28 OTT 2026 · All’emiro del Qatar, a Jeff Bezos. Per realizzare lo stadio, per far decollare un business model confinato alle dimensioni “artigianali”. Su 22 anni di presidenza De Laurentiis, oltre la metà sono stati accompagnati da voci, rumor e letteratura, a volte, su fantomatiche trattative per la cessione del club. Oggi che, invece, il 77enne Aurelio ha veramente aperto alla possibilità di vendere il Napoli, chi ha desiderato, anzi sognato, un Napoli senza di lui tocca il cielo con un dito. Penserà di aver avuto sempre ragione. Penserà di aver finalmente raggiunto l’obiettivo tanto agognato.
Non è così facile, non sarà così rapido. Perché come osserviamo nell’ultima puntata di Antifútbol, il podcast https://open.spotify.com/show/62bIVcEAy8aNm97lt6QRjV realizza per il Napolista, un‘operazione di merger & acquisition innanzitutto richiede tempi tecnici non proprio snelli. De Laurentiis ha detto di porsi un orizzonte temporale di 5 anni: non è detto che siano tanti, ma potrebbero essere 2 o 3. Sarà ancora su di lui, insomma, la responsabilità di guidare la squadra fuori dall’attuale pantano.
E, poi, perché non solo un cambio di proprietà resta un salto nel buio dagli esiti non scontati (basta guardare la Roma per capire di cosa parliamo). Ma perché a seconda del profilo di acquirente che avrà la meglio, un fondo internazionale come quello di Matt Rizzetta o un partner industriale come la famiglia Aponte, ne verrà una configurazione diversa della società calcio Napoli futura. Aurelio ha lasciato intendere di gradire una soluzione come quella che i Percassi hanno trovato con la cordata statunitense di Stephen Pagliuca. Detto in altri termini, alla fine della vicenda la famiglia De Laurentiis potrebbe rimanere in società con incarichi e pacchetti azionari.
Per le musiche si ringraziano gli O’Funk’Illo (Yo lo coloco) e Marco Crimaldi.
Buon ascolto!