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Il giornalista e scrittore di successo Rino Cammilleri, l'apologeta kattolico, parla a tutto campo dei problemi di oggi senza dimenticare le preziose lezioni della maestra più inascoltata: la storia
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23 SET 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8295
COSA DICE LA CHIESA SULLE VISIONI DI MARIA VALTORTA di Rino Cammilleri
Il dicastero vaticano per la Dottrina della fede ha dichiarato che «"visioni", "rivelazioni" e "comunicazioni" contenute negli scritti di Maria Valtorta, o comunque a essi attribuite, non possono essere ritenute di origine soprannaturale». Ergo, la Valtorta non è una veggente. Roma locuta, causa finita. Forse. Perché ai ripensamenti, magari secolari, di Roma ormai siamo abituati. Ero ancora uno studente universitario fresco di conversione religiosa quando qualcuno dei miei nuovi amici mi mise in mano non un libro, bensì quindici. I primi tre erano la trilogia de Il signore degli anelli (più un quarto, Lo hobbit), gli altri erano i volumi de Il poema dell'Uomo-Dio di Maria Valtorta. Il titolo, dopo alcuni anni, fu mutato in L'Evangelo come mi è stato rivelato, che, messo così, prendeva netta posizione su quella che per i fan era una rivelazione privata tout court. Con la lena del neofita li lessi tutti, e devo dire che non faticai affatto: erano libri che trascinavano e, ricordo, talvolta restavo sveglio tutta la notte per vedere come andava a finire. La Valtorta non era la prima a scrivere una dettagliata biografia di Gesù.
ANNI VISSUTI A LETTO
Prima di lei c'erano state María di Ágreda (XVII secolo) e Katharina Emmerick (XIX secolo, e si dice che qualcosa del genere sia in preparazione a Medjugorje). Quel che la Emmerick, analfabeta, dettò allo scrittore Clemens Brentano permise ad alcuni archeologi di scoprire la casa della Madonna a Efeso, Meryem Evi, oggi in Turchia: era esattamente dove e come la veggente, inferma a letto, l'aveva descritta. Anche la Valtorta era irrimediabilmente a letto, anche se, a differenza della Emmerick, era quasi arrivata al diploma prima che un comunista («Colpirne uno per educarne cento») non le spezzasse la schiena a tradimento con una sbarra di ferro nel 1920 a Firenze. Suo padre era un ufficiale di cavalleria di stanza a Caserta, dove lei nacque nel 1897, sua madre insegnava francese. Dopo quella botta, il trasferimento finale a Viareggio, dove dal 1934 fino alla morte (1961) non poté più lasciare il letto. Dal 1943 al 1947 scrisse a mano ciò che, asseriva, Gesù le dettava: 15.000 pagine, 122 quaderni. Oggi riposa nella basilica fiorentina della Santissima Annunziata, retta dai Serviti. L'opera, ormai diffusa in una ventina di lingue, ebbe da subito problemi con l'allora Sant'Uffizio, quantunque Pio XII sembra non le fosse contrario. Io, che ho letto tutti i volumi, devo dire che qualche particolare narrato mi lasciò perplesso.
Lo stile mi parve subito quello di una donna, mi si passi l'espressione, innamorata. Innamorata di Cristo, cosa che va benissimo, ci mancherebbe. Ma in lei diventava una descrizione minuziosa, anche troppo attenta ai dettagli. Un maschietto come me, per esempio, non è molto interessato al fatto che le orecchie della Madonna in fasce sembravano boccioli di rosa, né che sui piedi di Gesù trasparivano delicate vene bluastre. Dettagli da innamorata coinvolta, appunto. La quale, però, "vedeva" anche altro, ed è questo "altro" che rende la sua opera intrigante. L'"altro" è lo sfondo, i paesaggi, le abitudini e gli usi, i nomi delle località e le loro ubicazioni, i dati climatici, la flora, le strade, i fiumi, i cibi, le costruzioni. Come in un film. Certo, si potrebbe pensare che la Valtorta abbia fatto come Salgari, che l'ambientazione dei suoi romanzi la trovava alla pubblica biblioteca, non avendo mai viaggiato. Solo che la Valtorta non aveva niente del genere a disposizione. Di più: certe cose da lei descritte sono state portate alla luce dagli archeologi molti anni dopo la sua morte. Dieci volumi di dati storici, topografici, cronologici, architettonici. E tutti esatti, si badi. Da notare che nemmeno un turista erudito potrebbe accumularli, per il semplice fatto che si tratta di sapere non come stanno adesso le cose ma come stavano duemila anni fa. Per esempio, non ci sono coccodrilli in Terra Santa, è noto. Ma c'erano ai tempi di Gesù, forse portati dall'Egitto, e ciò è oggi assodato. Ma come faceva la Valtorta a saperlo? L'esistenza di una città di nome Krokodeilos è stata appurata solo nel 1999.
L'ARCHEOLOGIA CONFERMA
Uno studioso francese, Jean-François Lavère, si è preso la briga di spulciare rigo per rigo l'opera della Valtorta, incuriosito dal fatto che, in essa, delle tre piramidi di Giza ne compaia una sola. Come, così precisa in migliaia di dettagli e poi una topica tanto madornale? Ora, la Fuga in Egitto terminò a Matarea, quartiere dell'antica Heliopolis, oggi El Matariya. C'era una folta comunità ebraica, ed è logico che la Sacra Famiglia vi cercasse alloggio e lavoro. L'"Albero di Maria" e "La Fontana di Maria" là sono ancora oggi venerati dai copti. Ebbene, la località è a solo 20 km dalle tre famose piramidi, ma la Valtorta ne "vedeva" una sola per il semplice fatto che da Matarea si vede solo la più grande, che nasconde le altre due. Ancora: Caecilius Maximus. Chi era costui? La Valtorta lo nomina appena. È uno dei due soldati romani di cui riferisce un breve colloquio. E riporta la data: inizi dell'anno 29. Ebbene, in una scritta su coccio ritrovata a Pompei nel 1959 compare tal Caecilius Maximus e lo dice presente nella vicina Puteolis (Pozzuoli) in data luglio dell'anno romano che corrisponde al 29 della nostra era. Pozzuoli era il primo porto d'approdo per chi veniva dalla Palestina e si dirigeva a Roma. Certo, che ci fossero due soldati romani con lo stesso nome è probabile. Un po' meno che fossero entrambi in quei luoghi nello stesso anno. Chi inventasse sparerebbe un, che so, Massimo Decimo Meridio, come nel film Il gladiatore. Che, pur avendo a disposizione fior di studiosi, sbaglia, perché un romano antico vero si sarebbe chiamato, semmai, Meridio Decimo Massimo.
Per quanto riguarda i luoghi, la Valtorta li descrive, dicevamo, in maniera filmica. Come fa, per esempio, quando dettaglia le due cime con in mezzo una specie di sella, in occasione del Discorso della montagna. Oggi sappiamo trattarsi dei Corni di Hattin, dove Saladino, alla conquista di Gerusalemme, sbaragliò l'esercito crociato (come narrato in un altro - discutibile - film dello stesso regista de Il gladiatore, Le crociate). E come faceva la Valtorta a sapere dell'esistenza di Alessandroscene, città di cui ai suoi tempi non restava che qualche pietra nota solo agli archeologi? E della foresta pietrificata in Egitto, luogo divenuto turisticamente interessante solo nel 1989? E poi: Jotapata, scoperta solo nel 1992; Magdalgad e Lesendam, menzionate una sola volta nell'Antico Testamento e ritrovate solo nel 1966 da archeologi israeliani; la fortezza di Doco, Docus per i romani, della quale nessuno sapeva niente perché scomparsa, ma che la Valtorta menziona più volte; la colonia greca di Posideion, già in rovina ai tempi di Gesù e la cui ubicazione ancora oggi è nota a pochi studiosi. E si potrebbe continuare a lungo. Insomma, se quella valtortiana è solo invenzione, allora è un (misterioso) romanzo di fantascienza sui viaggi nel tempo.
19 AGO 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8267
NOI CHE SIAMO STATI ADOLESCENTI PRIMA DEL '68 (E PRIMA DEGLI INCEL) di Rino Cammilleri
Il serial di Netflix Adolescence (miniserie televisiva inglese di Jack Thorne e Stephen Graham, regia di Philip Barantini) che tanto sta facendo discutere parte da un ragazzo che uccide una coetanea. L'assassino - quantunque le giornaliste italiane diano ormai del "ragazzo" anche ai trentacinquenni - ha sui 13 anni, non viene da una famiglia disagiata, ha ricevuto in casa una educazione normale e non gli manca niente. E' solo introverso, e pare sia per questo che a scuola lo bullizzano.
Gli danno dell'incel: nel linguaggio internettiano "involontariamente celibe", perché con le ragazze non ci sa fare e, probabilmente, non ci vuole fare, e non perché sia gay, ma solo perché per il momento non gli interessano più di tanto. Bene, una di queste ragazzotte esagera nello sfotterlo e finisce a coltellate. La trama, in succo, è tutta qui, e insiste soprattutto sul dopo, con i padri che si chiedono dove hanno sbagliato e se potevano fare di più o di meglio, eccetera eccetera. Insomma, solite cose.
Tuttavia, ciò ha risvegliato un ricordo personale su cui val la pena riflettere perché i fatti spiegano più che la sociologia. Conclusi il liceo giusto nel Sessantotto, un attimo prima che partisse la rivoluzione non solo sessuale. Classe rigorosamente maschile fin dal primo anno. Coi compagni finì col crearsi un sodalizio che dura tutt'ora che i più sono nonni. In classe i galletti erano solo un paio, gli altri, tutti gli altri, alle ragazze non pensavano affatto. E nessuno si sognava di prenderli in giro per questo o bullizzarli.
Eravamo noi galletti l'eccezione, non loro, e ne eravamo, anzi, contenti. Nel clima di allora nessuno veniva considerato minus habens solo perché non aveva la girlfriend. Il pansessualismo venne dopo, e, come c'era da aspettarselo, creò una torma di frustrati. Gli incel, appunto, con termine attuale. Un vecchio navigato e preconciliare avrebbe spiegato che, per natura, le femmine sono attratte dal maschio dominante, o "alfa", così che quest'ultimo ha tutte quelle che vuole, mentre agli altri resta poco o niente.
Quei miei compagni incel la fidanzata la trovarono dopo, all'università. Meglio, la ragazza trovò loro. Magari - anzi, sicuramente - non era tra le più ambite, ma era giudiziosamente attenta allo scorrere del suo orologio biologico e perciò aveva preso lei l'iniziativa. Si sono sposati con quell'unica donna della loro vita e, lo so per certo, hanno avuto dei matrimoni felici. Tutti. I galletti, invece, no. Per quanto riguarda il bullismo, poi, diciamolo: è cosa vecchia come il mondo.
Fin dall'asilo, dove era normale che il branco opprimesse il più debole e timido (poi dicono che il Peccato Originale non esiste...). Ne ho fatto esperienza anch'io, quantunque non fossi né debole né timido. Ma, come dice il Mago Merlino nel film Excalibur (1984) di John Boorman, «c'è sempre qualcuno più furbo di te». O che si crede tale. Sotto la naja il bullismo cambiò nome: nonnismo. E, anche dopo, si continuò nel dover combattere i prepotenti, o i cattivi per vocazione, o addirittura i delinquenti nati. O i furbi di Merlino, con i loro sgambetti, le loro coltellate alla schiena, i loro tradimenti. Si chiama vita. E le generazioni fino alle presenti sono state formate anche dal bullismo (altrui). Ma quelle attuali sono figlie di padri sessantottini o post-, figlie del "vietato vietare", dei "diritti", del "è colpa della società" (cioè di nessuno). Paradise now! era il titolo di un celebre musical sessantottardo; in soldoni: voglio tutto, subito e gratis. Il che è la ricetta migliore per soccombere con qualcuno più furbo di te. E, come diceva Merlino, ce n'è sempre uno.
19 AGO 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8268
UN FILO ROSSO SANGUE FRA IL TERRORE GIACOBINO E QUELLO ISLAMICO di Rino Cammilleri
Il terrorismo? Lo abbiamo inventato - anche questo - noi, occidentali cristiani. O meglio, lo inventarono i giacobini di Robespierre, che però ghigliottinarono il cristianesimo quantunque allo stesso Incorruttibile gli studi di avvocaticchio li avesse pagati il vescovo di Arras. La Rivoluzione Francese, madre di tutti gli -ismi che seguirono e ancora ci assillano, ideò pure il terrore come metodo di dominio. Oggi lo è anche di lotta, ed è satanicamente geniale.
Il terrorista, infatti, ha un enorme vantaggio sul nemico: può colpire a caso e a tradimento, gente ignara e inerme. Non così chi cerca di contrastarlo, perché può prendersela solo con lui e rispettare le regole. Lotta impari, perciò ecco le transenne, i blocchi di cemento, la moltiplicazione delle guardie, l'ispezione perfino dei cestini della spazzatura. Il che costringe lo Stato a spese pazzesche e lo fa vivere nella paura. Paura di un assassino fantasma che non si sa dove, quando, come e perché colpirà. E chiunque, pure i bambini, può essere un bersaglio. Così, il Terrore è già instaurato, basta colpire una tantum, anche a grande distanza di tempo, in modo da costringere a tenere la guardia sempre alta. Naturalmente, il commercio scema, cosa che danneggia l'economia già aggravata dall'eccesso di spesa per la sorveglianza.
Nel caso del terrorismo islamico - ultima variante - il vantaggio del terrorista è moltiplicato. L'Occidente non ha più la pena di morte né la tortura, non può - come facevano gli inglesi con i ribelli Cipoys musulmani dell'India coloniale - avvolgere il cadavere di un giustiziato in una pelle di maiale a monito per gli altri. L'Occidente gli deve fornire anche l'avvocato gratuito e trattarlo coi guanti, sennò si ritrova contro una massa di buoncuoristi anche atei ma tali perché ideologizzati o semplicemente plagiati dalla libertà di espressione, cosa che, anche questa, gioca a favore del terrorista islamico. Il clero cristiano, di qualunque denominazione, fa il resto.
In Occidente nessuno deve toccare Caino. Infatti, le nostre sono idee cristiane impazzite, che anche il Papa ha rinunciato a correggere. Cioè, eresie secolarizzate (Dio vietò di toccare Caino, sì, ma solo perché se ne riservava la punizione). L'islam radicale ha avuto un diverso fondatore, perciò il terrorista può permettersi di nascondersi anche negli ospedali o negli asili infantili: chi deve stanarlo è dunque in grave difficoltà. Anche perché le ricchissime monarchie petrolifere, pur islamiche, non sentono alcun obbligo di fraternità verso i correligionari vittime collaterali. "Noi amiamo la morte, voi la vita", ammoniva Bin Laden, convinto da imam, ayatollah e clero vario che il Paradiso aspetta chi ammazza più infedeli e chi, pur civile, viene sacrificato alla Causa. Abbiamo visto tutti il filmato della liberazione dei primi ostaggi israeliani: donne velate di nero cospargevano di petali di rose gli eroici combattenti di Hamas (uno insegnava a un bimbetto come impugnare un mitra) che avevano, sempre eroicamente, catturato quattro ragazzotte la più alta delle quali arrivava loro all'ascella.
Certo, uno che ama la morte in nome di Allah ne merita il Paradiso. Ma se poi scoprisse che c'è un solo Dio, sì, però è quello cattolico? Sarebbe un bel dilemma per teologi, perché il Dio cattolico, si sa, tiene conto della buona fede. Ma, checché se ne dica, è sia Misericordia che Giustizia, sennò sarebbe Babbo Natale. Come risolverà il dilemma, comunque, è affar Suo. Se no, che Dio è?
19 AGO 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8264
NO AI CELLULARI IN CLASSE, UN DIVIETO SALUTARE di Rino Cammilleri
Leggo un articolo su La Stampa del 24 giugno scorso: riguarda il divieto dei cellulari in classe e il titolo avverte che, per i presidi, «proibire è un fallimento educativo». Data la fonte, tuttavia, sorge il sospetto che se il provvedimento fosse stato emanato da un governo di sinistra sarebbero fioccati gli applausi. Ma vediamolo, il fallimento educativo.
Tutto il Codice penale esiste proprio per tamponare i fallimenti educativi, sia della famiglia che della scuola. Non solo. Perché un divieto, una proibizione, un altolà non sarebbero educativi? Rivediamo il dizionario: "educazione" è addestramento all'autodisciplina, "istruzione" è immissione di nozioni nella memoria. La scuola si occupa solo della seconda. Della prima dovrebbero occuparsi la famiglia, l'oratorio, il catechismo.
C'è da dire che a ogni piè sospinto è invalso il vezzo di addossare alla scuola tutti i problemi sociali. Si grida (sempre dalla solita parte) all'introduzione di: educazione sessuale, educazione alla legalità, educazione all'affettività, educazione all'antimafia e all'antirazzismo, educazione alla diversità, educazione stradale e via sproloquiando. Che, se queste materie dovessero effettivamente venire introdotte nei programmi scolastici, non resterebbe tempo per altro, e la scuola si tramuterebbe in una madrassa woke di massa. E le università dovrebbero chiudere per mancanza di studenti in grado di sopportarle. Così, senza laureati, il Paese andrebbe a ramengo.
Il fatto è che l'agonia della scuola di Stato comincia col Sessantotto, inteso come rivoluzione, riuscita, in interiore homine. Ora, ogni regime ideologico, per garantirsi l'eternità, cerca di mettere le mani sulla scuola. Non a caso, la scuola statale obbligatoria e uguale per tutti è invenzione giacobina. Quella "liberale" savoiarda, altrettanto giacobina, ha il suo manuale in Cuore di De Amicis. Poi scuola littoria, Hitler-Jugend (Gioventù hitleriana), Komsomol sovietico... è vero, il Sessantotto non instaurò un regime in senso politico (perché non riuscì), ma in Italia la scuola "gentiliana" era in mani democristiane, perciò bisognava sabotarla in tutti i modi.
Ed eccoci a oggi. I presidi. Con qualche eccezione (qualche) si tratta di ex insegnanti che, di fronte ad aule i cui frequentatori hanno tutti i diritti e nessun dovere, hanno gettato la spugna. Solo che nella nuova poltrona erano attesi da bande di insegnanti sindacalizzati il cui unico scopo lavorativo era rendere la vita difficile all'autorità, oltre alla pletora di scartoffie che ogni nuovo ministro della pubblica istruzione si era incaricato di aumentare per distinguersi dal predecessore. Non mi dilungo in aneddoti personali della mia, grazie al Cielo breve, esperienza come insegnante di liceo. I curiosi potranno utilmente leggere il libro che li contiene, L'ombra sinistra della scuola (Piemme, riedito da Chorabooks). Basti pensare che, una volta, il ministro di allora (Dc) mi obbligò a stilare statistiche su voti, presenze e altro: ore e ore per raccapezzarcisi, astrusi e complicati moduli da riempire, la calcolatrice nell'altra mano. A che pro? Boh, nessuno lo seppe mai. Ma tant'è.
Ora, le dernier cri eccolo: il cellulare. Vietarlo? Sarebbe il minimo, visto che anche in altre istituzioni pubbliche bisogna lasciarlo all'ingresso senza che nessuno faccia una piega. Ma, visto che ci siamo, perché non vietare anche di pomiciare nei corridoi scolastici durante la ricreazione? Seeh, vallo a dire a quelli che insistono per introdurre l'erogatore di preservativi. Come ho già scritto, la scuola di Stato va abolita tout court: questo è l'unico divieto che veramente conta. Ma vallo a dire anche a questo governo, pur esso portatore ed erede di ideologie stataliste.
19 AGO 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8265
DOLCE MORTE, AMARISSIMO INFERNO di Rino Cammilleri
Diciamo subito che l'argomento della "dignità" umana, laico, è lo stesso che usano i radicali, per i quali, semmai, è "dignitoso" morire. Con gli argomenti filosofici, cioè non religiosi, si finisce come con il divorzio e l'aborto. Dire, infatti, che l'aborto è un omicidio è vero e lampante, tant'è che non ci sarebbe neanche bisogno di dirlo. Ma la risposta è: chissenefrega. La concezione edonistica, inoculata a dosi massicce nell'Occidente dal Sessantotto, è ormai entrata nelle teste e solo pochi - ma perciò ininfluenti - ne guariscono. Allora, dice l'esperienza che quando le buone non funzionano si prova con le brusche. Ma l'Occidente è nato cristiano, mica islamico, perciò con esso l'equazione peccato = reato non ha senso. Le "brusche" sono dunque argomenti pur essi, ma religiosi.
Andiamo con gli esempi. Eva Lavallière era la più famosa sciantosa di Parigi nella Belle Epoque: bellissima, corteggiatissima, teste coronate impazzivano per lei, i suoi rifiuti provocavano suicidi. Era una delle donne più desiderate del mondo, e i teatri la coprivano di soldi purché vi si esibisse. Giovane, ricca e ammirata, un giorno era a passeggio in Costa Azzurra con i suoi cagnetti quando un vecchio prete la fermò e a bruciapelo le chiese se pensasse mai all'Inferno. Lei trasecolò e scappò via. Ma il tarlo le rimase in testa. Già: pochi anni di gloria le restavano, poi le rughe. E infine il sipario. Sappiamo che, dopo aver dato tutto in beneficenza, andò a chiudersi in un monastero e là morì.
Detto questo, è ovvio che quelli che desiderano la "dolce morte" - e quanti non vedono l'ora di dargliela - ritengono che la presente sia l'unica vita, e poi c'è il nulla implicante assenza di dolore. Come fa dire Eco ad Adso nel finale de Il nome della rosa. Oppure, se blandamente credenti, ritengono che nell'Aldilà ci sia solo la Misericordia, indotti a ciò da certa pastorale piaciona. Ma i preconciliari sanno che non è così. Per esempio, la Madonna a Fatima non esitò a mostrare ai tre pastorelli l'Inferno. L'Inferno! A dei bimbetti analfabeti, ingenui e innocenti! Che mancanza di sensibilità e di tatto! La Vergine, evidentemente, era ignara del metodo Montessori, e del fatto che, più avanti, non si sarebbero ammessi i preti negli ospedali per non "impressionare" i moribondi.
Ma il sottoscritto, esperto di agiografie, può assicurare che proprio una visione dell'Inferno ha prodotto fior di santi, tra cui Teresa d'Avila, Dottore della Chiesa. Fin dal Vangelo ci viene detto che la vita sulla terra è Valle di Lacrime, sì, ma è cosa breve: Gesù stesso la paragona alle doglie del parto cui segue la gioia. Eterna. Sono tanti, e sempre ci sono stati, quelli la cui "qualità della vita" è pessima. Ma vanno avvertiti che dura poco. E agli astanti va ricordata la responsabilità di alleviare quelle sofferenze. Che non consiste nell'ingannare il sofferente. Il quale, anzi, va avvisato che ci può essere qualcosa di peggio post mortem.
L'ateo o l'illuso diranno che loro all'Inferno non credono. Liberissimi. Ma se bastasse non credere a quel che non ci piace perché diventi inesistente, ben poco resterebbe in piedi. Il sofista mi convince che il muro verso cui corro non esiste. E quando mi sono spaccato la faccia il sofista mi spiega che sono io a non aver capito. Pascal, filosofo sopraffino, diceva che se Dio non esiste non ho perso niente, ma se esiste ho perso tutto. Certo, la Misericordia terrà sicuramente conto delle attenuanti generiche e specifiche. Ma non chiedetegli di rimangiarsi la parola sul resto.
19 AGO 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8266
NOI CHE LA MATURITA' ERA UNA COSA SERIA di Rino Cammilleri
È tutto un incrociarsi di "in bocca al lupo!", "crepi!", consigli per ridurre l'ansia da prestazione, consigli per combattere lo stress, consigli dello psicologo, tracce pregresse, statistiche, notti-prima-degli-esami. Per una cosa che si ostinano a chiamare "esame di maturità" mentre, al contempo, continuano a trattare i diciottenni -adulti secondo la legge- da bamboccioni.
E per cosa? Che cosa si è "esaminato" se alla fine sono tutti promossi, al Sud pure cum laude, tanto che, se uno viene incautamente bocciato, giustamente si sente soprattutto offeso e i genitori più di lui, tanto che subito adiscono il Tar (che dà loro ragione)? Tutti promossi, così da farci chiedere se gli esaminati pre-Sessantotto fossero in maggioranza cretini. Mi si consenta un ricordo personale, perché i fatti rendono meglio l'idea.
Ebbi la sventura di incappare nel primissimo esame di Maturità (prima si chiamava "di Stato" e il candidato veniva interrogato su tutte le materie di tutto il liceo). Ero, immodestamente, il primo dell'Istituto, e forse dell'intera città. Eppure, evitai la bocciatura solo perché il preside interruppe le vacanze per venire a fare una scenata agli esaminatori. Nella prova scritta di italiano mi diedero 5 (cinque!). A me, che non a caso avrei fatto nella vita lo scrittore e il giornalista culturale. Sì, perché i miei esaminatori usavano la vecchia testa, anche se la struttura dell'esame era nuova (cioè, non ci capivano niente).
Erano, cioè, quei professori di liceo che, illo tempore, rappresentavano l'élite culturale in città prive di ateneo. E che spesso facevano il salto di qualità andando a insegnare all'università. Erano di quelli che ci si alzava in piedi quando entravano in classe. Di quelli che punivano. E a casa prendevi il resto. Se coniugati con collega, con gli stipendi potevano comprarsi l'appartamento di città e la villetta al mare. Poi, il Sessantotto ha fatto naufragare tutto, tanto che, oggi, l'insegnante è l'ultima categoria dei laureati, uno che insegna perché non ha trovato di meglio, uno che te lo ritrovi con la faccia dipinta e il tamburo e il megafono alle manifestazioni di strada. Ho fatto quel mestiere per qualche anno, per sopravvivere, ma sono scappato alla prima occasione: meglio la fame.
Da quel fatidico anno, non c'è stato ministro dell'istruzione che non abbia voluto firmare una "riforma", contribuendo con ciò allo sfascio: pezze su una bagnarola che faceva acqua da tutte le parti, e che più ce ne mettevi e peggio era. Fino al disastrato presente. In Cina e in Giappone sostenere esami scolastici vuol dire rischiare l'infarto, ma il risultato sono due nazioni di primissimo livello. In Italia il sistema educativo produce solo piattezza acritica woke, e al più ne escono furbastri da politica.
E ciò perché siamo rimasti i soli al mondo a tenere in piedi un baraccone napoleonico fuori tempo: tutti gli insegnanti sono laureati e vanno pagati da tali, ma sono troppi, perciò li si sottopaga; in ogni caso, un aggravio spaventoso per lo Stato. In cambio di niente. La soluzione è fare come fecero gli ingegneri di Bonn quando Kohl riunificò la Germania: al di là del muro, o rappezzare o radere al suolo. Costava meno la seconda opzione e si ripartì da zero. Così è per la scuola italiana: va abolita. Va abolita l'idea stessa, giacobina, che ci debba essere una scuola di Stato.
Le scuole siano tutte private, chi vuole intraprenda e la concorrenza faccia il resto. Lo Stato intervenga solo per supervedere le linee generali e per sussidiare. Così, io stesso potrei andare a contrattare il mio compenso col preside: ecco il mio curriculum, quanto mi dai se vengo a insegnare qui? Resta inteso che, se le iscrizioni non aumentano, puoi licenziarmi su due piedi. Nel Medioevo gli studenti affrontavano lunghi viaggi per poter apprendere dai migliori maestri. Infatti hanno prodotto le cattedrali. Oggi, rapper, influencer e gaypride.
10 GIU 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8188
TRA WOKE E ANTIFA, LA PROPAGANDA SINISTRA di Rino Cammilleri
L'ossessione antifascista dei comunisti, siano piddini, dem, woke, o tutte le sigle dietro cui si annidano, è meno psichiatrica di quel che sembra. Non so se lo facciano ancora, ma anche i radicali si chiamavano tra loro "compagni", e ho l'età per ricordare quando, in pieni Anni di Piombo, chiedevano il disarmo della polizia. Dunque, non erano affatto "liberali" quantunque apparissero occuparsi solo di Cicciolina e canne. E non so come si appellano inter eos i "verdi" e tutti gli "eco" in qualsiasi branca impegnati nella lotta a senso unico.
Solo da noi, oltre ai più di sessanta istituti per lo studio della Resistenza, appena emerge un governo di centrodestra, ecco spuntare una tri o quadrilogia su Mussolini, subito strapremiata, e immediatamente trasposta in serial televisivo. L'aveva già capito Orwell, che non a caso aveva messo come esergo nel suo capolavoro 1984: «Chi controlla il passato controlla il presente». E chi controlla il presente, ovviamente, controlla il futuro. L'umanità procede per generazioni, è noto. E se nel corso di una di esse hai perso la battaglia, ce ne sono altre. A patto che alle successive venga ricordato incessantemente che i tuoi nemici erano i cattivi. E che, per quanti difetti tu abbia, quelli che ti hanno avversato erano molto peggiori di te, anzi, "il male assoluto". Dunque, sappiano i giovani che è meglio farsi comandare dalla tua fazione, perché quel passato in cui comandavano altri era un inferno.
Quando il Duce inaugurò Cinecittà proclamò che «la cinematografia è l'arma più forte». Tanto era vero che il primo a capirne l'importanza fu un prete non a caso beato, don Giacomo Alberione, fondatore dei Paolini. Il primo film a colori italiano fu suo: Mater, sulla Madonna, alla cui sceneggiatura collaborò personalmente. E i democristiani giudiziosamente si accodarono, sfornando capolavori del neorealismo come Cielo sulla palude (sulla vita di santa Maria Goretti). Il primo festival cinematografico del mondo, quello di Venezia, nacque nel Ventennio. Ma poi sia Cinecittà che Venezia cambiarono di mano, perché Togliatti, a differenza dei dc, aveva la vista lunga. Controllare il passato. Fondamentale.
Se può consolarci - ma, ahimè, non lo fa - anche all'estero è la stessa cosa. La predilezione giacobina per la propaganda risale a Marat e a tutti quei libellisti che provocarono la Rivoluzione francese. Ci si faccia caso: l'unica attività di Mazzini, Marx, Lenin e compagnia sinistra era il giornalismo di propaganda politica. E anche Mussolini veniva da quella scuola. Negli USA, Hollywood è totalmente dem. Infatti, ogni film d'argomento politico che sforna, immediatamente strapremiato, è contro i rep (un esempio per tutti, Tutti gli uomini del presidente, sul Watergate, entrato, a furia di propaganda, perfino nei modi di dire). Il Sudamerica non è da meno: i film sulle precedenti dittature locali, sui desaparecidos, sul Cile pinochetiano si sprecano. La glorificazione cinematografica del Che, poi, affratella Nord e Sud. I bestseller della figlia di Allende, infine, chiudono il cerchio.
Gli americani del Nord si sono momentaneamente stufati e hanno votato Trump. Il woke (marxismo radical in salsa Harvard) non a caso ha buttato loro giù le statue di Colombo e del generale sudista Lee, perché, ripetiamo, chi controlla il passato controlla tutto. Tabula rasa e demonizzazione continua. Per i mutaforma marxisti è imperativo, pena la sopravvivenza. Quando Trump cadrà o andrà in pensione, vedrete, usciranno uno dopo l'altro i film che spiegheranno alle nuove generazioni quanto fossero pessimi quell'uomo e la sua era. Ne sa qualcosa il povero senatore McCarthy, la cui sola colpa era di essere anticomunista. La propaganda continua, ossessiva, ha fatto passare il "maccartismo" nel vocabolario come "caccia alle streghe", sottintendendo che le "streghe" non esistevano. Invece esistevano eccome. Ma quelli nati dopo non lo sapranno mai. La propaganda è tutto, e se chi di dovere non prende in mano questa pratica una buona volta, non controlla neanche il presente.
27 MAG 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8171
SU GAZA I TELEGIORNALI DIFFONDONO LA VERSIONE DI HAMAS di Rino Cammilleri
Nella Seconda guerra mondiale gli Alleati avvisavano quando e dove intendevano bombardare onde dare tempo ai civili di mettersi in salvo? Naturalmente no, sennò che guerra era? Bene, eppure è quel che fa Israele con Gaza, e solo quando individua un obiettivo militare annidato tra case, scuole e ospedali. Epperò la popolazione, pur avvisata, non evacua. Perché? Forse qualcuno glielo impedisce? Lo stesso qualcuno che proprio là ha piazzato la sua postazione armata?
In questo caso il suo scopo è creare dei "martiri" da poi filmare e mostrare alle tivù occidentali perché facciano pressione sulle loro opinioni pubbliche, le quali pressino i loro governi e questi ultimi pressino Israele a mollare la presa. Voi mi direte che questo si sapeva, che il livello di fanatismo (sulla pelle altrui) dei fondamentalisti musulmani è noto. È vero, ma questo dovrebbero, dunque, saperlo anche i direttori dei tiggì, i quali invece continuano a mostrarci e raccontarci la versione di Hamas. Ieri, per esempio, si sono visti bambini ammazzati e mamme piangenti. Tanto per cambiare. La voce fuori campo ha precisato "Secondo fonti ospedaliere", quando tutti sanno chi è che controlla gli ospedali gaziwi. Il dato che l'esercito israeliano avesse preventivamente avvisato del suo attacco, viene detto, sì, ma quasi di straforo, in finale di servizio, dopo aver pompato l'audience fino all'ultima goccia di strazio.
Allora, mi chiedo: da un punto di vista strettamente morale, qual è la differenza tra chi spara filmati strappalacrime per un fine politico e chi li divulga per un fine di share? Se nelle città occidentali ci si scontra con la polizia e si sfascia tutto per protestare contro il "genocidio" e l'"oppressione" dei palestinesi, è colpa di Hamas? Hamas non può scatenare le piazze europee e americane, altri finanziatori lo fanno. Né è in grado di controllare i tiggì occidentali.
Dunque, delle due l'una: o questi ultimi ci marciano, come si suol dire, per motivi ignoti, o sono semplicemente imbecilli. Personalmente propendo per la seconda risposta, anche perché fa il paio con quelli che ai festival del cinema anziché parlare di film sparano su Trump e Meloni. Continuando a sperperare i soldi dei contribuenti per fare propaganda politica alla fazione che ha permesso loro di fare i guitti anziché lavorare. E passi per i nostri TeleKiev, giacché il governo italiano è ufficialmente schierato. Ma i TeleHamas ce li potevamo risparmiare. Anche se il nostro ministro degli esteri continua col mantra pluridecennale "due popoli, due stati" che nessuno in tutto il Medio Oriente vuole. Avviso ai commentatori: spiacente, purtroppo non mi paga nemmeno Netanyahu.
20 MAG 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8170
CON LEONE XIV LA CHIESA VOLTA PAGINA
Sono tanti i sassolini (o i macigni?) che stanno uscendo da parecchie scarpe con l'arrivo del nuovo Papa (e intanto i giornali laicisti affilano le armi contro di lui)
di Rino Cammilleri
Sepolto Bergoglio ed eletto il nuovo Papa, ecco che, poco alla volta, i sassolini cominciano a uscire dalle scarpe. Da subito (segno che non se ne poteva più), il cardinal decano ha risolto il pasticcio di Santa Marta, che l'ex Papa aveva elevato a residenza pontificia per un puro capriccio personale. E mettendo nei problemi quelli che ci stavano, e che adesso dovranno tornarci spendendo in risistemazioni. Gli storici appartamenti papali erano stati allestiti nei secoli con uno scopo preciso e, dunque, erano, per definizione, molto più adatti all'uopo. Il decano l'ha messa sul romantico, ricordando che i fedeli, vedendo la luce accesa nella finestra del papa, erano confortati dal fatto che il padre comune lavorava e vegliava per loro.
Bergoglio, a suo tempo richiesto sulla rivoluzionaria scelta del residence, aveva spiegato che non gli piaceva star solo. Come se negli antichi locali non avesse potuto avere tutta la compagnia che voleva. Ma il clero, come i carabinieri, è uso ad obbedir tacendo, però chissà quali mugugni i colpi di testa del papa argentino avranno sollevato. Pochi osarono protestare per le novità (anche dottrinali), chi sommessamente, chi ad alta voce. Ma lui non rispondeva ai primi e allontanava gli altri. Le scarpe nere, diceva, erano perché aveva male ai piedi. Come se il calzolaio vaticano non avesse potuto fargliele rosse e ortopediche. La papamobile l'ha donata ai gaziwi, così che ora Prevost deve ricomprarne un'altra. Infatti, Leone XIV ha messo in garage le utilitarie bergogliane e, per il momento, ripristinato il suv.
Francesco I si presentò senza paramenti e con un inedito "buonasera" all'elezione. Il nuovo papa ha indossato l'antica mise e, per non far fare brutta figura al predecessore, ha optato per un liturgico "La pace sia con voi" al posto del classico "Sia lodato Gesù Cristo". Ha aggiunto che è quanto disse il Cristo appena risorto agli Apostoli. Solo che "Shalom" non è altro che il normale saluto che ancora oggi gli ebrei, come i musulmani ("Salam"), usano. Intervistato (adorava le interviste) sul programma del suo incipiente pontificato Francesco disse testuale: "Sogno una Chiesa povera per i poveri".
Qualcuno ha osservato, giustamente, che la peggior disgrazia per i poveri sarebbe proprio una Chiesa povera, dato che solo Cristo fu capace di moltiplicare il pane. Ma sono tanti i sassolini che usciranno da parecchie scarpe, alcuni grossi come macigni. Come questo: Bergoglio ha viaggiato parecchio ma non è mai voluto andare nella sua Argentina, a differenza dei suoi due predecessori non italiani. Perché? Boh, attendiamo sassolini. Anche la sua predilezione, quasi ossessiva, per i "migranti": qualche malizioso insinua che, essendo grave il deficit finanziario vaticano, l'"accoglienza" serviva almeno a tamponare. Le maggiori offerte, infatti, vengono dagli Usa e dalla Germania, ma in quest'ultima la continua fuoruscita di fedeli tassati (in Germania luterani e cattolici pagano tributi alle rispettive confessioni) e la deriva filo-woke dell'episcopato hanno messo il Vaticano in un inestricabile dilemma; i catto-americani sono ondivaghi, prima votavano a sinistra ma ora a destra, perciò insistere ancora sull'"accoglienza" rischia di indispettire Trump e Vance, che già Prevost aveva criticato sul tema.
Ma questo è il futuro. Il passato è invece, per quelli coi sassolini nelle scarpe, un Papa populista all'esterno e dispotico in casa, che si è circondato di yes-men e ha costretto i cardinali a portare a spalla la Pachamama, lavorando per plasmare una Chiesa a sua immagine e somiglianza; un "ospedale da campo", di fatto una Ong più grossa delle altre e coi soldi anche di chi era d'altro avviso. Papa Prevost, stando ai primi gesti, pare voglia restaurare (cioè, riportare a bellezza, come diceva Ratzinger) ma senza scossoni per non apparire "conservatore". Certo, la situazione complessiva non è delle migliori, ma, come diceva un sorridente Ratzinger intervistato da un preoccupato Messori, "la Chiesa non è mica mia, è di Gesù Cristo, ci penserà Lui".
Nota di BastaBugie: Paola Belletti nell'articolo seguente dal titolo "Papa Leone XIV, la luna di miele mediatica è già al tramonto (buon segno)" parla delle critiche che sta ricevendo il Papa in questi giorni.
Ecco l'articolo completo pubblicato su Sito del Timone il 19 maggio 2025:
Vedere il Sommo pontefice commuoversi guardando l'anello piscatorio cingergli l'anulare conferma non tanto la natura sentimentale di papa Leone XIV, quanto la umana consapevolezza di quale ministero abbia accettato di assumersi, «con timore e tremore», sapendo di non averne merito, come ha dichiarato lui stesso. Con la chiara coscienza di ciò che è chiamato ad essere e a compiere, dunque, prosegue nel servizio che la sua vocazione gli richiede, all'insegna di quel di più di amore che il ministero petrino implica; un amore oblativo, che porta a dare la vita per i fratelli e si nutre dell'amore totale e incondizionato di Cristo per lui. E se i motivi per rallegrarsi e rendere lode a Dio della condotta del pontefice per tanti cattolici non fanno che moltiplicarsi sembra invece che certa stampa abbia iniziato presto a dispiacersene. Un po' bizzarra, come reazione: il Papa ripete con chiarezza e carità e secondo lo stile e gli accenti personali la medesima verità di cui la Chiesa è sorgente e che è chiamato a custodire.
Anche la tentazione di contrapporlo al suo immediato predecessore, che non manca mai di ricordare con rispetto e devozione, fa parte di questo malcostume, e di quello più generale che colpisce tutta la comunicazione contemporanea fatta di polarizzazioni continue e contrapposizioni esasperate (ed esasperanti). Anche su questo si è espresso Leone XIV, ma in particolare ha causato dei mal di pancia diffusi quando, udite, udite!, ha osato parlare del valore della famiglia come società autentica che precede qualsiasi istituzione e che si fonda sull'unione stabile tra un uomo e una donna.
Apriti Cielo, per alcuni! Ma chissà a quale cielo si rivolgono. Nel recente incontro con il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede aveva infatti richiamato alla responsabilità i capi di governo rispetto alle gravi ingiustizie sociali ed economiche che feriscono i popoli e invitato ad investire sulla famiglia "fondata sull'unione stabile tra uomo e donna, 'società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società'". Per Fanpage questa preclara dichiarazione significherebbe, papale papale, che il capo della Chiesa cattolica chiude alle coppie omosessuali, mentre papa Francesco, sempre secondo loro, avrebbe aperto alla concezione di famiglie di vario genere e tipo.
Colpisce, ma non più di tanto, il disappunto di un Vito Mancuso che già a 48 ore dalla sua elezione al soglio pontificio il 10 maggio lamentava nelle parole del Papa i «primi passaggi stonati» denunciando affermazioni che lo avrebbero «sorpreso negativamente». A dire la verità, questo suo disagio funziona un po' come indicatore inequivocabile di come la Chiesa continui ad essere al servizio del mondo e della sua salvezza e proprio per questo detestata, irrisa, sentita estranea dal mondo stesso.
Per Mancuso l'associazione della riduzione di Cristo a semplice leader carismatico con un ateismo di fatto sarebbe un'equazione ingiusta e infelice dal momento che ci sono altri modi di credere in Dio. Non è così però secondo la verità che la Chiesa cattolica ha l'umile certezza di portare in dote al mondo: che il volto del vero Dio sia proprio quello che si è rivelato in Cristo e non un altro. Cosa avrebbe dovuto dire o fare papa Leone? Scambio di elogi e medaglia per l'impegno religioso a tutti i pur nobili tentativi umani e nessun riferimento alla pretesa di verità di Cristo – così nessuno si offende, oppure esattamente ciò che sta facendo proseguendo il cammino pur accidentato e faticoso della bimillenaria tradizione cattolica?
Fa quasi tenerezza, per contro, la sparata di una testata d'oltreoceano che godrebbe pure di un certo prestigio, il New York Times, ripresa con solerzia da Repubblica, che spaccia come scoop la scoperta della infedeltà di tal Salvatore Giovanni Riggitano, avo del pontefice, il quale ebbe una relazione illecita nonostante fosse coniugato con tal Susaznne Fontaine. Correva l'anno 1917 in quel di Chicago. E quindi? Questa condotta peccaminosa, riprovevole e illegale da parte di un antenato dell'attuale pontefice dovrebbe inficiare la verità sul matrimonio pensata da Dio stesso? Niente, è più forte di loro. Continuano a militare in un apparentemente inestinguibile Sessantotto per sovvertire qualsiasi autorità e riferimento morale e si comportano come delle laicissime beghine.
11 FEB 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8063
SAI CHI HA INVENTATO I MATTONCINI LEGO? di Rino Camilleri
Oggi vogliamo ricordare un luterano la cui fede era superiore a quella di molti cattolici. [...]
Il luterano di cui dicevamo è Ole Kirk Kristiansen, nato nel 1891 a Omvraa Mark e morto a Billund, nella Danimarca occidentale, nel 1958. I suoi erano poveri contadini dello Jutland e lui, che era il tredicesimo figlio (!) dovette fin da subito lavorare in fabbrica.
Qui apprese il mestiere di falegname, dopoché fu emigrante all'estero, in Germania e poi in Norvegia. Appena fu in grado di racimolare un gruzzolo sufficiente, tornò in patria e aprì una falegnameria sua.
Nel 1916 si sposò con la figlia di un casaro, Kristine Sorensen, che gli diede quattro figli ma che morì nel 1932 dopo aver dato alla luce l'ultimo. Nel 1924 i primi due figli, Gotfryd e Karl, erano cresciuti abbastanza da poter dare una mano nell'azienda familiare. Ma un brutto giorno, nel manipolare la colla a caldo, alcuni trucioli presero fuoco e in breve il rogo divenne ingovernabile. Fu persa anche la casa dei Kristiansen, adiacente al laboratorio. Già, tutto legno.
COME GIOBBE
Ole che fece? Come Giobbe, si inginocchiò. Dio ha dato, Dio ha tolto, sia benedetto il Suo nome. «Mi sono fermato un attimo per inginocchiarmi davanti a Dio. Ho ribadito la mia gratitudine all'Onnisciente, e questo mi ha dato la pace dello spirito».
Così ricordò nelle sue memorie. Rialzatosi, anziché perdersi d'animo si diede a raccogliere prestiti, che gli furono tranquillamente concessi perché era nota la sua affidabilità. In capo a un anno l'azienda era più grande e «più bella che pria», per dirla con Petrolini, e in breve annoverò una quarantina di dipendenti. Con una piccola variante: Ole tutte le mattine, prima del lavoro, li riuniva e guidava la preghiera, avendoli dotati di un libro dei Salmi ciascuno. Le cose andarono bene fino alla Grande depressione, che nel 1929 dagli Usa si propagò in tutto l'Occidente economicamente interconnesso con l'America. Le dittature italiana e tedesca ne sarebbero uscite applicando le dottrine keynesiane, gli Usa intervenendo nella Seconda guerra mondiale. Intanto, i Kristiansen arrancavano fabbricando oggetti casalinghi e giocattoli. Ma erano fatti così bene (Ole all'ingresso del laboratorio aveva fatto scrivere: «Neppure il meglio è buono a sufficienza») che andavano a ruba. Specialmente i giocattoli, tra i quali spiccava la famosa paperella con le ruote che apriva e chiudeva il becco mentre i bambini la trascinavano con la cordicella.
I Kristiansen decisero, infine, di concentrarsi sui giocattoli. Ole convocò i dipendenti e chiese loro di decidere, insieme a lui, il nome della nuova attività.
Dalla consultazione uscì fuori LeGo, contrazione che in danese sta per «Leg Godt», «giocare bene».
DAL LEGNO ALLA PLASTICA
Durante un viaggio di osservazione in Inghilterra, il fondatore portò a casa una nuova idea: i mattoncini da costruzione. Era persuaso che i bambini fossero più creativi degli adulti e in questo non sbagliava: chi ha la mia età sa che un bambino può inventarsi giochi anche senza avere in mano niente, anche in una stanza completamente vuota. Ma i mattoncini da costruzione dei Kristiansen erano, ovviamente, di legno, e non avevano ancora la possibilità di incastrarsi l'uno con l'altro. L'idea gli venne durante una fiera, ascoltando le recriminazioni di uno standista: le muragliette costruite con i mattoncini avevano il difetto di crollare a ogni minima disattenzione. Venne la guerra e venne l'invasione tedesca. I Kristiansen non ebbero particolari noie, ma nel 1942 ecco di nuovo il fuoco. Tutto andò in fumo un'altra volta e un'altra volta Ole dovette ricominciare da capo. Ma ormai la ditta Lego era così rinomata che non ebbe necessità di particolari sacrifici per tornare in - è il caso di dirlo - gioco. Fu nel 1947 che avvenne la svolta definitiva. L'invenzione della plastica. Ole comprese subito le potenzialità del nuovo materiale e decise di riconvertire tutto il processo di produzione. Non più giocattoli assortiti ma solo mattoncini di plastica, incastrabili grazie a cilindretti e buchi corrispondenti. Era nata la Lego, quella che tutti conosciamo. Una delle aziende di giochi più famose del mondo. La versione finale dei mattoncini, nella forma e col materiale che tutti conosciamo, fu brevettata nel 1958. Ole Kirk Kristiansen morì nello stesso anno, ma ebbe la soddisfazione di vederla. Dieci anni dopo a Billund sorse il primo parco Legoland del mondo, dove i maggiori monumenti del pianeta sono ricostruiti coi famosi blocchetti e dove milioni di turisti, grandi e piccoli, vanno ogni anno.
SETTE PARCHI
Oggi di questi parchi ne esistono altri sette, in California, Florida, New York, Dubai, eccetera.
Il primo riconoscimento extra Danimarca il fondatore lo ebbe in Italia, a Roma, dove nel 2002 il parco comunale di Silva Candida è stato intitolato a Ole Kirk Kristiansen. La Lego è oggi presente in centotrenta Paesi e nel 2000 il suo mattoncino è stato proclamato «giocattolo del secolo». Quel tredicesimo figlio di poveri contadini, che riponevano in Dio ogni loro speranza, dimostrò che davvero un figlio è un investimento. Un Dio creatore che ama creare (sennò non si spiega, per esempio, l'esistenza di coloratissime orchidee al centro dell'Amazzonia, dove crescono da millenni senza che nessuno possa vederle) di certo gioisce come un padre a cui nasce un erede: un nuovo figlio è una nuova speranza. Nei secoli cristiani lo si sapeva bene, infatti sul tetto delle cattedrali ci sono spesso statue invisibili dal basso: i maestri medievali non costruivano per i turisti. Un giorno un amico, pur credente, mi chiese a che cosa servisse una Ferrari sulla via della salvezza. Neanche una rosa - risposi - serve a niente. Ma se Dio stesso ci ha circondati di cose inutili (le galassie, le libellule...), chi sono io per pontificare? Savonarola, grazie a ragionamenti analoghi, ridusse la capitale del Rinascimento in un luogo di «piagnoni», coi suoi «falò della vanità» che mandarono in cenere capolavori. È vero, oggi la Lego, come la Disney, subisce il contagio woke. Eh, i fondatori sono morti. A proposito di investimenti: Céline Dion è una tredicesima, e fu un prete a convincere la madre a tenerla. E poi Andrea Bocelli, Cristiano Ronaldo, Justin Timberlake...
Nota di BastaBugie: Manuela Antonacci nell'articolo seguente dal titolo "Adesso pure i Lego sono omofobi" racconta l'ultima follia woke.
Ecco l'articolo completo pubblicato sul sito del Timone il 8 febbraio 2025:
Il Museo della Scienza di Londra, in questi ultimi giorni, è oggetto di sbeffeggio sui social per aver organizzato un tour che promuove l'idea che i mattoncini Lego possano essere in qualche modo "omofobi" adducendo una motivazione che ha dell'incredibile... Tanto per incominciare, il tour si chiama Vedere le cose in modo queer (Seeing Queerly) e già il titolo è tutto un programma... ed è stato creato dal Gender e Sexuality Network del Museo della Scienza di Londra. Tra le tappe del percorso, nel museo, ce n'è una in cui i visitatori possono ammirare una vetrina con i mattoncini Lego, accanto a una guida che afferma che questi potrebbero rafforzare l'idea del binarismo dei sessi.
Idea gravissima! Anzi idea violenta, nel mondo di oggi che arriva ad ignorare e a censurare il modo in cui l'umanità si è riprodotta nei millenni. Idea violenta e, dunque, violento, chi la diffonde. Ma in che modo l' "eresia" dell'esistenza dei due sessi biologici (che è bene ricordare, sono ancora "maschile" e "femminile"...) verrebbe incentivata dalla Lego? Per il fatto che, udite, udite, i mattoncini presenterebbero una parte superiore con i perni sporgenti che rappresenterebbe il "maschio" (del mattoncino?!?) ed una parte inferiore, con i fori per ricevere i perni che rappresenterebbe la "femmina".
Dunque sarebbe una struttura "discriminatoria" perché ricorderebbe addirittura "l'accoppiamento" e ciò rafforzerebbe, secondo questa logica folle, l'idea delle relazioni come "eteronormative". Attendiamo solo, in quest'ottica delirante, a questo punto, che i Lego partoriscano... Sebbene la guida del tour sia stata pubblicata sul blog del museo più di due anni fa, è diventata virale, solo ora, dopo che il Telegraph ha pubblicato un articolo sulla questione.
«Questo è un esempio di applicazione del linguaggio eteronormativo ad argomenti non correlati al genere, al sesso e alla riproduzione. Illustra come l'eteronormatività (l'idea che l'eterosessualità e il binarismo di genere maschio/femmina siano la norma e tutto ciò che ne esce è insolito) plasmi il modo in cui parliamo di scienza, tecnologia e mondo in generale». È precisamente quanto si legge sul blog.
La direttrice del webmagazine Sex Matters, Fiona McAnena, che si batte contro le follie woke, ha risposto alle accuse di discriminazione sessuale da parte del museo, affermando che «il percorso autoguidato del Museo della Scienza su tutto ciò che e "queer" è completamente folle e include alcune affermazioni assurde». «Quando visitano il Museo della Scienza - ha sottolineato - le persone si aspettano di essere informate, istruite e ispirate, non di vedersi imporre affermazioni dubbie radicate nell'ideologia di genere».
Mentre, dal canto suo, Elon Musk ha twittato in risposta all'articolo del Telegraph che ha raccontato la vicenda, inviando un'emoji con la faccia di un clown. Una menzione a parte merita l'editore emerito del Daily Wire Ben Shapiro che ha deriso l'idea, scrivendo su X: «Aspettate che il Museo della Scienza scopra che gli
Il giornalista e scrittore di successo Rino Cammilleri, l'apologeta kattolico, parla a tutto campo dei problemi di oggi senza dimenticare le preziose lezioni della maestra più inascoltata: la storia
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