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30 LUG 2026 · Jaele Fo è un'attrice. È la figlia di Eleonora (Albanese) - la mamma artista - e di Jacopo Fo, figlio di Dario, di cui il 13 ottobre ricorreranno i dieci anni dalla morte, e nipote di Franca Rame. Un'attrice non per vocazione. Quella è arrivata dopo.
Jaele Fo si racconta
«Io volevo trovare una mia identità - racconta al settimanale F - ero ribelle e mi ero rotta di essere sempre associata alla mia famiglia, cui comunque sono legatissima. Così ho studiato economia al liceo, mi sono laureata in Comunicazione. Dopo, visto che il dream gap fa sì che agli uomini venga detto che sono intelligenti mentre le donne sono solo "belle", l’ennesima volta che mi sono sentita ripetere che ero carina e potevo fare la modella mi sono convinta, e mi sono data alla moda. In seguito mi hanno proposto di provare a recitare, e ho scoperto che mi piaceva molto, mi permetteva di esprimermi, trasmettere messaggi...».
Ora ama il cinema e non ancora il teatro. «Il teatro mi dà ansia, e mi annoiano le repliche, ti devi rimettere nelle stesse emozioni, rivivere da capo la stessa cosa: per me è un inferno». Ma a un testo di sua nonna Franca Rame non poteva dire di no. «Ho portato in scena Una donna sola». Ma non era la prima volta a dire il vero. «Tempo fa avevo recitato con Lucia Vasini, in occasione di una festa della donna, un pezzo della Nascita di Eva, che fa parte di Mistero buio - Parti femminili».
Il rapporto con la nonna
Il rapporto con lei? A F racconta che «mi ha insegnato a recitare il suo brano Il risveglio, così sarei stata capace se un giorno avessi voluto farlo. Ma io ero ben lontana dal pensarci. Per il resto, era semplicemente mia nonna». Una nonna al comando. «Era una donna tosta, da cui prenderò sempre esempio. Io credo che senza mia nonna il nonno avrebbe fatto metà delle cose. Erano entrambi politicizzati, lui ha scritto testi satirici fortissimi, ma lei era la parte militante, quella che si batteva. Mi ricordo quando la nonna sosteneva le operaie in sciopero di una fabbrica di bicchieri, e a fine spettacolo obbligava gli spettatori a comprare almeno una confezione». Con i nonni passava le estati a Cesenatico, poi in Umbria dove suo padre creò la Libera Università di Alcatraz. «Crescere lì è stato bello, un ambiente molto diverso dal mondo che poi ti aspetta fuori: un luogo tranquillo, inclusivo. C’era il desiderio di fare comunità, stare insieme, e io ero la figlia di tutti. Poi, quando sono andata a scuola ero la bambina un po’ strana...». Ma non rinnega niente.
L'amore
A F dice di non essere fidanzata. E di non volere una storia come quella dei suoi nonni: «Come quella in cui Franca ha lasciato Dario in diretta da Raffaella Carrà? No, grazie».
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29 LUG 2026 · Lo sblocco del tabù nucleare
Siamo solo all'inizio ma per l'Italia si tratta di un passaggio storico: fino al 2021 il nucleare era praticamente innominabile, mentre oggi il tema è tornato centrale nel dibattito pubblico. La crisi energetica scoppiata con la guerra in Ucraina ha rotto i vecchi tabù, grazie anche ai progressi tecnologici che hanno rivoluzionato il settore.
Il focus ora è tutto sui mini-reattori modulari, assemblabili come un puzzle direttamente sul sito d’installazione, sia per alimentare Data center legati all’Intelligenza artificiale sia impianti industriali ad alto consumo. Questi impianti occupano poco spazio, circa quanto due tir.
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha sottolineato i vantaggi di queste nuove tecnologie: «Il nucleare è una scelta energetica, ma anche ambientale e paesaggistica», ha dichiarato durante l’approvazione della legge delega alla Camera.
Mini-reattori e mix energetico
Pichetto Fratin ha fornito dati chiari: «Un piccolo reattore modulare da 300 Megawatt occupa 3 campi di calcio, mentre per avere la stessa produzione ci vogliono 3.000 campi di calcio di pannelli fotovoltaici». Attenzione però: questa non deve essere vista come un’alternativa alle rinnovabili, ma come un’integrazione fondamentale. Lo stesso ministro precisa: «Dobbiamo integrare le rinnovabili con il nucleare e l'idrogeno, non sostituirle».
La strada tracciata dal governo punta a un mix che consenta di gestire la crescita della domanda energetica, soprattutto per l’industria e i servizi digitali. Secondo Pichetto, «tutti gli esperti prevedono un’esplosione della domanda per i data center e l’industria».
I tempi e gli scenari futuri
L’accelerazione sulla cornice giuridica potrebbe far arrivare i primi reattori dopo il 2030. Tuttavia, i tempi reali restano un’incognita: si parla di scenari che vanno dai 4-5 anni ai primi impianti solo dopo il 2034-2035. Il ministro avverte: «Non possiamo sapere se tra qualche anno ci sarà una tecnologia più conveniente di quelle oggi in fase sperimentale. Vedremo».
Le generazioni di reattori
La transizione verso il nucleare di nuova generazione segna una netta discontinuità rispetto alle grandi centrali chiuse negli anni ‘80. Il governo esclude il ritorno a centrali tradizionali, favorendo invece i piccoli reattori modulari di terza e quarta generazione.
Le diatribe riguardano le diverse tecnologie: dai reattori di terza generazione recente (come Flamanville in Francia e Okiluoto in Finlandia), costosi e potenti, agli SMR (Small Modular Reactor) che producono dai 100 ai 400 Megawatt e possono essere installati in serie. Attualmente alcuni prototipi sono in Cina, Russia e uno in Canada.
Più innovativi ancora gli AMR (Advanced Modular Reactor) raffreddati a piombo liquido o altri materiali. Questi bruciano uranio e plutonio esausto, riducendo le scorie, ma sono ancora in fase di progettazione. La società Newcleo punta sul primo prototipo per il 2032.
La sfida della fusione e le alleanze industriali
La frontiera resta la fusione nucleare, prendere energia dall’idrogeno come nel Sole. Su questa tecnologia l’Italia è impegnata a vari livelli, dal progetto Iter in Francia alla joint venture Nuclitalia (Enel, Ansaldo Energia e Leonardo), fino alle collaborazioni internazionali con Eni e il Mit di Boston.
L’intero approccio vuole essere pragmatico, senza ideologie: il dossier nucleare va valutato su costi, tempi e filiere produttive, considerando tutte le opzioni prima di scegliere la strada definitiva.
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29 LUG 2026 · Problemi di demografia anche per la Cina? Sì, la popolazione cinese sta cominciando a diminuire. Dopo decenni in cui è stata imposta dall'alto la politica del figlio unico, ora si vuole incoraggiare la la popolazione a fare più figli. La Cina, infatti, è entrata in un' "era di crescita demografica negativa", dopo che i dati hanno rivelato un calo storico del numero di persone per la prima volta dal 1961.
Il Paese contava 1,41175 miliardi di persone alla fine del 2022, rispetto agli 1,41260 miliardi dell'anno precedente, ha dichiarato martedì l'Ufficio nazionale di statistica, con un calo di 850.000 unità. Questo dato segna l'inizio di quello che si prevede sarà un lungo periodo di declino demografico, nonostante i grandi sforzi del governo per invertire la tendenza.
l'incombente crisi demografica causata dall'invecchiamento della popolazione
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Da diversi anni il governo cinese sta cercando di incoraggiare le persone ad avere più figli e di evitare l'incombente crisi demografica causata dall'invecchiamento della popolazione. Hanno puntato su politiche per la natalità, su incentivi, sussidi e agevolazioni fiscali. In alcune province esistono pagamenti in denaro ai genitori che decidono di avere il secondo o terzo figlio. La scorsa settimana la città di Shenzhen ha annunciato incentivi finanziari che si traducono in un totale di 37.500 yuan (5.550 dollari) per una famiglia con tre figli.
In una conferenza stampa tenutasi martedì, Kang Yi, capo dell'Ufficio nazionale di statistica, ha dichiarato che l'offerta di lavoro complessiva della Cina è ancora superiore alla domanda e che la popolazione non dovrebbe preoccuparsi del calo demografico.
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Il tasso di natalità dello scorso anno è stato di 6,77 nascite per 1.000 persone, in calo rispetto al tasso di 7,52 nascite del 2021, segnando il tasso di natalità più basso mai registrato. In numeri reali, nel 2022 sono state registrate più di un milione di nascite in meno rispetto al totale di 10,62 milioni dell'anno precedente.
Il Paese ha registrato anche il tasso di mortalità più alto dal 1976, con 7,37 decessi ogni 1.000 persone, rispetto ai 7,18 del 2021.
Cai Fang, vicepresidente del Comitato per l'agricoltura e gli affari rurali dell'Assemblea nazionale del popolo, ha affermato che le politiche sociali cinesi devono essere adeguate, anche per quanto riguarda l'assistenza agli anziani e le pensioni, voce che peserà sempre di più sul bilancio dello Stato e che avrà un impatto sulla crescita economica della Cina.
L'economia cinese si è espansa di appena il 3% nel 2022, molto al di sotto dell'obiettivo del governo, segnando una delle peggiori performance in quasi mezzo secolo. La crescita ha risentito pesantemente delle politiche zero Covid e della storica flessione del mercato immobiliare. «L'economia interna cinese ha subito choc inaspettati nel 2022, tra cui l'epidemia di Covid e le ondate di caldo estremo», ha dichiarato Kang Yi.
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28 LUG 2026 · Che spreco di energia politica e reale sono stati i quarant'anni di no al nucleare che hanno contraddistinto l'Italia, segnandola negativamente rispetto ad altri Paesi europei. Il referendum del 1987, seguito al disastro di Cernobyl e influenzato dalla paura collettiva, ha generato un danno grave e duraturo. L'Italia avrebbe oggi un volto diverso, forse sarebbe leader, se non avesse distrutto il proprio patrimonio nucleare, già avanzato nella ricerca scientifica e nella tecnologia.
Ideologia e innovazione
Emanciparsi oggi dai niet ideologici non è solo segno d'innovazione, ma anche un passo per rendersi meno vulnerabili ai choc energetici globali. Ascoltare gli scienziati, più che le mode politiche o i social, rivela una verità: il nucleare di nuova generazione è centrale fra le fonti energetiche e restare indietro significherebbe abbracciare un conservatorismo anti-sviluppista. I dati dimostrano progressi enormi nella sicurezza e nella pulizia delle tecnologie nucleari.
Non sono più tempi in cui un governo, come il Goria nel 1988, crollava per dispute sul destino delle centrali. Oggi la svolta è stata segnata dal sì espresso dal Parlamento: «Siamo in un altro millennio, ce ne siamo accorti?». Il referendum del 2011 ha ripetuto il "no grazie", riproponendo lo schema di Giorgio Gaber su energia "di sinistra" e "di destra". Ma queste divisioni sono ormai superate.
Il nucleare di quarta generazione, più sicuro e con minori emissioni, rappresenta il nuovo traguardo. Anche la questione delle scorie sta trovando soluzioni innovative.
La svolta
Dire sì al nucleare, nonostante anni di predicazioni ideologiche, significa riconoscere e risarcire le eccellenze italiane in campo scientifico. Negli anni '60, l’Italia era terza al mondo per produzione di energia nucleare. Oggi, riaprire la ricerca equivale a un nuovo inizio, senza esclusione delle altre fonti energetiche.
Il nucleare manca in Italia da quasi 40 anni. Il 25 ottobre 1986 si spegneva la centrale di Caorso, ultimo dei cinque impianti nazionali che coprivano il 4-5% del fabbisogno elettrico. Già allora l’Italia pagava più caro il proprio fabbisogno, dipendente dalle importazioni di combustibili fossili.
Gli effetti delle scelte
Il referendum del 1987 è stata una vera mazzata: autoesclusione dall’innovazione e costi energetici raddoppiati rispetto ad altri Paesi.
La guerra e le conseguenze attuali
Oggi, in una fase segnata dalla guerra in Ucraina dal 2022 e dal conflitto tra Stati Uniti e Iran nel 2026, con il blocco dello Stretto di Hormuz, l'Italia se avesse energia nucleare come la Francia avrebbe risparmiato 72,5 miliardi di euro, ovvero 14,5 miliardi all’anno: quasi quanto l’ultima manovra di bilancio.
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27 LUG 2026 · A scatenare un tumore delle ossa ancora poso curabile, l'osteosarcoma, è l'assenza o l'alterazione della proteina chiamata Profilina. Lo ha scoperto una ricerca condotta in Italia che ora aprirà la strada a futuri farmaci contro questa malattia. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Communications Biology...
Osteosarcoma cosa è
L'osteosarcoma è un tumore osseo che colpisce prevalentemente bambini e adolescenti e persone adulte che hanno la malattia ossea di Paget, caratterizzata da una generazione di nuove cellule ossee più veloce del normale e che provoca ossa più fragili, dolore, deformità e fratture.
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La scoperta aiuterà a individuare il tumore
La profilina è una proteina che permette «una corretta ripartizione dei cromosomi tra le due cellule figlie durante la divisione cellulare». La sua alterazione segnala dunque la presenza del tumore.
«Mediante tecniche di sequenziamento di ultima generazione abbiamo identificato una mutazione genetica nel gene PFN1, responsabile di una forma molto severa della malattia ossea di Paget che determina anche l'insorgenza di osteosarcoma nelle ossa colpite», dice la prima autrice dell'articolo, Federica Scotto di Carlo.
Quando compare la mutazione le cellule non riescono più a dividersi in modo corretto e in questo modo, una divisione dopo l'altra, ogni cellula finisce per avere alterazioni cromosomiche, diverse da quelle di tutte le altre cellule, che possono andare dalla perdita di frammenti di cromosomi a quella di interi cromosomi. Avere compreso questo meccanismo è importante, osservano i ricercatori, perché si può tentare di sviluppare un approccio terapeutico basato sulla cosiddetta "letalità sintetica", ossia la presenza di mutazioni in due geni diversi che, insieme, provocano la morte cellulare.
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Colpire le cellule malate
«Utilizzando questo approccio, più che correggere il difetto genetico nel gene PFN1, vogliamo rendere ancora più vulnerabile la cellula cancerosa», rileva Gianfrancesco. «Se la mancanza di Profilina 1 genera una cellula alterata, individuando e alterando un gene per una seconda proteina implicata, possiamo indurre nella cellula la cosiddetta morte cellulare programmata o apoptosi», conclude.
In questo modo, sfruttando le differenze genetiche fra le cellule tumorali e le cellule sane, si potrebbero colpire in maniera mirata soltanto quelle malate, risparmiando le altre.
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20 APR 2026 · Le Lezioni: #5 - La Brexit (podcast)
16 APR 2026 · Podcast: 54 Giorni – Il Caso Moro
Rivivi i momenti che hanno segnato la Repubblica Italiana a partire dal drammatico 16 marzo 1978. Dalle prime pagine de Il Messaggero, che titolava «Caccia ai rapitori di Moro» all’indomani dell’eccidio della scorta in via Fani, questo podcast ripercorre la prigionia dello statista, il dibattito sulla "linea della fermezza" e il tragico ritrovamento del corpo in via Caetani il 9 maggio. Un viaggio sonoro tra le fonti originali di un evento che ha cambiato per sempre il volto del Paese.
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