ma destinate a scomparire a favore delle libere unioni. La famiglia è dunque una mera convenzione denotata da forte ipocrisia: «Il matrimonio [...] è sempre un matrimonio di convenienza. Questo matrimonio di convenienza si trasforma abbastanza spesso nella più crassa prostituzione [...] Per tutti i matrimoni di convenienza valgono le parole di Fourier: "Come in grammatica due negazioni costituiscono un'affermazione, così nella morale matrimoniale due prostituzioni fanno una virtù"» (cfr. Ib. pp. 109-110).
Va da sé che, secondo Engels, i bambini dovrebbero essere allontanati dalla famiglia, da questo luogo essenzialmente pernicioso. Nel suo scritto Principi del comunismo, il filosofo è molto chiaro su chi deve educare i figli: «Istruzione di tutti i bambini, dal momento in cui possono lasciare la cura della madre, in istituti nazionali a spese nazionali» (n. 18, 8). Nel Manifesto del Partito Comunista del 1848, in modo analogo, si può leggere: «Abolizione della famiglia! [...] Ci rimproverate di voler abolire lo sfruttamento dei figli da parte dei genitori? Confessiamo questo delitto. [...] I comunisti [...] strappano l'educazione all'influenza della classe dominante» (cap. II).
LA RIVOLUZIONE SESSUALE
Il secondo fattore che porta al rifiuto del disegno di legge di Valditara è la rivoluzione sessuale. L'educazione sessuale statale è sostanzialmente improntata ad una prospettiva ludica-sanitaria. Wilhelm Reich (1897-1957), psicoanalista che tentò di coniugare Freud con Marx, nel libro La rivoluzione sessuale vedeva nel libertinaggio una chiave per smontare la struttura sociale oppressiva: la rivoluzione sessuale diventava un fattore politico, diventava un elemento centrale della lotta politica. La sessualità descritta da Reich non è rispettosa della dignità personale, ma votata alla dissoluzione. È la vecchia tesi del marchese de Sade (1740-1814): l'eros non deve conoscere limiti, perché ogni limite è sopruso. In modo analogo, per Reich ogni costrizione morale o sociale a danno della naturale forza centrifuga delle energie sessuali provoca nel soggetto frustrazione e viene intesa come castrante la libertà individuale. Dunque qualsiasi insegnamento, anche scolastico, intento a ravvisare un ordo nella sessualità, ossia una sua intrinseca finalità, e a indicare quindi alcuni limiti e norme morali è inteso da Reich come oppressivo e perciò ideologico: «Ogni ordine sociale che sopprime la vita sessuale naturale dei suoi membri è costretto a crearne la sostituzione ideologica per poter sopravvivere» (La rivoluzione sessuale, Sugarco, 1974, p. 31); «L'educazione sessuale repressiva non elimina gli impulsi, ma li devia in forme di sottomissione e di odio» (Psicologia di massa del fascismo, Sugarco, 1973, p. 124). L'omosessualità intesa come naturale variazione dell'orientamento sessuale si inserisce in questa tesi che interpreta qualsiasi pulsione sessuale come buona per il semplice motivo che è stata sperimentata o che è sorta spontaneamente.
L'avversione odierna al Ddl Valditara ha quindi radici antiche e molto ben radicate nella coscienza collettiva: un'avversione verso la famiglia ritenuta incapace di volere realmente il bene dei figli e una pansessualità che legittima ogni appetito sessuale, omosessualità compresa.
26 AGO 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8275
MENO CONSENSI SU ABORTO E TRANS, IL VENTO CAMBIA NEGLI USA di Tommaso Scandroglio
Gallup, uno dei più prestigiosi istituti demoscopici statunitensi, ha fotografato il giudizio degli americani su venti questioni eticamente sensibili. Guardando ai due estremi, ne è uscito che tradire il coniuge e clonare esseri umani sono le condotte più riprovevoli, invece usare gli anticoncezionali e divorziare sono le scelte moralmente più accettabili. Il sondaggio è stato effettuato nel maggio scorso e pubblicato il 23 luglio. Le risposte possono essere suddivise in tre gruppi: condotte accettate dalla maggioranza; condotte in cui si è registrata una spaccatura nel campione tra favorevoli e contrari; condotte rifiutate dalla maggioranza.
Partiamo dal primo gruppo. In testa abbiamo l'uso dei contraccettivi che per il 90% degli intervistati è pratica lecita. Segue il divorzio al 75%. Le relazioni omosessuali sono accettate dal 64% degli americani. Il 63% è poi a favore della ricerca sulle cellule staminali embrionali. L'aiuto al suicidio è accettato dal 53% del campione.
Veniamo al secondo gruppo: il 49% difende la scelta abortiva della donna contro un 40% che la critica a cui si aggiunge un 10% che non sa o non risponde. È la percentuale di dubbiosi più alta tra le 20 questioni eticamente sensibili su cui è stato chiamato a rispondere il campione. Altro tema spartiacque: la sperimentazione sugli animali. 47% a favore e 47% contrario.
Nel terzo gruppo invece troviamo le condotte giudicate negativamente. In fondo alla classifica troviamo i rapporti sessuali tra teenager (51% contrari); segue a salire il "cambio" di sesso (54% contrari). Poi citiamo il suicidio (71% contrari) e chiude in testa l'adulterio (89% contrari).
Aggiungiamo che chi vota Repubblicano è meno propenso a sostenere condotte eticamente censurabili, così come chi è più anziano rispetto a chi è più giovane. L'appartenenza politica è però più incidente rispetto al fattore età.
Proviamo a tracciare qualche giudizio critico su questi dati. In prima battuta evidenziamo che quelle condotte moralmente riprovevoli che sono state sdoganate nel percepito collettivo da più tempo sono anche quelle che oggi sono state più accettate dalla società. Le battaglie su divorzio e contraccezione sono battaglie di 50 e più anni fa e dunque il processo di assorbimento sociale ha avuto più tempo per compiersi. Sul fronte opposto il "cambio" di sesso è fenomeno abbastanza recente e quindi fa ancora fatica a penetrare nella coscienza collettiva.
I FAVOREVOLI AL TRANSESSUALISMO E ALL'ABORTO
Ma c'è dell'altro. L'anno scorso i favorevoli al transessualismo erano il 44%, quest'anno sono scesi al 40%. Insieme ai dati sull'aborto su cui ci soffermeremo a breve, questa oscillazione è stata la più rilevante tra tutte le 20 tematiche. Quale il motivo di questo sfavore verso il "cambio" di sesso che si è accentuato in un solo anno? Molto probabilmente c'entra la politica di Trump che con i suoi ordini esecutivi, a cui sono seguite 120 leggi volte a contrastare le derive LGBT, ha posto un freno alla partecipazione dei transessuali nelle competizioni femminili ed ha estromesso i transessuali dall'esercito. Può essere dunque che Trump, insieme a queste normative, abbia confermato molti nei dubbi sulla moralità di questa condizione, dando così coraggio a costoro di affermare che un uomo non può essere una donna. Aggiungiamo che il popolo americano inizia a mostrare segni di insofferenza verso la controcultura woke e di certo il transessualismo è punta di lancia di questo fenomeno.
La tematica gemella dell'omosessualità invece non è così gemella come potrebbe apparire. Infatti l'omosessualità è ben accetta dai più ci informa il sondaggio. Questo forse perché, oggi, appare meno innaturale rispetto al transessualismo. Tale erronea percezione è frutto di una campagna culturale massiva e pervasiva che ha reso l'omosessualità fenomeno normale, comune.
Accennavamo all'aborto: 49% a favore e 40% contro. Gallup ci informa che l'anno scorso i favorevoli erano il 54%, percentuale più alta mai registrata. Tra tutte le tematiche, l'aborto è quella che ha visto la maggior perdita di consenso nel giro di 12 mesi. A ciò si accompagna un consistente 10% di dubbiosi a riprova che il vento sta cambiando. Come mai? Probabilmente a motivo della campagna presidenziale in cui questa tematica è stata spesso al centro dei dibattiti. Soprattutto oggetto di confronto e scontro è stato l'aspetto dell'aborto a nascita parziale. Può essere quindi che l'americano medio abbia così preso coscienza della reale natura della pratica abortiva.
EFFETTI BENEFICI DELLA SENTENZA CHE HA ANNULLATO LA ROE VS WADE
Inoltre, altro aspetto determinante o forse ancor più determinante, stiamo forse assistendo agli effetti benefici della sentenza Dobbs del 2022 della Corte Suprema che ha mandato in soffitta la sentenza Roe vs Wade. La causa prima di questo mutamento di giudizio potrebbe dunque essere questa sentenza, ma la causa seconda, più incidente, è il cambio di normativa sull'aborto che dal 2022 ad oggi sta diventando sempre più stringente in un numero crescente di Stati proprio a seguito della sentenza della Corte Suprema. Ciò a conferma che le leggi o le sentenze, come nel già citato caso del "cambio" di sesso, possono orientare la coscienza collettiva ed hanno il potere di educare o diseducare le menti e i cuori delle persone.
Significativo poi che, se il giudizio sull'aborto sta cambiando, registrando un 40% di americani contrari, la sperimentazione sui nascituri è benedetta dal 63% del campione. Una contraddizione palese che forse si può così spiegare: nel percepito collettivo la sperimentazione interessa un grumo di cellule, l'aborto riguarda invece il figlio. Nella sperimentazione non si uccide nessuno (falso), nell'aborto forse sì (certamente sì). Una schizofrenia di giudizio causata quindi dalla mancanza di formazione adeguata, causata dalla ignoranza su puri e semplici fatti biologici.
Per rimanere in tema di schizofrenie: il 53% degli americani è a favore dell'aiuto medico al suicidio, ma il 71% è contrario al suicidio. Due percentuali in contraddizione tra loro. Come spiegarlo? Forse nell'immaginario collettivo il suicidio in sé è gesto da condannare, ma se questo ha ricevuto l'imprimatur dello Stato e ha seguito un protocollo medico allora è moralmente da accettare. Diventa atto buono perché ufficiale, non dettato dall'impulso del momento ma ragionato, verificato giuridicamente e clinicamente, convalidato da soggetti terzi. C'è dunque un suicidio brutto, sporco e cattivo - Tizio depresso che si taglia le vene - e il suicidio bello, pulito e buono perché validato, compiuto in strutture idonee, seguito da esperti e approvato scientificamente. Insomma oggettivamente buono. Un suicidio felice, potremmo così dire.
Un'ultima nota. Come abbiamo visto la condotta considerata più riprovevole è l'adulterio. Per quale motivo? Facile: pressoché tutti si sono visti nel ruolo del tradito. Non certo del traditore.
26 AGO 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8274
CHIESE BRUTTE? PERCHE' SI VORREBBE CAMBIARE LA FUNZIONE DELLA CHIESA di Tommaso Scandroglio
Tempo di dichiarazione dei redditi e tempo di spot della Conferenza episcopale italiana che questua il nostro 8 X mille. Ma dove vanno a finire i soldi dei contribuenti cattolici? Tre sono le voci principali di spesa: le esigenze di culto e pastorale; gli interventi caritativi; il sostentamento del clero. Mettiamo sotto il microscopio la voce "esigenze di culto e pastorale". Secondo il Rendiconto ufficiale in merito all’anno 2024 il 63,2% dei finanziamenti è stato destinato al restauro degli edifici di culto. Il 25,1% alla costruzione delle nuove chiese. Annotiamo, come ricorda il Rendiconto, che «la CEI interviene con un contributo massimo del 75% della spesa preventivata (70% per gli interventi sugli edifici esistenti)». Dunque le diocesi ci devono mettere del loro per il restauro degli edifici e per la costruzione di nuovi edifici di culto.
Fermiamo la nostra attenzione proprio sulle nuove chiese che al cattolico della Domenica sono costate nel 2024 ben 32.250.000 euro. Non vogliamo qui domandarci se la costruzione di questi nuovi edifici fosse necessaria, visto l’inverno demografico che da anni ha colpito i fedeli praticanti, ma vogliamo domandarci: sono belle o brutte queste chiese? In altri e più precisi termini: sono adeguate ad esprimere il culto dovuto a Dio?
Giriamo le domande all’architetto e designer Andrea Pacciani, vincitore di diversi premi internazionali legati all’architettura classica con predilezione per l’estetica palladiana. Tanto per inquadrare il personaggio, diciamo che l’architettura contemporanea o sperimentale sta all’architetto Pacciani come Al-Qaeda sta alla pace nel mondo.
È esperienza condivisa che le chiese post conciliari, nella maggior parte dei casi, oscillino nell’associazione di pensiero collettiva tra le fabbriche e gli hangar, tra i magazzini e gli opifici. Che Dio ci condoni per queste brutture. Da qui la domanda quasi banale: perché sono così orribili?
Le nostre chiese antiche hanno il difetto di essere troppo belle, dei capolavori artistici assoluti oltre che oggetti architettonici funzionali al culto, e nel XX secolo si decise di abbandonare il modello costruttivo fin ad allora seguito a favore di una architettura contemporanea. Il discrimen forse nasce da lì. Così, purtroppo, all'architettura sacra in epoca moderna si sono fatte perdere le sue funzioni strumentali principali, un po' come è avvenuto per l'arte in genere, con la speranza o la consapevole ingenuità che altri mezzi avrebbero portato gli stessi o migliori risultati rispetto a quelli raggiunti e garantiti dai precedenti storici. Se, per l'arte in generale, il passaggio dall'arte figurativa a quella astratta, e quindi l'abbandono della funzione divulgativa, di informazione e testimoniale dell'arte, avveniva nella consapevolezza del sicuro prossimo successo di fotografia e cinema, in architettura sacra si faceva lo stesso passaggio - un salto nel vuoto - inseguendo gli slanci estetici di successo nell'arte in genere, pensando che le funzioni di contemplazione, conversione, santità e testimonianza avrebbero trovato luogo comunque nell'astrazione figurativa delle chiese moderne. La luce, strumento compositivo dell'architettura moderna, si è ingenuamente associata alla luce divina, all'illuminazione del cammino della chiamata e della conversione. Per fare una battuta, abbiamo inventato le chiese metereopatiche!
Mi tocca sottolineare come quest'errore grossolano non lo hanno invece compiuto le altre religioni monoteiste come l'islam e il buddismo che, anche nelle città più spinte nella architettura sperimentale contemporanea, hanno continuato a costruire i loro templi religiosi nell'ermeneutica della loro continuità estetica e funzionale nella certezza del loro risultato di successo spirituale garantito dalla storia della loro religione. Il risultato di quasi un secolo di architettura sacra sperimentale è aimè quello di edifici in cui, non solo non si riesce ad individuare spesso l’entrata, ma non riesce neanche ad entrarci Gesù Cristo! Figuriamoci i fedeli in ricerca di conversione o di santità. A proposito di santi, non mi risulta nella storia della chiesa cattolica dell'ultimo secolo di santi o beati cresciuti, convertiti e illuminati in una parrocchia o in una chiesa di architettura moderna o sperimentale, ma potrei sbagliarmi
Se lex orandi, lex credendi possiamo anche dire che lex aedificandi, lex credendi?
Sì, purtroppo la fede che si genera in questi edifici moderni per il culto non può che avere la latenza, la tiepidezza, la leggerezza delle cose che cambiano velocemente. È una fede innervata dagli interessi momentanei, dalla disaffezione e dalla non appartenenza. Non so quanto il cattolicesimo abbia a che fare con questi principi, sicuramente queste chiese incarnano la rinuncia alla conversione, alla dottrina, alla disciplina dell’anima, al timor di Dio.
Non gettiamo la croce solo addosso agli "archistar". Non crede che l’estetica delle chiese rispecchi la temperatura della fede dei credenti? Insomma, magari ci meritiamo questi catto-mostri.
Le archistar fanno il loro mestiere per cui sono profumatamente pagati: esprimere concetti architettonici di stupore che meraviglino le persone. Far diventare davvero la religione l'oppio dei popoli. La missione dei costruttori di chiese è stata da sempre invece quella di costruire il luogo di incontro tra Dio in pane e in vino e chi vuole credere nella propria salvezza dopo la morte. Tutto qui. Il luogo dove fare "questo in memoria di me". Lo scopo perciò delle chiese è perpetuare non innovare. Difficile farlo con successo nell'esercizio estetico o estatico della novità! Venendo a mancare l'importanza della funzione principale della chiesa sopra descritto, gli altri aspetti più versatili a corredo che la chiesa oggi ricopre (sala-concerti, luogo sicuro e di riparo dalla vita di strada, parcheggio utile perché gratuito sul sagrato) ci fanno accontentare di edifici in grado di assolvere almeno a questi compiti secondari più laici.
Come invertire la rotta? Come intraprendere la via pulchritudinis?
Io credo che ci siano ambiti nella vita dell'uomo - come la fede, la casa, la famiglia, l'alimentazione - in cui l'evoluzione nel tempo di alcuni aspetti essenziali avviene per mutamenti lentissimi o talvolta solo apparenti. I fallimenti di sperimentalismi per rottura con il passato non hanno mai portato a risultati apprezzabili e meritevoli sul lungo periodo. Il mio auspicio è che non solo l'architettura, ma tutto l'approccio sperimentale in genere, in questi contesti sia man mano abbandonato nella consapevolezza dell'importanza del risultato che questi ambiti attendono per i valori che rappresentano: una chiesa alta e riconoscibile da lontano con il campanile, una casa con il tetto a falde, l'unità tra genitori e figli, e gli spaghetti al pomodoro sono le basi da cui non si può prescindere o far finta che siano superati.
La chiesa con il campanile e la casa con le falde non sarebbero esempi di passatismo? Non sarebbero dei falsi storici? La tradizione autentica è dinamica, deve vivere nell’oggi anche se non si identifica con la sua parte deteriore. Ci aiuti a sciogliere questi dubbi.
Fintanto che la tradizione è la ricerca di un modello di riferimento e il percorso per il suo raggiungimento è la contingenza contemporanea, l'autenticità della tradizione è preservata e perseverata. Il falso storico è una miope lettura della realtà con gli occhi della modernità: Brunelleschi, Michelangelo e Palladio a loro tempo fecero i migliori falsi storici dell'architettura classica romana (che fu già greca). Devo ancora conoscerne i detrattori...
26 AGO 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8273
ALL'UE UNA GUIDA ALL'AUTOCENSURA LINGUISTICAMENTE CORRETTA di Tommaso Scandroglio
Parli come badi. Potremmo usare questa chiave ermeneutica di Totò per capire il fine ultimo della Guida per lo stile inglese. Un manuale per autori e traduttori della Commissione europea pubblicato lo scorso 14 febbraio dalla Commissione europea. Questa guida consiste in un manuale linguistico che, in modo molto dettagliato, indica i termini e le espressioni corrette, anzi: politicamente corrette, da usarsi nei documenti ufficiali da parte del personale della Commissione. Centotrenta pagine fitte fitte di divieti, suggerimenti, inviti grammaticali e sintattici perché la libertà di parola ha confini molto precisi e stretti, tracciati con scrupolo da chi sta a Bruxelles.
Forse il paragrafo più interessante è il n. 15: «Linguaggio inclusivo». Spigoliamo qua e là nel folto dei suggerimenti pedagogici. Ad esempio occorre evitare il termine "chairman" perché quel "man" non è inclusivo verso chi è "woman". E vien da pensare che anche "woman" sia discriminatorio dato che reca in sé quell'odiato sostantivo "man", tanto da far pensare che non si possa dire "donna" senza dire "uomo". Il problema nella lingua inglese si ripresenta innumerevoli volte dato che il suffisso "man" si annida malevolo in molti termini. Ma niente paura, meglio: niente fobia. Basta sostituire certi termini con altri: "firefighters" al posto "firemen" (pompieri); "fishers" al posto di "fishermen" (pescatori); "agente di polizia" a posto di "poliziotto" o "poliziotta"; "ore di lavoro" al posto di "ore uomo".
Abolito l'"uomo", veniamo ai pronomi. Per la persona non binaria, cioè persona che ritiene di essere maschio e femmina nello stesso tempo e con gradi di appartenenza ai due sessi anche differenti, c'è il pronome non binario: "essi", quasi fosse abitata costui o costei da più persone o, meglio, da più personalità. Purtroppo, poi, in inglese dar del "loro" non è espressivo di rispetto. Se non il rispetto dell'ideologia LGBT. La Guida del gambero arcobaleno edita dall'UE tiene inoltre a precisare, con tanto di "nota bene", che l'"essi" usato per il non binario, ha un significato diverso rispetto all' "essi" usato per colui il quale o la quale non sa a che sesso appartiene o sa che non appartiene a nessun sesso.
NESSUN PRONOME PER NON AVERE PROBLEMI
Un modo per trarsi d'impiccio da questa lingua sessualmente esplicita sta nell'usare l'imperativo o il plurale, almeno nei regolamenti ed istruzioni. Meglio dire «Per prima cosa accendi il Pc» piuttosto che «Per prima cosa l'utente accenda il suo ["his" o "her"] PC». Si preferisca «I ricercatori devono essere obiettivi riguardo alle loro scoperte» al sessista «Il ricercatore deve essere obiettivo riguardo alle sue ["his" o "her"] scoperte». Oppure tagliamo la testa al toro del buon senso e non usiamo nessun pronome: «Il presidente ha espresso dissenso», invece di «Il presidente ha espresso il suo ["his" o "her"] dissenso». Proprio vero che il diavolo si nasconde nei dettagli.
Lo slalom tra i paletti dei pronomi conduce poi alle sabbie mobili delle categorie di persone cosiddette "socialmente fragili". Ecco alcuni esempi: «utilizzare "Persona con una condizione di salute mentale" [sic] anziché "Persona che soffre di un disturbo mentale" e [usare] "Utilizzatore di sedia a rotelle" anziché "Persona costretta su una sedia a rotelle"».
Poi via "marito" e "moglie" soppiantati da "coniugi" e "partners" perché in tal modo includiamo anche gli omosessuali. Anzi, pardon, non "omosessuali" ma "comunità Lgbtqi+". Va da sé, poi, che riferirsi alle persone transessuali «con il nome che hanno ricevuto alla nascita, anziché con il nome che usano attualmente, è irrispettoso e deve essere evitato». In modo analogo occorre «evitare un linguaggio che suggerisca che essere anziani sia uno stato indesiderabile». Ma se lo è cosa possiamo farci? Tacerlo e solo pensarlo? Trattarli da ventenni?
NOME DI BATTESIMO
Infine non si deve adoperare l'espressione "nome di battesimo", che in inglese è ancor più fortemente connotato nelle sue ascendenze religiose perché si usa l'espressione "Christian name", ma occorre dire "first name" che potremmo tradurre semplicemente con "nome". Si sbianchetta così il sesso, l'età, gli handicap, la razza ed ovviamente la religione. Una bella imbiancatura sui diversi colori della vita. È la realtà ad essere arcobaleno, non il mondo LGBT.
Torniamo a Totò e al suo "parli come badi". La UE vuole per i propri dipendenti - e tra questi ci siamo anche tutti noi perché volenti e nolenti dipendiamo da lei - che questi ultimi parlino secondo gli interessi a cui la stessa UE sta badando. È cosa nota: si vuole creare un uomo nuovo, che non è né uomo né donna, e un mondo nuovo, popolato solo da felci, panda e ghiacciai. Per un mondo nuovo servono parole nuove. Per cancellare poi il mondo vecchio, anzi: anziano, è molto utile, in parallelo, cancellare quelle parole che potrebbero rievocarlo. Neologismi versus paleologismi.
È un mondo questo, targato UE, artefatto, perché inesistente nella realtà. E le parole servono per descrivere la realtà oppure per occultarla ed inventarla diventando così parolacce. Un mondo dove detta legge e regole grammaticali la maggioranza delle minoranze, dove "inclusività terminologica" sta in realtà per "pelosa ipocrisia linguistica" e "diversità" per "omologazione". Un mondo poi al tramonto perché se proprio i burocrati europei vogliono guardare al mondo nuovo dovrebbero guardare al Nuovo Mondo. Agli Usa.
Il professore Tommaso Scandroglio, autore di diversi libri sulla legge naturale, sulla morale e sulla bioetica, sviluppa riflessioni interessanti sui temi più caldi del dibattito contemporaneo
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