Dollar supremacy sunset?

16 apr 2023 · 30 min. 29 sec.
Dollar supremacy sunset?
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Dai petrodollari ai petroyuan? Prendiamo spunto dal sorprendente articolo che Giuseppe Masala ha scritto per “l’Antidiplomatico” per analizzare il distacco sempre più evidente dell’Arabia Saudita dal sistema incentrato sul dollaro, che appare come la punta dell’iceberg di quanto la divisa statunitense stia completando la parabola che ha visto in Bretton Woods l’inizio di regole concepite verso il termine della Seconda guerra mondiale da 44 nazioni facenti capo alle esigenze di Washington che raggiunse l’apice del dirompente strapotere economico-finanziario nel 1971 con l’inconvertibilità del dollaro e di seguito la creazione del petrodollaro, valuta di riferimento per gli scambi energetici (allora mondiali e ora globali), che è servito agli Usa per collegare merci, prestiti, debito… alla loro valuta, attraverso la quale indirizzare ogni investimento e scatenare conflitti per mantenere il controllo imperiale sul mondo: la finanziarizzazione della politica economica. Agli Usa si sta imponendo di smettere di pagarsi le proprie importazioni con la loro valuta (quindi creando debito pubblico americano), che finisce nelle casse degli esportatori, che finiscono con acquistare buoni del tesoro americani, comprando quello stesso debito statunitense prodotto dall’acquisto di beni da parte degli Stati Uniti.
Essere moneta di riferimento significa doverla fornire a tutto il mondo e il metodo finora ha scaricato sugli altri la richiesta di dollari in pagamento dei prodotti scambiati con quella moneta. Poi reinvestita in Usa, creando una bolla. I nemici del dollaro possono approfittare della diversificazione delle monete che derivano anche dalle sanzioni ma anche per il fatto che i soliti meccanismi per assorbire le bolle finanziarie non funzionano più (il $ ha perso il 12% del suo peso a favore di altre valute di riserva occidentali): l’aumento dei tassi della Fed non funzionano; il sistema sta implodendo anche per esaurimento del risparmio e del credito generalizzato. Cominciano a serpeggiare alternative: quella più accreditata è la creazione di una valuta di riserva nel quadro dei Brics o quella di inventare una divisa sovrannazionale tra Cina (che sta accumulando a sua volta molto debito pubblico – dal 30 al 70% del pil – in pochi anni e il renminbi finirebbe con l’innescare lo stesso processo del dollaro, se sostituisse paro paro la moneta americana) e mondo arabo gravitante nell’orbita saudita. Proprio a partire da qui abbiamo iniziato il nostro viaggio nella dedollarizzazione con Giuseppe Masala. Il processo di decentralizzazione sorge con la crisi del 2008, si può ricondurre tutto a quel flusso di dollari di ritorno che si è incrinato perché la bolla era sostanzialmente dovuta al fatto che il ritorno era finanziarizzato.
Ora si sta assistendo al connubio tra Pechino e Riyadh che può ricordare quello intercorso tra statunitensi e sauditi con l’invenzione dei petrodollari, perciò nel suo articolo Giuseppe Masala vede come già in corso il passaggio al “petroyuan”, dopo gli accordi intercorsi tra Iran e Arabia Saudita sotto l’egida cinese e dopo la sensazione da parte di Bin Salman di rischiare di venire dichiarato “canaglia” e subire la sorte degli ex alleati degli americani che potevano risultare scomodi; dunque la sicurezza innanzitutto finanziaria e poi anche quella militare suggerisce di poter contare su altri partner.
Facendo paralleli storici si possono individuare passaggi epocali che si ripropongono agli occhi di analisti attenti come Masala, il quale riconosce una situazione di tramonto dell’impero americano assimilabile agli eventi dei primi anni Venti di un secolo fa, piuttosto che a quelli che ne hanno visto l’apoteosi nei primi anni Settanta col distacco dalla parità con l’oro.
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Autore OGzero - Orizzonti geopolitici
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