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1 SET 2026 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8646
NEL NUOVO FILM ROBIN HOOD E' SANGUINARIO, MA POI CAMBIA VITA (SENZA CONVERTIRSI)
di Roberto Marchesini
Ok, lo dico subito: per me, "Robin Hood. Il prezzo del sangue" (Michael Sarnoski, 2026) batte "Odyssey" cinque a zero. Ora possiamo parlare del nuovo film sull'arciere di Sherwood.
Siamo nel XIII secolo, in Irlanda. Qui si è rifugiato Robin Hood, che passa le giornate a uccidere quanti cercano vendetta per i familiari che lui stesso ha massacrato negli anni. Perché questo Robin non è un eroe: è un violento e spietato rapinatore e assassino.
Mentre è intento a lavarsi dalle mani il sangue dell'ennesimo omicidio, lo raggiunge l'amico e compagno di mille delitti, Little John. Ha cambiato vita: si è sposato, ha una figlia e fa il contadino. Grazie alla moglie si è convertito e ora, invece di uccidere, prega.
Ma ha bisogno di aiuto: un clan di vichinghi gli ha sottratto moglie, figlia e fattoria. Da solo non può vendicarsi. E così chiede aiuto al vecchio amico. Robin, dapprima, rifiuta; John lo tenta promettendogli una grande battaglia e lui, a quel punto, accetta. Non per la battaglia, ma per la morte gloriosa che, finalmente, possa dargli pace e interrompere una vita di delitti che non sembra avere fine.
Lo scontro è violentissimo: i due assassini uccidono gli occupanti, ma la moglie di John viene uccisa. Sangue chiama sangue: questo è il mondo descritto nella prima parte del film. I familiari degli uccisi arrivano per vendicarsi. Robin e John se la cavano anche questa volta, ma il primo è in fin di vita e il secondo è costretto a fuggire con la figlia. La catena della vendetta è una condanna che non si ferma.
Così John porta Robert - o meglio, il Robert spogliato della sua leggenda - su un'isola, che in realtà è un monastero. La superiora cura le ferite del vecchio fuorilegge e Robin, finalmente, comincia a cambiare. Non solo nel corpo: sembra aprirsi per lui la possibilità di interrompere la catena di vendette che ha scatenato e che lo perseguita senza tregua.
Che dire del film? Epico, retto da un'idea originale: non ci sono eroi, anche se ne abbiamo bisogno: siamo tutti peccatori. La fotografia è splendida, la regia molto curata e la colonna sonora perfettamente adeguata alla narrazione e alle immagini.
Hugh Jackman è, al solito, immenso con la sua fisicità importante ma mai sopra le righe. C'è parecchia violenza nella prima parte del film, ma non è gratuita: serve proprio a evidenziare il cambiamento di Robin nella seconda parte. Per resa visiva, ritmo, fotografia e recitazione, Sarnoski dimostra una maturità registica notevole.
Nel complesso, mi sembra molto più solido nella scrittura, nei dialoghi e nei personaggi rispetto al film di Nolan.
Tutto bene, quindi? Ovviamente: no. Il film ha un problema grosso come una casa. Con il cristianesimo.
C'è un dettaglio curioso nell'edizione italiana: una preghiera che nell'originale è rivolta a Dio sembra essere stata resa come una preghiera alla Madonna. Se è davvero così, sarebbe un errore teologico piuttosto grossolano. Ma non è questo il punto.
Il monastero non ha simboli religiosi, nemmeno un crocifisso; la chiesa c'è - si vede - ma nessuno ci entra, non ha un ruolo. Non ci sono sacramenti né preghiere. La superiora (una bellissima Jodie Comer) non ha praticamente nulla della suora: accoglie, cura... ma potrebbe benissimo essere una guaritrice, una psicologa o, perché no, una strega. C'è, in effetti, nell'isola, un posto un po' particolare: una grotta, con una specie di altare di pietra sempre illuminato da candele; ma non c'è altro. Non un crocifisso, né un tabernacolo, nulla. Un buco, sul soffitto, lascia intravedere le stelle, oppure la tempesta. E la superiora, proprio in quello che dovrebbe essere il luogo più... speciale dell'isola, vi si reca per un gesto di autoerotismo. È difficile immaginare una rappresentazione più eloquente di ciò che è accaduto al cristianesimo nel film: il luogo sacro è rimasto, ma il sacro è scomparso. Al suo posto: il nulla.
Quanto sarebbe stato più chiaro ed evidente il cambiamento di Robert, se fosse stata una conversione religiosa... ma niente. Robin non viene redento: semplicemente cambia. E alla fine decide anche della propria morte. Non c'è più bisogno di una religione che dia un senso alla vita e alla morte: la morte stessa diventa una scelta, l'ultima espressione della propria libertà.
Tirando le somme, condivido l'impressione che questo film ha suscitato in me. Un racconto ambientato nel medioevo irlandese, una storia di cambiamento, doveva avere un elemento religioso. Ma, di preciso, cosa sia questa religione, nessuno più lo sa. C'entrano qualcosa le preghiere, la madonna, il perdono dei peccati... Ci sta bene un monastero su un'isola, il protagonista femminile può benissimo essere una religiosa, perché no. Ma cosa sia, questa religiosa, non è chiaro. Una guaritrice? Una psicologa? Una donna con una storia drammatica, con un passato importante, con una grande sofferenza? Resta l'estetica, del cristianesimo; un involucro vuoto.
Non è ciò che è accaduto alla nostra società? A furia di parlare di amicizia durante le ore di religione cattolica e di immigrazione e condizionatori durante le prediche, anche la religione cattolica è diventata una storia. Un bel mito per incantare i bambini, una rassicurante leggenda; come quella di Robin Hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri.
Qualcosa che appartiene al passato e della quale ormai non resta che un'ombra destinata a svanire.
1 SET 2026 · VIDEO: Chuck Norris & Bud Spencer ➜ https://www.youtube.com/watch?v=GH--vRc7wAM
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8651
BUD SPENCER, UN PIATTO DI SPAGHETTI IN PARADISO
di Samuele Pinna
Dieci anni fa lasciava questa terra per una realtà superiore Bud Spencer, al secolo Carlo Pedersoli (1929-2016). Lo stesso attore era solito ripetere che la vita reale è un'altra, mentre quella che viviamo tutti i giorni è virtuale: «Se tutto fosse vero», ha lasciato scritto, «sarebbe virtuale. Se tutto fosse virtuale sarebbe vero». E aggiungeva: «Sono sempre più appassionato della vita ogni giorno che passa, ma la morte non mi spaventa. Perché credo che in realtà non si muore, e che la nostra anima sia viva anche dopo aver lasciato la terra. Anzi, sono certo che la vita continua. Intanto affronterò la morte, in ogni caso, con dignità e con la stessa dignità affronterò il giudizio di Dio».
Campione di nuoto, definì così il suo personale modo di intendere lo sport: «Devi avere la decenza che quando entri in queste fasi della tua vita, devi capire sempre che non sei da solo, c'è Qualcuno, che si chiama Dio, che ti ha fatto e decide per te». Precisò, inoltre, che quanto aveva realizzato nella vita era dovuto alla filosofia assimilata durante la sua formazione sportiva. Mentre, infatti, il successo nel cinema gli era stato dato dal pubblico - ricordava spesso -, il primato di un nuotatore è deciso da un cronometro, ossia da un parametro oggettivo. Quando intuì che le vittorie sportive potevano ormai - vista l'età - trasformarsi in sconfitte, decise di dare una svolta al suo stile di vita: «Ebbi come una folgorazione», spiegò. «Mi chiedevo: "ma tu chi sei?", perché non lo sapevo."Hai fede in qualche cosa?"». E «così», confessava «ho scoperto solo da adulto di essere credente». E siccome le grazie sovrabbondano, insieme alla fede contribuì al cambiamento di Carlo anche l'incontro con la donna incantevole che sarebbe stata compagna di tutta una vita, colonna della famiglia e vero e proprio "carrarmato", come Bud la soprannominava: Maria Amato.
IL CINEMA LO VOLEVA
Dopo l'inevitabile tramonto della carriera sportiva, fu il cinema a "volerlo" a ogni costo. Erano gli anni del western all'italiana, con 440 film girati dagli anni Sessanta, e in questo filone "nasce" Bud Spencer. Difatti - ricordava non senza ironia -, «in tutto questo fermento fatto perlopiù di pistole e speroni, Carlo Pedersoli cosa faceva? Ingrassava!». Il cineasta e scrittore Giuseppe Colizzi cercava un attore per una sua pellicola e Carlo aveva l'esatta fisionomia richiesta. Bud Spencer raccontava che, durante un colloquio alquanto comico, ammise di non possedere nessuna delle abilità richieste, ma di aver bisogno di lavorare. Un imprevisto - l'infortunio dell'attore inizialmente scelto come protagonista - portò Terence Hill a prendere il posto a fianco di Bud. Con il film Dio perdona... Io no!, il campione di nuoto Carlo Pedersoli lasciava spazio all'attore Bud Spencer, dando vita - insieme a Terence - a una delle coppie più riuscite della storia del cinema. Grazie a quel lungometraggio iniziava una carriera straordinaria per due attori amatissimi in tutto il mondo. Quell'esperienza, che doveva essere momentanea, aprì invece a un'invidiabile popolarità: se era "inciampato" nell'ambiente dello spettacolo, vi rimase ancorato perché il pubblico continuava fortemente a volerlo, credendo in "Bud Spencer" più di quanto ci credesse Carlo Pedersoli.
Tra i grandi film di successo, quelli girati con l'amico Terence Hill inaugurarono un nuovo genere comico, capace di trasmettere messaggi moralmente buoni. Da Lo chiamavano Trinità (1971) fino a Botte di Natale (1995), questo miscuglio di comicità, valori positivi, chiara presa di coscienza del bene (per cui letteralmente lottare) e del male (da estirpare, anche a cazzotti se necessario) si ripresenterà in tutte le pellicole della coppia. Entrambi hanno poi dimostrato nelle loro esistenze umiltà e attaccamento ai valori (cristiani), nonostante la fama raggiunta a livello planetario. Del resto, Terence ha dichiarato, rispondendo a chi gli chiedeva cosa fosse per lui il cinema: «A parte il fatto che mi piace, per me è la mia vita, è il modo di esprimermi, che poi è un privilegio. Tutti quanti noi abbiamo bisogno di esprimerci, siamo stati creati per continuare a creare, anche nel nostro piccolo, anche facendo un piatto di spaghetti fatto bene. Quella è la creazione». Terence è, inoltre, convinto che il suo primo incontro con Carlo non sia stato frutto del caso, anche se all'apparenza potrebbe apparire così: «Quando Giuseppe [Pedersoli] mi ha comunicato che Bud era andato via, mi trovavo ad Almeria, in Spagna, nello stesso punto dove ci siamo incontrati la prima volta, per girare il nostro primo film. Dopo la confusione, il dispiacere, anche il dolore, è arrivata una sensazione di calma, quasi di gioia: ho capito che niente succede per caso, che la vita è eterna e che Bud aveva la gioia».
LA FEDE L'HA SCOPERTA TARDI
Se la fede - come Bud stesso racconta - l'ha scoperta tardi, è il tempo trascorso nella giungla amazzonica tra gli indios a consentirgli di riscoprire il suo essere credente: «Fu lì, tra loro, che capii che credevo in Dio, che ne avevo bisogno. Riflettevo sul sacrificio di Cristo per noi. Una morte atroce, con cui Dio ci mette sempre in guardia dallo scegliere il male. Da allora non posso stare senza Dio e la Chiesa. E oggi, a 83 anni, vivo anche nel rispetto costante della morte che si avvicina. Sono convinto che solo quando arriverà capiremo tutto». Tale convinzione ha permesso a Carlo di non temere la morte, perché - aveva dichiarato - «siamo tutti destinati a morire. Da cattolico, provo curiosità, piuttosto».
Nonostante la grande notorietà mantenuta sino alla fine della vita terrena, per Bud fu decisivo il rapporto con Dio: «Nella mia vecchiaia avanzata ho bisogno della religione più che mai. Ho bisogno della fede. Credo in Dio, è ciò che mi salva. E prego. Perché? Perché riconoscono in modo sempre più forte come sia nulla ciò a cui prima attribuivo un grande valore. Lo sport, dove volevo affermarmi, la popolarità. Chi si inorgoglisce per queste cose, chi insegue solo il successo, la fama, è un idiota». La fede, al contrario, diventa preminente: «Non posso vivere senza credere. Per esempio, il fatto che io credo mi è dato innanzitutto perché i miei genitori me l'hanno data [la fede], me l'hanno portata e me l'hanno fatta vivere; nel momento che io esco da solo nel mondo, devo capire quali di queste religioni, a quale di questo mondo, io appartengo. E devo dire non che ho studiato le altre religioni, ma le ho lette, ma mi è rimasta sempre la mia cattolica cristiana. Questo fatto è la cosa che mi manda avanti e mi dà la certezza che qualcosa dopo succederà». Di fronte a questa certezza, come ha dichiarato al Welt am Sonntag, Bud Spencer non ha alcun dubbio sulla scelta dell'ultimo pasto prima della morte né sulla compagnia con cui consumarlo: «Spaghetti. Con Gesù Cristo».
4 AGO 2026 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8619
ODISSEA, NOLAN LA PRENDE SOLO A PRETESTO PER FARE IDEOLOGIA
di Roberto Marchesini
Ho visto l'Odissea secondo Nolan. Purtroppo.
Non ho apprezzato il casting, sul quale molti hanno avuto da ridire; neppure l'Ulisse di Matt Damon mi è sembrato credibile. Salverei solo Ryan Hurst (Mentore) e Anne Hathaway (Penelope). Ma forse sono anche troppo buono; la Hathaway l'avrei apprezzata anche se le avessero dato il ruolo di Menelao. Antinoo caricaturale, da caratterista anni Settanta. Una Circe trasformata nell'ennesima figura femminile contemporanea che vive in una capanna scandinava.
Ho trovato i costumi e le armature piuttosto ridicoli; soprattutto le corazze dei Troiani e dei Lestrigoni. Ok, anche l'abbigliamento medievale della caccia di Menelao e Telemaco; e i Greci con i pantaloni. Preferisco tacere di Bat-gamennone. Ma poi: perché i compagni di Ulisse indossano elmi e armature per vogare in mare aperto?
I dialoghi? Imbarazzanti. Quando Polifemo (un enorme Gollum tonto) si addormenta di botto dopo aver cenato con due itacensi, Ulisse spiega: «Si è addormentato». Bene, pensavamo ad un malore ed eravamo preoccupati. I discorsi di Penelope al figlio? Non ci ho capito un'acca.
Potrei aver notato qualche errore, tipo un sandalo con un carrarmato Vibram; ma probabilmente ho visto male. Ma che ci fa un guardiano di porci cieco (Eumeo) con un orecchino d'oro? Ovviamente, il cavallo (di Troia) è completamente fuori luogo.
Ma è la parte tecnica, quella più deludente. Un montaggio convulso e poco fluido; inquadrature troppo vicine o troppo lontane; una colonna sonora a tratti assordante e sempre al massimo della tensione; una fotografia che non ha nulla della luce del Mediterraneo...
IL FINALE
Dulcis in fundo... il finale. Il doppio finale. Il primo: Ulisse, dopo aver sgominato da solo decine di pretendenti, affronta Antinoo in una resa dei conti dal sapore western. Il secondo: Ulisse e Penelope che navigano insieme verso il tramonto.
Fin qui, si potrebbe dire, sono difetti più o meno veniali. Ma il problema del film non è questo. Il problema è che sembra non aver compreso l'Odissea. L'Odissea non è il racconto di un reduce tormentato. È il poema del ritorno, della restaurazione dell'ordine e della sapienza che ricompone il mondo dopo la guerra.
Insomma, c'è da rimpiangere il Troy (2004) hollywoodiano. Esagerato e spaccone, ma di gran lunga più credibile. Quindi, la domanda è: perché? Perché Nolan ha voluto affrontare un poema fondativo europeo di questa portata in questo modo sciatto e poco rispettoso? Perché trasformare una mastodontica opera epica in una spacconata western? La risposta, a mio avviso, è che non gli interessava davvero raccontare Omero. L'Odissea è ridotta a un pretesto narrativo per parlare d'altro.
Un tema è certamente quello del reducismo. Ulisse si presenta come un reduce di guerra, evidentemente vittima di disturbo post-traumatico da stress. E i «popoli del mare», che terrorizzano i mediterranei, sono - lo si scopre alla fine - gli stessi reduci che, dopo aver assaggiato il sangue, non possono far altro che portare morte e violenza. Mi pare, però, un po' poco, per mettere in piedi un tale cancan.
UNA CIVILTÀ DISTRUTTA
Infatti c'è anche un altro tema che emerge, seppure in modo confuso. C'è il riferimento a una civiltà distrutta e persa per sempre; alla perdita della capacità di leggere; all'inganno e al tradimento (anche ad opera di Ulisse) che hanno cambiato per sempre il mondo. A chi è rivolto, questo messaggio? Chi ha distrutto una civiltà per denaro, usando la guerra, l'inganno e il tradimento? E qual è la civiltà perduta? Incidentalmente: in un flash back ambientato nella Troia saccheggiata e in fiamme c'è l'immagine ripetuta di torri (ne ho contate tre) che crollano. Un riferimento all'11 settembre? Può essere una semplice coincidenza; ma la ripetizione dell'immagine è abbastanza insistita da far nascere il dubbio.
Questi temi, aggiunti da Nolan alla già complessa trama del poema omerico, sono soltanto spunti che non compongono nessuna figura compiuta; come è, del resto, anche per i temi omerici. Ulisse non è per nulla scaltro, è tormentato; Elena sfigurata umilia in pubblico Menelao; Polifemo quasi non parla; Atena sembra essere l'amica immaginaria di Ulisse...
Pazienza, sarà dimenticato. E invece no. Perché, se c'è un messaggio sensato e intelligente di Nolan in questo suo film è proprio questo: indietro non si torna, il male fatto non può essere cancellato, e le sue conseguenze resteranno in eterno.
Ogni volta che, d'ora in poi, si parlerà del poema omerico, a tutti verranno in mente le improbabili armature dei Troiani e dei Lestrigoni; o l'imbarazzante Cariddi.
Perché l'epica funziona così: ciò che facciamo in vita, riecheggia per l'eternità.
7 LUG 2026 · VIDEO: Recensione di Citizen Vigilante ➜ https://www.youtube.com/watch?v=CVNiL_ImlHw
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8599
IMMIGRAZIONE E DELINQUENZA, IL FILM CITIZEN VIGILANTE FA DISCUTERE
di Rino Cammilleri
Dai social ho appreso che c'è un film tedesco bandito dalla Germania e, per quel che ne so, altri nell'Unione europea la stanno imitando. Naturalmente, come tutte le cose proibite, nel web sta dilagando. Ma non perché è porno, no (figurarsi se l'Ue bandisce il porno): narra di un tizio che si trasforma in vigilante e se la prende con quegli immigrati che, anziché ringraziare per l'accoglienza, delinquono. Incuriosito, ci ho messo giorni ma alla fine ne ho trovato su YouTube una versione in inglese. So che Elon Musk l'ha messo a disposizione su X, ma è comprensibile perché in Germania sia stato vietato: si teme il rischio-imitazione, che potrebbe scatenare una guerra civile di tipo libanese. Il Libano, lo ricordo, a suo tempo fu l'unico Paese mediorientale a ospitare i profughi palestinesi. Con i quali però entrò anche l'Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina). E il Paese più ricco e pacifico della zona divenne quel che è ancora oggi.
Il film, va detto, non è un granché (titolo: Citizen Vigilante), regista e attori sconosciuti ai più. E il vigilante in questione non è Batman, anche se, per forza di cose, è anch'egli molto ricco e disturbato. Infatti, Batman non usa armi perché non uccide. Il vigilante tedesco invece sì. Naturalmente è americano e ha un passato militare, però opera in Europa e il suo vero nemico è il sistema che, nato per proteggere gli indifesi, pare ormai più attento alle giustificazioni (profilo psicologico, cultura di provenienza, eventuali traumi infantili e via assolvendo) dei criminali. Fa fuori i giudici buonisti e anche quelli che si sono fatti imbambolare dagli avvocati, stermina pure l'intera famiglia di uno stupratore, famiglia che cerca di giustificare l'adolescente (che ha infierito su una ragazzina insieme al branco) con ragioni coraniche.
Ma il Vigilante fa anche di più: ammazza un'intera squadra della Swat che l'ha rintracciato. Le scene sono scandite dai notiziari televisivi, nei quali si intervista anche un alto politico che subito insinua mandanti cinesi o russi. Correttamente, il Vigilante adopera fucili d'assalto kalashnikov, economici e affidabili, dei quali il mercato nero abbonda dai tempi dell'implosione dell'Urss. Ma il regista lo infila anche in una scena erotica altamente improbabile: il Vigilante va a servirsi in un bordello, ma sceglie la meno avvenente e, durante l'amplesso, scruta le crepe nei muri per l'incuria sull'edificio. Che infatti è suo, giacché qui si scopre che la sua ricchezza è immobiliare. Man mano lancia degli avvisi criptati via televisione, mettendo in guardia la popolazione sul fatto che l'apparato che dovrebbe tutelarla si è tramutato in uno strumento di controllo. E dice anche che lui fa quel che fa fino a quando la gente non imparerà a farlo da sé. Nel caso non fosse sufficientemente chiaro, alla fine del film compare la seguente frase: «Questo film è dedicato alle migliaia di vittime di stupri e omicidi in Europa che sono state tradite dal nostro sistema legale».
Va detto, tuttavia, che il suo comportamento è a tratti ambiguo e non da psicopatico assassino che risolve sempre tutto a pistolettate. C'è infatti una scena in cui lui, sull'autobus, vede salire un gruppetto di teppistelli che cominciano con l'insultare l'autista che chiede loro il biglietto. Il Vigilante interviene, paga per loro perché, dice, gli altri passeggeri hanno diritto di arrivare in tempo a destinazione. Poi rampogna i teppistelli e la cosa finisce lì. Li reincontra in seguito mentre stanno bullizzando un coetaneo. Allora li carica di mazzate e se ne va. Ma non li uccide. Il regista, certo, non ha potuto evitare di inscenare un Vigilante addestrato e pieno di soldi. Infatti, un comune lavoratore non avrebbe non solo i mezzi ma neanche il tempo per vigilare. Ma tutti i vigilanti dei fumetti erano così: Green Arrow, Green Hornet, The Shadow, Phantom, Doc Savage eccetera. Nell'ultimo film sulla Justice League, The Flash chiede a Batman quale sia il suo superpotere. E quello, che non ne ha, risponde: «Sono ricco».
23 GIU 2026 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8579
TERMINATE LE RIPRESE DEL NUOVO FILM DI MEL GIBSON SULLA RISURREZIONE
di Manuela Antonacci
È uno dei progetti più ambiziosi di Mel Gibson, reduce dal grande successo di The Passion del 2004. Stiamo parlando di «The Resurrection of the Christ» ovvero il sequel, appunto, de La Passione di Cristo, sequel le cui riprese sono cominciate nell'ottobre del 2025 e che uscirà nelle sale cinematografiche in due parti diverse: la prima il 6 maggio 2027 e la seconda il 25 maggio 2028. Entrambe le date coincidono con la Solennità dell'Ascensione. Nel cast avrebbero dovuto esserci sempre Jim Caviezel nei panni di Gesù, Maia Morgenstern nei panni della Madonna e Francesco De Vito nel ruolo di Pietro.
In realtà Caviezel non comparirà più nel film e tutto il cast risulterà completamente rinnovato. Al suo posto l'attore finlandese Jaakko Ohtonen, 36 anni, noto per aver interpretato il guerriero danese Wolland nella quinta stagione della serie Netflix The Last Kingdom, così come per le sue apparizioni in Vikings: Valhalla o in produzioni finlandesi come All the Sins. Non solo, anche il resto del cast è stato completamente cambiato: Maria Maddalena, che in The Passion era interpretata da Monica Bellucci, sarà Mariela Garriga (Muori di lei, Gli uomini d'oro, Mission impossibile: Dead Reckoning).
Al posto di Maia Morgenstern nel ruolo della Madonna ci sarà Kasia Smutniak, mentre Pietro sarà interpretato da Pier Luigi Pasino (La legge di Lidia Poet). Ponzio Pilato sarà interpretato da Riccardo Scamarcio. Il motivo per cui Gibson avrebbe deciso di cambiare totalmente il cast rispetto al primo film, risiederebbe nella notevole distanza temporale dal primo: se non avesse cambiato gli attori sarebbe dovuto ricorrere alla CGI (ovvero la grafica computerizzata che crea scene, personaggi e immagini in 2D o 3D) per ringiovanirli, aumentando notevolmente i costi di produzione. Sappiamo, inoltre, che le riprese sono durate 134 giorni in diverse località italiane (Roma, Matera, Bari, Brindisi, Ginosa e Craco).
Inoltre, la sceneggiatura è stata scritta con Randall Wallace, per intenderci, il regista di Braveheart. Insieme avevano già previsto che il progetto avrebbe avuto una dimensione spirituale e soprannaturale molto più ampia rispetto al primo film. Infatti il critico cinematografico Jordan Ruimy ha riferito che «la sceneggiatura sarà più filosofica e poetica di una storia semplice», una sorta di viaggio in cui Gesù sarebbe andato «in altri regni». Gibson avrebbe addirittura parlato di una «sceneggiatura psichedelica». Il film evidenzierà anche il periodo di tre giorni che inizia il Venerdì Santo, il giorno della morte di Gesù, e analizzerà perché i discepoli non hanno riconosciuto Gesù sulla strada per Emmaus. In questo film, come afferma il suo regista, sarebbero state impiegate una profusione di forze e creatività che hanno portato Mel Gibson ad affermare che si tratta senz'altro del lavoro più importante della sua vita e addirittura di «uno dei film più importanti della storia».
In Italia la pellicola verrà distribuita dalla Lionsgate che coprirà anche Nord America e Regno Unito, mentre in Spagna la distribuzione sarà gestita da Diamond. In America Latina, IDC, la joint venture di Lionsgate nella regione, sarà responsabile della situazione. L'elenco dei partner internazionali include Leonine (Germania), Metropolitan Film (Francia), Monolith (Polonia) e Ascot Elite (Svizzera). Adam Fogelson, presidente del Lionsgate Motion Picture Group, ha descritto così il risultato scenico: «Ogni immagine che abbiamo visto durante le riprese sembra un capolavoro pittorico portato in vita. Sono pochissimi registi capaci di operare a questo livello di immagini e allo stesso tempo capaci di offrire contenuti di tale profondità». Così, ora che le riprese sono terminata e la pellicola è pronta, non resta che aspettare maggio 2027...
10 FEB 2026 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8439
GROENLANDIA: SENZA DIO, IL POTERE DIVENTA VIOLENZA di Paola Belletti
«La Groenlandia è il ponte fondamentale tra l'Europa e l'America del Nord, ma per conquistarla dovrai sconfiggere anche il suo clima polare!». Questa è la didascalia a un post del famosissimo gioco da tavolo Risiko, compagno di pomeriggi interminabili e sfide epiche tra adolescenti e non, ma senza conseguenze geopolitiche, fino all'avvento degli smartphone. Ma ciò che ha spinto Trump alla sua ormai innegabile fissazione per l'isola più grande del mondo non sono motivi così superficiali. Gli Usa devono averla, ha dichiarato, e "in un modo o nell'altro" l'avranno.
Ciò che lo attira è il suo ricchissimo sottosuolo, pieno di quelle terre rare indispensabili per l'elettronica avanzata, l'AI e compagnia. Il valore economico e strategico di questo territorio e di ciò che gli investimenti Usa permetterebbero di estrarre - 1,5 milioni di tonnellate di terre rare- è incalcolabile, o meglio potrebbe valere la supremazia economica degli Stati Uniti per i prossimi cinquant'anni. Acquisirla potrebbe infatti interrompere il monopolio cinese su chip, batterie, difesa, commenta Diego Toffoli, responsabile investimenti di Intermonte advisory & gestione, su Adnkronos.
COLONIA DELLA DANIMARCA
In questa partita che sembra giocarsi però tutta su tavoli lontani dalla Groenlandia, cosa pensano invece i suoi abitanti? L'isola è stata colonia della Danimarca dal XVIII secolo fino all'inizio del XX; conquistata perché territorio strategico per la caccia alle balene, ha potuto godere di una certa libertà a scopi strategici perché proprio gli Inuit, popolazione indigena dei territori artici, con le loro tradizioni, erano abilissimi cacciatori di cetacei. Il colonialismo gentile dei danesi, quindi, era in ogni caso mosso da calcoli di convenienza. Ora che i riflettori del mondo sono puntati sull'isola però molti aspetti del dominio danese tutt'altro che gentili e rispettosi stanno emergendo con forza e per la popolazione questa situazione può addirittura trasformarsi in opportunità. La Groenlandia è una democrazia parlamentare rappresentativa e una nazione costitutiva autonoma all'interno del Regno di Danimarca, con un sistema di autogoverno che le conferisce autonomia questioni interne ma non su difesa e esteri.
Se fino a metà del '900 ha potuto godere di una forma di colonialismo pacifico e di una protezione attiva del suo isolamento, dal 1953 la madrepatria ha intrapreso una danizzazione intensa e traumatica. Fu imposta la lingua danese, un'urbanizzazione a tappe forzate, l'istruzione impostata su un curriculum danese, molti bambini Inuit tolti alle famiglie e portati in Danimarca, tutto per ottenere una assimilazione culturale e una cancellazione dell'identità della popolazione originaria. In questa strategia di omologazione uno degli strumenti più odiosi messi in atto sistematicamente e in modo subdolo a danno della popolazione, è stata la sterilizzazione forzata delle donne in età fertile. Con il pretesto di controlli di routine alle giovani Inuit a molte giovani veniva inserita la spirale, cosa che spesso scoprivano anni dopo non riuscendo a restare incinte e in molti casi perdendo del tutto la propria capacità di concepimento.
ALMENO 4500 DONNE
Questa pratica, secondo un report del governo danese, sarebbe andata avanti dal 1960 al 1991, anno in cui la Danimarca smise di controllare direttamente il sistema sanitario groenlandese. Solo fra il 1960 e il 1970 avrebbe coinvolto almeno 4500 donne, cioè la metà di quelle in età fertile. La prima donna a parlare pubblicamente della sua sterilizzazione forzata è stata la psicologa e attivista Naja Lyberth, che nel 2017 creò un gruppo Facebook per raccogliere testimonianze di altre persone che avevano vissuto la stessa esperienza. La drammatica vicenda ha avuto quindi risonanza internazionale e lo stesso governo danese ha chiesto scusa e risarcito le donne che avevano intentato una causa per la violenza e le menomazioni subite.
Una discriminazione che sa di genocidio preventivo. Se prevale da parte della popolazione groenlandese certamente una ferma opposizione all'idea di essere acquisiti, se non addirittura acquistati dagli Stati Uniti, (i sondaggi infatti mostrano che solo il 6% dei 56mila abitanti sarebbe favorevole a diventare territorio statunitense), c'è chi vede nell'attuale escalation un'opportunità. Come riporta il sito Kath.net: «Almeno sta sfidando il controllo danese", afferma Amarok Petersen - attivista e una delle vittime della sterilizzazione - a proposito di Trump. "Questa discussione non era mai stata consentita prima"».
Nota di BastaBugie: Gianandrea Gaiani nell'articolo seguente dal titolo "Lo show di Trump a Davos. Poi l'accordo sulla Groenlandia" parla di Trump che lancia accuse contro la Nato, ma esclude l'uso della forza per prendere la Groenlandia. E in serata arriva la fumata bianca: accordo col resto della Nato per lo sfruttamento dell'isola artica.
Ecco l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 gennaio 2026:
Mentre il governo della Groenlandia pubblica una nuova brochure con i consigli alla popolazione in caso di crisi sul territorio, Donald Trump a Davos tranquillizza almeno in parte la popolazione dell'isola affermando che non intende usare la forza per conquistarla. Il documento viene presentato come una "assicurazione", come ha spiegato il ministro dell'Autosufficienza, Peter Borg, in una conferenza stampa a Nuuk. "Non ci aspettiamo che sia necessaria". La sera stessa aveva già raggiunto un accordo con la Nato, rappresentata dal segretario generale Mark Rutte, e Trump ha ritirato la minaccia dei dazi ai paesi europei che avevano mandato contingenti simbolici sull'isola artica, su richiesta della Danimarca.
Secondo quanto riferisce l'emittente danese Tv2, i cittadini groenlandesi hanno ricevuto un opuscolo Preparati alle crisi - sopravvivere per cinque giorni del Dipartimento per l'Ambiente e la Natura. L'emittente danese ritiene che, tra i beni essenziali per la famiglia figurano: Acqua potabile; Tre litri d'acqua a persona al giorno; Eventuale acqua per gli animali domestici; Scorte alimentari per cinque giorni, a lunga conservazione e di facile preparazione; Armi da caccia, munizioni e attrezzatura da pesca; Farmaci e primo soccorso. Inoltre, il Dipartimento segnala l'utilità di avere con sé: Radio FM a batterie/manovella/pannelli solari e numeri di telefono importanti (familiari, vicini e autorità di emergenza), oltre a VHF o altri dispositivi di comunicazione satellitare. Qualcosa di simile al prontuario presentato lo scorso anno dalla Ue per far fronte a un'invasione russa.
Trump a Davos ha affermato che «vedremo quello che succede. L'opzione militare non è sul tavolo. Non penso che sarà necessaria. Penso che la gente userà il buon senso questa è l'unica notizia che vi do», ha detto il presidente dopo aver definito la Groenlandia «un grande pezzo di ghiaccio necessario per la sicurezza nazionale americana e dell'Occidente». Trump ha ricordato che nella Seconda Guerra Mondiale Washington aveva presidiato la Groenlandia (contro la minaccia dei sottomarini tedeschi) per poi "stupidamente" restituirla alla Danimarca a fine guerra. Questo «non sarebbe dovuto accadere ma allora la gente la pensava diversamente». Trump poi ha lamentato che la Nato «ha trattato ingiustamente gli Stati Uniti per anni», che hanno pagato «praticamente il 100% della difesa» degli altri alleati e senza chiedere mai nulla in cambio.
Una rivisitazione della storia discutibile che si conclude con la richiesta di Trump che gli europei per esprimere un sia pur tardivo ringraziamento cedano a Washington «una sola cosa, un pezzo di ghiaccio» che solo gli Stati Uniti hanno la capacità militare di difendere. «Solo noi abbiamo delle forze armate forti abbastanza, eravamo i più forti alla fine della Seconda Guerra Mondiale e ora lo siamo molto di più; di certo, non lo può fare la Danimarca», ha concluso confermando ancora una volta di considerare la Nato un organismo a cui gli Usa sono estranei. In ogni caso pur escludendo l'uso della forza, Trump ha chiarito che ne vuole la proprietà, non un altro tipo di accordo sulla Groenlandia e del resto a Washington è già stato preparato un disegno di legge che assegnerebbe all'isola lo status di 51° stato degli Usa.
Eppure, la sera stessa è stata raggiunta una prima intesa fra gli Usa e il resto della Nato. Donald Trump ha annunciato di aver raggiunto "il quadro di un futuro accordo" sulla Groenlandia con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, e che pertanto non farà scattare i dazi che aveva minacciato di imporre ai Paesi europei che hanno inviato militari sull'isola e che sarebbero dovuti entrare in vigore il 1° febbraio. Poi, parlando con i giornalisti a Davos, spiega: «L'accordo sarà reso pubblico molto presto, è un grande accordo per tutti, ci darà tutto ciò di cui abbiamo bisogno». «È un accordo che durerà per sempre», sottolinea. «È un accordo a lungo termine, è un accordo a lungo termine definitivo, non c'è limite di tempo», scandisce il capo della Casa Bianca. Che in un'intervista a Cnbc chiarisce: «gli Stati Uniti e gli alleati europei lavoreranno insieme sul sistema di difesa missilistico Golden Dome e sui diritti allo sfruttamento dei minerali in Groenlandia». [...]
20 GEN 2026 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8431
IL FILM SUL SACRO CUORE CHE COMMUOVE E RIEMPIE I CINEMA di Federica Di Vito
Continua a stupire la vicenda legata al film Sacré-Cœur. Lo ricordiamo, si tratta del film che si concentra sulle apparizioni a santa Margherita Maria Alacoque, la cui proiezione era stata bloccata dal sindaco di Marsiglia, per poi venire ripristinata per ordine di un giudice.
Ebbene, la sua proiezione ha superato ogni aspettativa, con code davanti ai cinema come non se ne vedevano da anni. Molti deducono dalla popolarità del film che il cattolicesimo stia tornando presente nella vita pubblica francese - culla del laicismo europeo - come anche rilevano altri segni di rinascita. Questo successo è sorprendente anche perché, essendo una "produzione a basso budget", sembrava essere destinata a un pubblico di nicchia.
Uscito il primo ottobre, il film sottotitolato "His Reign Will Have No End" (Il Suo Regno non avrà fine) è stato prodotto per celebrare il 350° anniversario delle apparizioni del Cuore di Gesù a santa Margherita Maria Alacoque, avvenute tra il 1673 e il 1675 a Paray-le-Monial, nella regione francese della Borgogna. Il film dedica ampio spazio ai resoconti di alcuni incontri personali con Cristo, spesso avuti luogo durante l'adorazione del Santissimo Sacramento. I testimoni sono molto diversi: vanno da padre Matthieu Raffray, un sacerdote tradizionalista noto per le sue forti opinioni sui social media, ad alcuni detenuti, ai membri del parlamento, fino ad arrivare a un ex spacciatore di Bondy, una città nella periferia settentrionale di Parigi dove il tasso di criminalità è molto alto.
IL SANTUARIO DI PARAY-LE-MONIAL
I registi, Steven e Sabrina Gunnell, hanno deciso di produrre il film dopo aver visitato il santuario in Borgogna. Steven è un ex membro della boy band francese degli anni Novanta Alliage. Si è convertito al cattolicesimo e ora lavora con sua moglie alla produzione di film legati alla fede cristiana. Il film attribuisce grande importanza al santuario di Paray-le-Monial, che affidato alla Comunità Emmanuel dal 1985, accoglie ogni anno decine di migliaia di pellegrini. È stato sede di una celebrazione giubilare di grande successo per il 350° anniversario delle apparizioni, dal dicembre 2023 al giugno 2025. [...]
Il successo del film ha anche suscitato critiche provenienti sia dall'interno che dall'esterno della Chiesa cattolica. La maggiore critica nata in casa cattolica sarebbe l'omissione dei gesuiti. Sebbene il film presenti il direttore spirituale della Santa, padre Claude La Colombière, non menziona che fosse un gesuita. Sono stati diversi i sacerdoti francesi appartenenti all'ordine a rammaricarsi per questo, sottolinenando il ruolo chiave dei gesuiti della diffusione della devozione al Cuore di Gesù.
Oggi, la Rete mondiale di preghiera del Papa, che affonda le sue radici nella spiritualità gesuita, conta oltre 22 milioni di cattolici in 92 paesi. I gesuiti intervistati hanno affermato che riconoscere la Compagnia, insieme ad altre congregazioni legate a questa devozione, avrebbe dimostrato che la devozione al Sacro Cuore è un movimento vitale all'interno della Chiesa universale e non solo un fenomeno locale. Dal canto suo, padre Pascal Ide, sacerdote dell'arcidiocesi di Parigi noto per le sue critiche cinematografiche online, si è detto soddisfatto del film: «Sacré Cœur rispolvera, declassifica e depoliticizza una verità centrale del cristianesimo, ovvero che Dio si è fatto Cuore». Aggiungendo, intervistato da La Croix: «Ciò che mi ha colpito di più è stata senza dubbio la figura di Gesù e il suo intenso desiderio di raggiungere personalmente ogni persona nel modo più intimo, per sperimentare un'intensa connessione cuore a cuore».
LE POLEMICHE
Al di fuori della sfera cattolica, le polemiche hanno sfiorato il livello di "cristianofobia", secondo le parole dello stesso regista, quando istituzioni pubbliche come i municipi si sono mostrate riluttanti a proiettare il film, come è successo a Marsiglia. Oltre ai fatti già narrati, vogliamo ricordare anche che mentre il film stava per essere proiettato in anteprima il primo ottobre in tutta la Francia, MediaTransports, un'agenzia pubblicitaria, si era rifiutata di diffondere la campagna pubblicitaria prevista nelle stazioni della metropolitana e nelle stazioni ferroviarie, citando la «natura religiosa e proselitista» del progetto, «incompatibile con il principio di neutralità del servizio pubblico», secondo quanto riportato da Le Figaro.
Dobbiamo però constatare che il film ha avuto un impatto considerevole arrivando a un pubblico ben più vasto dei cattolici praticanti. Lo stesso Le Figaro ha dedicato un'intera pagina al fenomeno affermando che «questo film rivela il discreto ma reale ritorno alla religione nella società francese» constatando inoltre che «settimana dopo settimana, le code davanti ai cinema», che il quotidiano ammette stiano vivendo tempi difficili dall'inizio dell'anno «diventano sempre più lunghe». Vengono poi citati i punti di vista di alcuni spettatori. Jean-Michel ha detto: «Questo film va oltre la portata di un semplice documentario: è un vero e proprio viaggio interiore, un incontro con l'amore vivente del cuore di Gesù». E ancora, Raphaël: «Dopo questo film, ti prendi davvero il tempo per riflettere, e ti rendi conto di quanto sia ricca, varia e potente la nostra religione». Su AlloCiné, il film vanta un punteggio di 4.1 su 5. «Le persone ne escono profondamente commosse. Penso che siano particolarmente toccate dalle testimonianze. Abbiamo ricevuto molti messaggi di ringraziamento, da credenti e non credenti, cristiani e non cristiani allo stesso modo. Tutti bramano l'amore, e questo è il messaggio del film», spiega la co-regista Sabrina Gunnell.
Nota di BastaBugie: Manuela Antonacci nell'articolo seguente dal titolo "Francia, il film sul Sacro Cuore in lizza per i Premi Cesàr" parla di quanto sono rimasti stupiti e sorpresi i due registi della pellicola-rivelazione.
Ecco l'articolo completo pubblicato sul Sito del Timone il 13 gennaio 2026:
Continua a stupire la vicenda legata al film Sacré-Cœur che, dopo aver fatto il boom al botteghino, in Francia, con 400.000 spettatori, ora è nella lista ufficiale delle opere eleggibili per i Premi César 2026. Ricordiamo che la proiezione del film che si concentra sulle apparizioni del Sacro Cuore di Gesù a santa Margherita Maria Alacoque, era stata bloccata dal sindaco di Marsiglia, per poi venire ripristinata per ordine di un giudice. La pellicola vuol essere un modo concreto e bello per celebrare il 350° anniversario delle apparizioni, avvenute tra il 1673 e il 1675 a Paray-le-Monial, nella regione francese della Borgogna. I registi, Steven e Sabrina Gunnell, hanno deciso di produrre il film dopo aver visitato il santuario in Borgogna.
La sua proiezione, come dicevamo, ha superato ogni aspettativa, con code davanti ai cinema. E' un successo sorprendente anche perché, essendo una "produzione a basso budget", sembrava essere destinata a un pubblico di nicchia. Il fatto poi che il film è in nomination per i César è un dato particolarmente significativo perché segna l'ingresso di un film esplicitamente ispirato alla fede cristiana nell'ambito istituzionale del cinema francese. Contattati telefonicamente, i due registi Steven e Sabrina Gunnell hanno espresso il loro stupore per questa notizia: «Sì, siamo molto sorpresi! Anche se "idoneo" non significa "vincitore", per noi è comunque qualcosa di importante, il fatto che il film sia presente sul sito dei Premi César» affermano, spiegando sia la loro cautela sia il significato simbolico di questa visibilità. Il film è ora inserito tra le opere che saranno passate in esame dai membri dell'Accademia.
Sebbene il premio non implica alcun riconoscimento artistico, tuttavia certifica il fatto che la pellicola soddisfa i criteri che gli permettono di entrare nel processo ufficiale di selezione. Per comprendere il significato simbolico di questa presenza, è necessario capire cosa rappresentano i Premi César nel panorama culturale francese. L'Accademia di Arti e Tecniche Cinematografiche è stata creata nel 1975 su iniziativa di Georges Cravenne, riunisce professionisti e personalità del settore cinematografico, con l'obiettivo di mettere in luce la natura profondamente collettiva della creazione cinematografica mettendo in risalto tutte le professioni che contribuiscono alla realizzazione di un film. Per garantirne la gestione, Georges Cravenne fondò un'associazione ai sensi della legge del 1901, l'Associazione per la Promozione del Cinema che riunisce i francesi che hanno ricevuto un Oscar e diverse personalità dell'industria cinematografica.
Il trofeo assegnato ogni anno, il "César", è una riproduzione personalizzata dell'opera creata da uno amico di Georges Cravenne, lo scultore César, da cui il premio prende il nome. Alto circa trenta centimetri e con un peso di quasi 3,7 chilogrammi, è l'equivalente degli Oscar francesi. Il film concorre in diverse categorie, tra cui Miglior Film, Primo Film, Documentario, Regista, Sceneggiatura, Fotografia e Musica. Come affermano i due registi Steven e Sabrina Gunnel, che venga premiato o meno durante la cerimonia, conta relativamente poco. La cosa più importante è la sua stessa presenza e l'aver permesso che un film del genere che rischiava di essere relegato nella nicchia di un contesto culturale, ristretto, riservato esclusivamente alla religione, appare ora sul sito dell'Accademia César e come un segno inaspettato o meglio, dovremmo dire come "segno di contraddizione".
25 NOV 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8359
MEL GIBSON HA INIZIATO LE RIPRESE PER IL SEGUITO DELLA PASSIONE di Federica Di Vito
Ci siamo. La scorsa settimana sono iniziate presso gli studi di Cinecittà le riprese dell'attesissimo The Resurrection, regia di Mel Gibson sotto la produzione di Icon Productions e Lionsgate come partner distributore. C'è una novità inattesa: Jim Caviezel, che ha interpretato il ruolo di Gesù in The Passion, sarà sostituito dall'attore finlandese Jaakko Ohtonen. L'attore, 36 anni, è noto per aver interpretato il guerriero danese Wolland nella quinta stagione della serie Netflix The Last Kingdom, così come per le sue apparizioni in Vikings: Valhalla o in produzioni finlandesi come All the Sins. Secondo quanto annunciato nei mesi scorsi dal magazine statunitense Variety, Mel Gibson non farà il suo ritorno in Italia solo a Roma, ma le riprese riguarderanno anche Matera e altre località della Puglia.
Le novità non riguardano solo il personaggio di Gesù. Gibson infatti ha deciso di cambiare totalmente il cast rispetto al primo film. Stando sempre a quanto riferito da Variety, la ragione risiederebbe nella collocazione temporale del film, ovvero tre giorni dopo la fine del primo: se non avesse cambiato gli attori sarebbe dovuto ricorrere alla CGI (ovvero la grafica computerizzata che crea scene, personaggi e immagini in 2D o 3D) per ringiovanire gli attori, e questo avrebbe richiesto costi molto elevati.
Maria Maddalena, che in The Passion era interpretata da Monica Bellucci, sarà Mariela Garriga (Muori di lei, Gli uomini d'oro, Mission impossibile: Dead Reckoning). Al posto di Maia Morgenstern nel ruolo della Madonna ci sarà Kasia Smutniak, mentre Pietro vedrà l'interpretazione di Pier Luigi Pasino (La legge di Lidia Poet). Ponzio Pilato sarà interpretato da Riccardo Scamarcio e ci sarà anche Rupert Everett in un ruolo non ancora specificato.
Le date di uscita previste sono: per la prima parte il Venerdì Santo, 26 marzo 2027, e il giorno dell'Ascensione, 6 maggio 2027, per la seconda. La scelta di queste date è voluta - come per il primo film - in modo da collegare le uscite con il calendario liturgico cristiano.
16 SET 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8291
UNICORNI: FILM GENDER PER BAMBINI FINANZIATO DALLA REGIONE LAZIO
Cento minuti di film, ovvero cento minuti di luoghi comuni a favore dell'ideologia gender, con qualche parentesi per mettere in ridicolo (non parlate di satira, quella è un'altra cosa) la prospettiva di chi non si allinea con la propaganda LGBT. Grandi "lezioni" a favore dell'identità di genere - soprattutto per i bambini - delle relazioni aperte e fugaci, della carriera alias nelle scuole e della necessità di assecondare l'identità che i figli "sentono" o in cui si "auto-percepiscono". È una prima, veloce ma esaustiva descrizione del film "Unicorni", che vede protagonista un bambino di nove anni che si sente più femmina che maschio e si vuole vestire da bambina. La pellicola si è addirittura meritata l'apertura del Giffoni Film Festival lo scorso 17 luglio (storica rassegna cinematografica dedicata a bambini e adolescenti), e Pro Vita & Famiglia è andata (sigh!) a vederla al cinema per poter mettere in guardia i genitori da una propaganda - quella gender - che si fa martellante soprattutto con l'avvicinarsi, tra qualche giorno, dell'inizio del nuovo anno scolastico.
Il film racconta la storia di Lucio (Edoardo Pesce), un conduttore radiofonico dallo spirito progressista, e di sua moglie Elena (Valentina Lodovini), con cui condivide una famiglia "allargata", poiché ha una figlia con la sua prima moglie e un figlio con Elena, Blu, bimbo di nove anni che ama vestirsi da bambina, ma solo all'interno delle mura domestiche, dove si sente al sicuro. Il punto di svolta arriva quando Blu, in vista della recita scolastica, esprime il desiderio di interpretare la Sirenetta, indossando un costume femminile in pubblico. Questa richiesta inaspettata scuote gli equilibri familiari. I due genitori entrano così in contatto con un gruppo di supporto chiamato "Genitori Unicorni", formato da famiglie che vivono situazioni simili e guidato da una "psicologa di genere" (Michela Andreozzi, che è anche regista del film). In questo contesto Lucio si scopre meno "progressista" di quanto egli stesso credeva, poiché non riesce inizialmente ad accettare che il figlio voglia vestirsi da bambina e non si senta davvero maschio. Elena, dal canto suo, viene dipinta come una mamma "aperta" e decisa a accontentare il figlio in ogni sua richiesta.
TUTTI I RIFERIMENTI AL GENDER E AI TEMI LGBT
Nel contesto di questa trama - già di per sé impregnata di temi gender - si innestano tantissimi piccoli e grandi (a volte palesi ed espliciti) riferimenti all'Agenda Lgbtqia+. Una narrazione arcobaleno che rende a nostro avviso il film totalmente inadatto ai bambini. Tanto che, sulla pagina ufficiale di una delle case produttrici, la Vision Distribution, la pellicola presenta insieme al bollino verde (con scritto 6+ e la sigla del Ministero della Cultura) il bollino rosso con scritto "sex", visti i dialoghi sui temi sessuali presenti nel film. Ma andiamo con ordine e snoccioliamo tutti i dettagli che rendono il film così ideologico. Innanzitutto, come abbiamo già detto, il leitmotiv è l'ideologia secondo la quale i bambini devono essere liberi di sentirsi e "auto-percepirsi" senza alcun limite. Blu, che ha una sorella, la chiama invece «sorello» e viene da lei chiamato «fratella», mentre la stessa dichiara a gran voce che «la monogamia è figlia del patriarcato».
In particolare, poi, in una lunga scena di dialogo tra la "psicologa di genere" e il gruppo dei genitori, vengono elencati e spiegati tutti i termini della propaganda Lgbt: transgender, cisgender, identità di genere, disforia di genere, eterosessualità, omosessualità, bisessualità e addirittura l'espressione di genere, ovvero come le persone "si manifestano e si vestono" al di là della propria identità o sessualità. Si parla inoltre di una ragazza che assume il nome di "Andrea" e per la quale i genitori avevano preso in considerazione di adottare una terapia per ritardare la pubertà, in questo caso il ciclo, ma non avendo poi autorizzato tale terapia (viene sottolineato che serve l'autorizzazione dei genitori) nel film si evidenzia come sia uno shock per l'adolescente veder crescere il proprio corpo ma "non sentirlo suo".
RAFFIGURAZIONE RIDICOLA
Tra i genitori che si confidano c'è chi dice che il figlio «ha fatto domanda per la carriera alias ma la preside ci ha dichiarato guerra» oppure chi si presenta come «una coppia di genitori di un figlio Amab (assigned male at birth), ovvero assegnato maschio alla nascita». L'apoteosi sembra arrivare quando la psicologa spiega che la varianza di genere, ovvero il fatto di assumere comportamenti considerati inadatti agli stereotipi, si può manifestare anche prima dei 3 anni.
L'unica voce fuori dal coro, la madre di Andrea, che sottolinea come lei «a 13 anni non sapeva neanche scegliere il liceo, figuriamoci» decisioni di tale portata, alla fine del film finisce per lasciare il marito e dunque viene raffigurata ed etichettata come colei che non ha accettato la volontà del figlio, come il membro della coppia che fa la scelta sbagliata, retrograda.
E proprio qui si innesta un altro aspetto della narrazione, seppur non in primo piano, ovvero quello della raffigurazione ridicola, comica, grottesca e cosiddetta "medievale" di chi la pensa diversamente, raffigurato come di destra, conservatore e tradizionalista. Le coppie - inizialmente anche quella protagonista - dove uno dei due genitori non accetta ciò che i figli "sentono di essere" finiscono per litigare, per andare in crisi o addirittura lasciarsi, con la ragione che viene data sempre e solamente a chi accontenta i bambini. A tal punto che in un determinato momento il piccolo protagonista sembra voler tornare indietro su ciò che pensa di se stesso dichiarando che lo fa «per non far divorziare» i propri genitori. Addirittura anche il figlio di un personaggio non allineato agli schermi Lgbt viene a sua volta narrato come un bullo, come lo specchio - in miniatura - di ciò che è il padre. Viene, a conclusione del film, persino "discriminato" rispetto al protagonista Blu, poiché dopo una lite tra i due entrambi vengono sospesi da scuola e perciò non possono partecipare alla recita, ma alla fine il protagonista riesce in qualche modo a cavarsela, mentre l'altro rimane fuori dalla recita, seduto tra il pubblico degli adulti, escluso dagli altri bambini.
FRECCIATINA AL MONDO CATTOLICO
Come se tutto ciò non fosse sufficiente, nel film c'è spazio anche per qualche sottile - ma neanche troppo velata - frecciatina al mondo cattolico. Un'imprenditrice di chiaro stampo conservatore e cattolico (si accenna anche a Papa Wojtyła) litiga con Lucio e, quando quest'ultimo se ne va, si sente affermare «vabbè pazienza, tanto non era neanche battezzato». Ancora, in un'altra scena i protagonisti rimangono imbottigliati nel traffico di Roma a causa di un pullman in sosta. La spiegazione è, in pochi secondi, un cocktail di luoghi comuni: «ci mancavano solo i turisti del Giubileo, che so tutti vecchi e centenari». Una spruzzata di anticattolicesimo non si nega mai.
Se dovessero restare interrogativi sulla portata ideologica del film, ogni dubbio viene fugato dalla stessa regista del film, Michela Andreozzi, autrice di un autogol clamoroso sui social. Rispondendo a una video-recensione critica sulla faziosità ideologica del film, la Andreozzi ha "chiarito" di essersi consultata con un'associazione che si occupa del tema a "360 gradi": GenderLens, un collettivo, si legge sul loro stesso sito, di «genitori, attivistә trans e alleatә» che sostiene l'esistenza di "bambini trans", si batte per portare la Carriera Alias nelle scuole italiane e che, nel settembre 2024, organizzò il laboratorio per "Bambin* trans e gender creative" - rivolto a minori dai 5 ai 14 anni - all'Università di Roma Tre.
Come tantissimi altri film anche "Unicorni" ha fatto richiesta e ha potuto avere accesso a finanziamenti pubblici. In particolare, la Commissione Tecnica di Valutazione istituita dalla Regione Lazio per il bando Lazio Cinema International - Prima finestra 2024 lo ha valutato idoneo alla richiesta di fondi e sui 357.000 euro richiesti ne ha percepiti ben 310.000. A fronte di questi finanziamenti, però, l'altra faccia della medaglia sembra raccontare un flop al botteghino, poiché secondo i dati più aggiornati (a fine agosto) reperibili sul portale specializzato Box Office Mojo, gli incassi totali stimati del film ammonterebbero a 140.000 dollari, equivalenti a poco più di 130.000 euro.
12 AGO 2025 · TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8260
IL NUOVO FILM DEI FANTASTICI QUATTRO, UN INNO PROLIFE DI SUCCESSO di Fabio Piemonte
L'industria cinematografica italiana e internazionale - in special modo hollywoodiana ma non solo - usa ormai principalmente il linguaggio artistico quale grimaldello del 'politicamente corretto', costruendo narrazioni per adulti e bambini allo scopo di favorire l'accoglienza dei temi cari all'ideologia di genere e alla cultura woke. Eppure è arrivato da poco anche nelle sale italiane un film inaspettatamente prolife, con tante sottolineature positive sulla bellezza della maternità e l'esigenza di prendersi cura e custodire la vita di un figlio sin dal grembo materno. Si tratta de "I Fantastici Quattro: Gli inizi" - ulteriore rielaborazione creativa intorno alla genesi della celebre squadra di supereroi - che, tra l'altro, si preannuncia il film Marvel con il più alto incasso dell'anno, con buona pace delle rivisitazioni in chiave woke di molti altri film (si pensi alla Disney tanto per fare un esempio) che invece sono quasi sempre stati un flop.
Ma andiamo con ordine. I Fantastici Quattro è una squadra di supereroi consolidata, composta da Reed Richards, Sue Storm, Johnny Storm e Ben Grimm. L'intero film - non vogliamo fare troppo spoiler - ruota intorno alla gravidanza inaspettata di Sue, alla gioia per aspettare un figlio e alla paura che il futuro figlio della coppia di supereroi possa essere messo in pericolo dal villain di turno - Shalla Bal, un araldo di Galactus - e dunque per questo i Fantastici 4 fanno di tutto per salvare la vita, fin dal grembo materno e anche dopo la nascita, del piccolo Franklin.
GRAVIDANZA, MATERNITÀ E TUTELA DEL NASCITURO
Sin dal concepimento nel grembo della mamma c'è un essere umano che cresce e si sviluppa gradualmente, in modo coordinato e autonomo. Questa verità scientifica di un'incredibile bellezza è quanto Sue cerca di mostrare al marito Reed. Tanto che Sue - che ha il potere dell'invisibilità - rende invisibile la sua pancia, affinché Reed possa vedere il loro figlio nel grembo. Una vera e propria "ecografia" da supereroi potremmo dire. Inoltre tutti i Fantastici Quattro si dichiarano pronti a sacrificarsi in prima persona per il piccolo Franklin oltre che premurarsi, chiaramente - in quanto veri supereroi - anche di difendere l'incolumità fisica degli abitanti della terra durante i violenti scontri con Galactus. Lo stesso villain addirittura "scansiona" la pancia di Sue per vedere suo figlio in grembo e capirne i superpoteri che anche il piccolo avrà una volta nato. Da qui la tragica promessa di fare di tutto pur di ucciderlo e tentare di farlo sia prima che dopo il parto. Il pregio principale del film, dunque, è sicuramente quello di mettere in luce la bellezza intrinseca della maternità e la forza del legame viscerale tra madre e figlio, che sospinge anche a gesti eroici, quale la disponibilità a offrire la propria vita per lui.
L'attrice è davvero incinta: «Il ruolo mi ha fatto capire cosa significa essere mamma». «È stato molto utile sapere che il film trattava della rabbia e dell'amore di una madre. Volevo che fosse più primordiale piuttosto che semplicemente: "Sto cercando di sconfiggere questo nemico per tutti". Era più come: "Sto lottando per salvare mio figlio". Volevo attingere alla ferocia del femminile, pur sapendo che Sue incarna anche una femminilità molto delicata». Con queste parole l'interprete di Sue Storm, l'attrice britannica Vanessa Kirby - attualmente davvero incinta nella vita reale -, ha sottolineato in un'intervista come tale ruolo l'abbia anche aiutata a capire il significato della maternità. «La maternità è questo: non è una cosa passiva. Per partorire devi essere completamente, totalmente feroce. Sono così felice di provare tali emozioni. È così toccante per me ed è tutto ciò che avrei potuto sperare per lei. Le madri sono delle vere e proprie guerriere, delle supereroine di tutti i giorni. Lo sappiamo tutte, perché tutte noi proveniamo da una stessa famiglia», ha aggiunto ancora l'attrice, sottolineando nello stesso tempo come «a volte le donne d'azione possano sembrare invincibili. Non ne vediamo il lato più tenero».
BOOM AL BOTTEGHINO: UN CASO?
Nelle parole della Kirby emerge dunque una verità chiara, al di là di ogni ideologia 'politicamente corretta': la maternità non è qualcosa da evitare alla stregua di una 'malattia' o da considerare come qualcosa che indebolisce le donne o che le priva di successo, carriera, divertimento, vita mondana. Al contrario, da tale esperienza trasformante, le madri riescono a scoprire capacità, talenti ed energie che neanche pensavano di avere, sorprendendosi di riuscire a realizzare grandi cose proprio mentre crescono i loro figli.
Oltre a questi aspetti pro life e relativi alla trama, il film ha già sbancato il botteghino, incassando oltre 200 milioni di tutto il mondo (solo finora) e diventando così il film Marvel con il più alto incasso quest'anno, oltre ad aver ricevuto entusiastiche recensioni sia dalla critica cinematrografica che dal pubblico. Un caso? Beh, probabilmente il grande successo de "I Fantastici Quattro: Gli inizi" non sarà dovuto principalmente o comunque non esclusivamente ai suoi temi pro life e pro family, ma certamente balza agli occhi l'altrettanto grande differenza - guarda caso - tra questo film e i tanti "politicamente corretti" e proni all'ideologia woke e Lgbt che invece sono spesso stati dei flop giganteschi.
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